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Nella terra dei conflitti di interesse (non solo quello berlusconiano) e dei sottrattori di bene pubblico (oltrechè dei simulatori di verità)..., dove lo spreco si confonde con la miseria, dove non sai mai quello che ti capita... ma ormai ci sei abituato... e se capita non ti meravigli più, dove per vincere una battaglia non occorre coraggio ma capacità economica.... abbiamo deciso (vestendo tutto il coraggio possibile) di andare contro corrente e di mettere a nudo realtà spesso soffocate dai giochi di potere in grado di pilotare l'informazione direzionandola un po' qua, un po la, ma mai dove realmente e in maniera trasparente dovrebbe andare.

La nostra esperienza nel mondo civile ci ha permesso di affrontare varie argomentazioni e documentarle con video, immagini e commenti audio.

 

In questo sito potrete rendervi conto personalmente di quanto possa essere facile "non dire" cose sconvenienti e sostituirle con frasi di eccellenza che attirano popolarità e deviano l'attenzione.

 

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Articoli

Tutti dietro la lavagna di Renzi: analisi di uno show mediatico

18.05.2015 11:10

Esiste una patologia abbastanza rischiosa per gli insegnanti, sia maestri che professori. Si chiama "narcisismo da cattedra". Il principale sintomo di tale supposta patologia, sicuramente delirante, si manifesta nel credere che ciò che si vede, si pensa e si fa sia sempre vero e giusto solo perchè si è in cattedra. Se questa sindrome in cui la fantasia s'impone sulla realtà si manifesta anche in uomini politici (ad esempio, quando si afferma di aver dato più soldi agli insegnanti con il loro contratto di lavoro mai rinnovato da anni), allora sono guai, perchè il potere di cui questi godono sugli altri è molto. E se chi ne è affetto pretende di guarire la scuola dai suoi supposti malanni senza ascoltare le ragioni del suo personale, i guai diventano guai seri. Molto. E non solo per gli insegnanti, ma per tutta la comunità. Pubblicità per pubblicità: ditegli di smettere. E ai pubblicitari che gli hanno inventato lo spot elettorale (le Regionali sono vicine) ditegli che si abbia più rispetto per la memoria di Alberto Manzi, il maestro della televisione degli anni sessanta (Non è mai troppo tardi) a cui si è evidentemente ispirato l'autore del siparietto propagandistico. Anche i pubblicitari che si occupano di marketing politico dovrebbero avere un'anima. Soprattutto se commercializzano scelte che riguardano la vita delle persone, dei più giovani in particolare. E speriamo che quando il protagonista dello spot annuncerà ulteriori tagli al personale non docente, il personale ATA (2020 posti di amministrativi sono stati già tagliati con la Legge di Stabilità), non improvvisi un siparietto con lui che interpreta il ruolo del bidello (Collaboratore Scolastico, please) che pulisce la lavagna. Qualche Collaboratore potrebbe essere tentato di utilizzarlo come cimosa.
 
FULVIO CORRIERI

SINDACALISTA SNALS

Il braccio di ferro tra politica e diritto sul blocco delle rivalutazioni pensionistiche

11.05.2015 09:16

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Comincia a sbriciolarsi il dogma del duo Monti-Fornero sul blocco della rivalutazione statistica dei trattamenti pensionistici, per effetto di una recente sentenza della Corte Costituzionale. Vediamo se e in quale misura l'altro dogma, quello dei conti pubblici vigilati da Bruxelles, che impone l'equilibrio finanziario entro il parametro convenzionale del 3% fra deficit pubblico e Pil, determinerà a suo modo il congelamento "politico" della sentenza. Al riguardo il premier Renzi non parla e manda in avanscoperta (come spesso fa) il sottosegretario montiano Zanetti che da parte sua richiama la necessità di un rimborso selettivo per fasce di reddito. Infischiandosene del deliberato erga omnes della Consulta (che inizialmente sembrava dovesse essere autoapplicativo) e richiamandosi strumentalmente al principio dell'eguaglianza sociale con quelli che la pensione retributiva non ce la potranno mai avere. Concetto ripreso in televisione dalla madrina del provvedimento e santa patrona degli esodati d'Italia, l'ex Ministro Fornero. Al riguardo ospitiamo un intervento di Raffaello Morelli (già in parte pubblicato sul quotidiano locale "Il Tirreno) e cortesemente concessoci.

 

Dopo che la sentenza 70/2015 ha sancito l'incostituzionalità del blocco deciso dal Governo Monti dell'indicizzazione delle pensioni, il sottosegretario all'Economia e segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, ha ripetutamente dichiarato, "è impensabile restituirle a tutti". Il suo Ministro Padoan è più prudente ma lascia girare tali idee. Così, la ricerca di un nuovo equilibrio economico, è diventata una questione di costume democratico. Non voler rispettare una sentenza della Corte Costituzionale è un pericolo per la convivenza libera.

Oltretutto, questa sentenza non è del tutto nuova, dato che la sentenza 316/2010 ne aveva indicato i cardini. L’argomento in dettaglio è che il governo Monti, con il blocco delle indicizzazioni ha violato le regole in quanto la norma "si limita a richiamare genericamente la contingente situazione finanziaria, senza che emerga dal disegno complessivo la necessaria prevalenza delle esigenze finanziarie sui diritti oggetto di bilanciamento; ….nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio, risultano intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, (art. 36, primo comma, Cost.) e l’adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.)".

Con ciò la Corte rende chiaro che una manovra risanatrice non può essere addossata solo ad  una parte dei cittadini, cioè alla gran massa dei pensionati. Non  mette in discussione la necessità del risanamento, evidenzia che andava fatto in conformità ai principi costituzionali di rispetto del cittadino. Il sen. Monti non lo colse all’epoca e non lo coglie oggi. Non si rende conto che tutelare il pareggio di bilancio è uno strumento del rispettare il cittadino e non qualcosa che vien prima di tale rispetto e può violarlo.

Già qui, le dichiarazioni del sottosegretario Zanetti sono fuori del seminato in tema libertà del cittadino (rispettare le regole di convivenza tra tutti i cittadini diversi è il vero motore del garantire il passare delle generazioni). Ma non contento, ha poi dichiarato ad Agorà su RaiTre che "non è giusto pensare di rimborsare tutte le pensioni” ma solo quelle al di sotto dei 5 mila euro. Con tali parole commette un altro grave errore di grammatica democratica.

La sentenza 70/2015 ha dichiarato incostituzionale la parte della legge Monti sul blocco delle indicizzazioni per il 2012 e 2013, dunque il Governo ha l’obbligo di rimborsare a tutti i pensionati, nessuno escluso, tutte le somme indebitamente trattenute fino ad oggi. Non dovrebbe esserci bisogno di ricordare ad un membro del Governo una simile ovvietà legale, che è il presupposto di ogni giustizia sociale.

Dopodiché, siccome il bilancio dello Stato dovrà far fronte a questo onere, per il futuro il Governo prenderà  provvedimenti. E al riguardo, invece di tagliare i sostegni previdenziali, è indispensabile tagliare privilegi e disfunzioni che inceppano la struttura pubblica a favore di proliferanti caste burocratiche d'ogni tipo. Il che, tra l’altro, è necessario per rimettere in moto l'Italia rendendola capace di affrontare la globalizzazione.

Piccole ministre crescono

09.05.2015 12:07

 

La sconfitta della politica (e del diritto)

06.05.2015 08:37

RIFORME A PORTE CHIUSE

Poco più che un calcio di rigore quello del prestigiatore di Rignano per imporre agli italiani una brutta legge elettorale, l'Italicum, che al di là dei numeri, comunque risicati, ingessa la dialettica parlamentare e consegna al Governo un potere di vita e di morte sugli indirizzi di politica nazionale e internazionale. Non è un caso che il dissenso, anche quello più duro, oggi si scarichi inesorabilmente nelle piazze dopo che il Movimento di Grillo ha scelto di annullarsi nell'esperienza parlamentare (con esiti talvolta grotteschi) abbandonando i presidi di società civile. Sul ruolo dei sindacati e delle tutele giuslavoristiche Grillo e Renzi parlano suppergiù la stessa lingua (il precariato fa gola e ormai i casi di scouting del Pd verso i Cinque Stelle non si contano), mentre nel crepuscolo si consuma la deriva di Forza Italia, che Berlusconi aveva impegnato sulle riforme per potere gestire al meglio, dopo i processi, la ristrutturazione di Mediaset e la vendita del Milan. Quando Renzi ha poi imposto il voto di lista alla fine dell'estate scorsa, in luogo di quello di coalizione, Berlusconi non ha fatto resistenza, anche perchè l'ascesa mediatico-populista di Salvini avrebbe comunque messo in discussione il vecchio potere coalizionale di Forza Italia su una serie di piccoli alleati ormai nell'orbita di Renzi e soprattutto sazi dell'abbassamento della soglia elettorale al 3%. Il congelamento del voto ai capilista ha fatto il resto.

"APPELLO AI CITTADINI PER LE RIFORME"

A quel punto il prestigiatore di Rignano avrebbe avuto campo libero e soprattutto buon gioco nel continuare ad appellarsi ai cittadini "per fare le riforme". Senza che, peraltro, "questo Italicum" fosse stato mai promesso a quei cittadini di cui ci parla candidamente Maria Elena Boschi, la civilista di Laterina (Ar) diventata Ministro dopo essere stata eletta nella quota illegittima della rappresentanza parlamentare ex Porcellum. Ne uscirà dunque un governo "absolutus" da ogni forma di reale controllo parlamentare ed in grado oltrettutto di condizionare oltremisura la formazione di alte cariche istituzionali (come il Presidente della Repubblica) e degli stessi organi di (improbabile) garanzia come la Corte Costituzionale. Una legge elettorale che con la sua proiezione maggioritaria dovrebbe "statizzare" la cultura del "fare" e fare prevalere la positività degli Emanuele Fiano, degli Ernesto Carbone, delle Pina Picierno, delle Bonafe' alla negatività della vecchia politica, così triste e così inconcludente. D'altra parte la sinistra Dem, invece di occuparsi di superamento della Legge Fornero e di opzione pensionistica anticipata per le donne 57/35 con il sistema contributivo, ha continuato a trastullarsi fornendo sponde "non scritte" al Governo Renzi.

LA GESTIONE MEDIATICA DELLA CRESCITA E LA "CULTURA DEL NEMICO"

Un Governo che dopo essersi attribuito poteri costituenti, con la complicità evidente di un Napolitano oggi più presenzialista del "vero"Presidente della Repubblica, si appresta a gestire "la crescita" abbagliando sulle proprietà taumaturgiche di un Jobs Act fatto apposta per ultimare le procedure di rottamazione degli abbandoni volontari e degli esodi nella media e grande industria, il cui fatturato dovrebbe "proporzionalmente" tornare a crescere al netto dei licenziamenti praticati. Ma per definire il muscolo della "crescita", il prestigiatore deve potere continuare ad alimentare la mistica del "cambiamento" contro i profeti di sventura e i paludati tutori dello Stato di diritto. Per dirla col sociologo Amadori, Renzi deve comunque fabbricarsi una serie mirata di nemici per potere sopravvivere a se stesso e impressionare l'opinione pubblica e i giornali con la sua voce stridula. Quando forse cesseranno i nemici, allora qualcuno lo andrà a prelevare con l'elicottero sui tetti di Palazzo Chigi, se non addirittura del Quirinale.

LA CONSEGNA DEL PACCO ELETTORALE

Ma oggi questo pacco (la Legge Elettorale votata a maggioranza) viene consegnato ad un Governo in forma astratta, quale è quello presieduto da Renzi, i cui danni non finiscono qui, ma rischiano di tracimare verso la riforma costituzionale di un Senato che i più colti vorrebbero si trasformasse in una Camera delle Autonomie. A suo modo un Ente inutile, in parte controllato dal Premier e in parte dal Presidente della Repubblica, frutto anche della demolizione progressiva della legislazione concorrente fra Stato e Regioni su materie fondamentali come l'energia, l'urbanistica, le infrastrutture, i Porti. A quel punto avrà assai poca importanza stabilire l'elettività o la non elettività di pseudo Senatori raccolti a vario titolo negli stanzoni dei Consigli Regionali. Ma su questo possibile, estremo elemento di mediazione, punterà forse Renzi per sedimentare definitivamente il suo "catch all party" e spazzare via ogni forma di opposizione interna.

Sensi unici

29.04.2015 09:34

 

Una democrazia a senso unico

28.04.2015 08:59

Non entusiasma la guerra di posizione tutta interna al Pd sul varo della Legge Elettorale. Tardivi gli appelli che giungono da fronti anche autorevoli sui presunti profili di illegittimità costituzionale dell'Italicum, che pure costituiscono materia di una riflessione fondata. Sostanzialmente assenti le opposizioni (o quanto rimane di esse) che sarebbero comunque incenerite alternativamente dal voto di fiducia o, qualora il prestigiatore di Rignano rinunciasse a fare atti di forza, dal voto palese dell'Assemblea. Troppo forte anche in questa fase il richiamo della "ditta" bersaniana perchè si compia fisiologicamente la scissione all'interno di un Pd che Renzi sta abilmente utilizzando per portare a compimento la sua presa di possesso del Paese. "Pd come motore del cambiamento del Paese", ha dichiarato il prestigiatore, evocando la natura maggioritaria di un Partito che si nutre di umori popolari diffusi (non sempre costruttivi e talvolta corporativi) e sempre meno di insediamento  territoriale. Anche se, appunto, sarà poi la "disciplina di partito" a determinare l'esito di una votazione a favore di una Legge molto simile al Porcellum per protesi maggioritaria ed individuazione in lista  di nominati da parte di partiti ormai delegittimati dalla storia o dai magistrati inquirenti. Anche se poi è, per dirla con un sorprendente Gennaro Migliore, la "logica della maggioranza" (indipendentemente da come si è formata e dalle sue molteplici incorporazioni) a farla da padrone nella ratifica parlamentare di un provvedimento che dovrebbe essere tutt'altro che divisivo. Ma la bollinatura ultramaggioritaria dell'Italicum , in particolare, è l'ingrediente necessario di una democrazia a senso unico dove si devono vendere prodotti indigesti come le coperture obbligatorie del debito determinato dall'elargizione degli 80 euro ad una platea di medio-abbienti  (10 mld di euro) in luogo del rinnovo dei contratti pubblici e/o del trasferimento fiscale di quanto dovuto agli Enti Locali, o le clausole di salvaguardia legate all'incremento delle aliquote Iva. Ma è anche lo schermo dietro al quale "si gioca", con la complicità dei media, alla riduzione solo nominale della spesa pubblica improduttiva o alla propaganda di "tesoretti" formatisi, paradossalmente, su una previsione ottimistica del deficit. Sullo sfondo c'è, incombente, una sorta di Lego istituzionale che il prestigiatore ha gestito da par suo come Segretario di Partito investito dalle primarie non normate e come Premier non eletto, ma nominato dal Presidente della Repubblica con il consenso di Bruxelles e Berlino. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, anche di chi magari ha in un primo tempo ha ammirato (solo per contrarietà a D'Alema e Berlusconi) quel modo di fare che spacca preventivamente la complessa platea della politica in portatori di sfiga o di consenso. Interrompendo qualsiasi forma di mediazione politica e riconducendo al Governo non elettivo, come tale, anche inediti poteri costituenti. Non era infatti solo una sensazione, per la quale abbiamo già scritto, che si volesse a tutti i costi pervenire a questa soluzione per cambiare surrettiziamente la forma di Governo del Paese, evitando di procedere, con tutti gli aggravamenti del caso, ad un vero e proprio intervento di natura palesemente costituzionale sulla leadership istituzionale del Paese. Che farà Mattarella, come si chiede giustamente (e in perfetta solitudine) Marco Travaglio? Si sconta a questo riguardo una sorta di guerra a bassa intensità tra I cosiddetti "professoroni", che pur con discrezione censurano il combinato disposto con la Riforma del Senato intravedendone una deriva palesemente autoritaria, e i cosiddetti "professorini" di area liberal (come Ceccanti e Barbera) che viceversa sostengono la necessità di questo passaggio (e in particolare della Riforma del Senato e del titolo V della Costituzione) raccomandando di non cadere per l'ennesima volta nella trappola di "un antistorico" complesso del tiranno. Ma di questo avremo modo di parlare. Anche perchè la sensazione è che il prestigiatore, oltre a "spaccare" Forza Italia, la minoranza Pd, la classe media, il Milan e forse la Fiorentina, abbia spaccato anche i giuristi. E forse anche gli stessi costituzionalisti (fra cui Mattarella) che un giorno dichiararono incostituzionale il Porcellum.

Ovosodo Valley (di lacrime): Tratto da un nostro articolo del 2012

18.03.2015 09:58

 

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Con apprezzabile diligenza la stampa locale ricostruisce l'impegno finanziario complessivo della Regione Toscana  a favore del gruppo Rossignolo (che nel corso degli anni ha assunto varie denominazioni). Giusto ricordare anche la "pratica Brovedani", vale a dire lo Stabilimento che avrebbe dovuto ospitare i corsi di formazione e la fase di start up della produzione. Non sappiamo quale formula contrattuale  sia stata intrapresa per consentire questa utilizzazione tra la Spil e il gruppo sedicente industriale, ma certo dopo i 50 milioni di euro che erano stati ipotizzati per l'acquisizione inattuata  della ex area della Delphy in Via Enriques (circa 20 milioni di euro invece il costo finanziario del parcheggio ex Odeon), il prezzo di un comodato d'uso deve essere sembrato irrisorio ai dirigenti della controllata livornese. Tant'è che la De Tomaso è stata virtualmente sollevata da ogni forma di locazione della struttura. Nel computo delle agevolazioni regionali dovrebbe essere inserito anche il costo storico della cassa integrazione per deroga erogata a beneficio dei lavoratori  per far fronte al rinnovo del trattamento salariale integrativo in scadenza, un contributo questo  che viene amministrato attraverso uno specifico fondo europeo delegato alla Regione. Un intervento  che peraltro, nella sua complessità, ha interessato in corso d'anno qualcosa come 43.000 lavoratori in Toscana. A questi numeri e a questi volti, segno di una crisi pressochè irreversibile dei settori meccanico e siderurgico, vanno aggiunti infine i cosiddetti "contributi per l'innovazione", somme che lo stesso fondo della Regione, amministrato dall'Assessorato competente, dispone a favore delle Aziende che per rimanere sul mercato facciano "innovazione di processo e di prodotto". Per favorire questo obiettivo, e dunque canalizzare le risorse per investimenti, è stato realizzato in questi anni, con cospicui finanziamenti pubblici di origine prevalentemente comunitaria, un non meglio identificato Polo della meccanica (con particolare riferimento al settore automotive e alla meccanica dei trasporti), gestito da una associazione temporanea di scopo (?) di cui è capofila il laboratorio Compolab del Comune di Livorno. Garante di Compolab l'Assessore all'Innovazione del Comune di Livorno Majdi (ex Dirigente della Confindustria), che dunque espleta le proprie funzioni pubbliche (ottimamente retribuite) a supporto di un service esterno di natura privatistica. La Regione nell'estate scorsa ha erogato a questa struttura la bellezza di 500.000 euro, attendendosi un ritorno di investimento di un milione di euro, sul quale è calato però il tradizionale silenzio. Al vertice di questa piramide c'è l'Assessore Regionale Simoncini, amministratore di lungo corso e con un ingente portafoglio di interventi da distribuire, che a proposito di De Tomaso, Wass e Trw ebbe recentemente a dire: "Sostenere il settore dell'automotive è una priorità e l'abbiamo dimostrato concretamente finanziando progetti specifici per un totale di oltre 11 milioni (la stessa cifra conclamata da Cosimi nella conferenza di fine anno); per questo siamo consapevoli che accanto alla difesa dell'occupazione e al consolidamento della presenza sul territorio, dobbiamo premere l'acceleratore sull'innovazione di questo come degli altri settori strategici per l'industria toscana per far tornare competitive le nostre imprese". Quali progetti, Assessore, e con quali soldi? E se sono stati spesi, dove sono andati a finire?


 

 

Il doping democratico: duro monito a futura memoria di Roberto Saviano

04.03.2015 16:25

 

Studio Legale: l'imbuto del jobs act

25.02.2015 12:59

Il decreto attuativo del Jobs Act, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, ha dato uno scossone al rapporto di lavoro nel settore privato. Come noto le modifiche più radicali hanno interessato i licenziamenti individuali. Un autentico imbuto in fondo al quale ormai si profila una sorta di monetizzazione contrattata, ma a livello individuale, del licenziamento. La tutela reale che prevede la reintegra per il lavoratore in seno all'azienda, e/o il risarcimento totale, si ha infatti solo in caso di licenziamento discriminatorio e/o ritorsivo, o comminato in forma orale. A parte il fatto che quei pochi che si verificano sono di probatio diabolica, cioè difficilissimi da provare, nei prossimi mesi vedremo gli avvocati fare acrobazie per assimilare al "discriminatorio" ogni forma di interruzione unilaterale del rapporto di lavoro che vada oltre la speciosa e omologatrice motivazione del licenziamento "legittimo" per motivazioni economiche. Per i licenziamenti disciplinari la reintegra del lavoratore potrà aversi solo quando il giudice accerti che il fatto è "manifestamente insussistente". E qui si crea un altro problema. Il fatto deve essere inteso, secondo la normativa, come fatto materiale e non come fatto giuridico. Pertanto, basterà che il datore di lavoro provi l'esistenza del fatto quale accadimento reale, che questo non possa considerarsi più manifestamente insussistente, anche se il fatto in sè non ha alcuna valenza giuridica (Ad esempio perchè non c'è proporzionalità tra il fatto commesso e il licenziamento disciplinare). In tutti gli altri casi in cui il licenziamento è ingiustificato, per il lavoratore ci sarà solo un risarcimento commisurato all'anzianità di servizio. Inoltre, è stata reinserita la conciliazione "facoltativa incentivata" in cui il datore di lavoro con una modesta somma di denaro offerta al lavoratore evita di finire in giudizio. Per i licenziamenti collettivi la reintegra è prevista solo in caso di omissione della forma scritta, in tutti gli altri casi, violazione delle procedure e/o dei criteri di scelta, si applica sempre l'indennizzo (da 4 a 24 mensilità). Questo regime sanzionatorio si applica solo agli operai, impiegati e quadri del settore privato, rientranti nella categoria "nuovi assunti", ossia di coloro che inizieranno a lavorare dopo la pubblicazione del decreto attuativo in Gazzetta Ufficiale. Nei confronti dei lavoratori già assunti niente cambia, (doppio binario dei licenziamenti collettivi). Inoltre, preme evidenziare un'ulteriore modifica all'impianto codicistico regolante il rapporto di lavoro. Il Jobs Act, difatti, modifica l'art. 2103 sul mutamento delle mansioni, nel senso che il datore di lavoro potrà unilateralmente assegnare il lavoratore ad un livello di inquadramento inferiore mantenendo il medesimo trattamento retributivo in caso di modifiche degli assetti aziendali ovvero negli altri casi individuati dai contratti collettivi. Si tratta quindi di una vera e propria legittimazione al demansionamento.

 

CLAUDIA PAGNI

avvocato a Livorno, esperta diritto del lavoro.

Svolte autoritarie

18.02.2015 09:03

 

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