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Nella terra dei conflitti di interesse (non solo quello berlusconiano) e dei sottrattori di bene pubblico (oltrechè dei simulatori di verità)..., dove lo spreco si confonde con la miseria, dove non sai mai quello che ti capita... ma ormai ci sei abituato... e se capita non ti meravigli più, dove per vincere una battaglia non occorre coraggio ma capacità economica.... abbiamo deciso (vestendo tutto il coraggio possibile) di andare contro corrente e di mettere a nudo realtà spesso soffocate dai giochi di potere in grado di pilotare l'informazione direzionandola un po' qua, un po la, ma mai dove realmente e in maniera trasparente dovrebbe andare.

La nostra esperienza nel mondo civile ci ha permesso di affrontare varie argomentazioni e documentarle con video, immagini e commenti audio.

 

In questo sito potrete rendervi conto personalmente di quanto possa essere facile "non dire" cose sconvenienti e sostituirle con frasi di eccellenza che attirano popolarità e deviano l'attenzione.

 

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Articoli

La scossa

13.06.2016 08:35

VOTI REALI, POLITICA VIRTUALE; LA RISPOSTA DEI CITTADINI ALLA TORSIONE AUTORITARIA.

Non sappiamo se i ballottaggi siano, come forse pensa un Renzi mai così mediaticamente ubiquo, il sale della democrazia. Certo è che, indipendentemente da essi, e dunque dall'elevato tasso di astensionismo che li accompagnerà, la scossa elettorale del primo turno c'è stata. C'è stata non solo e non tanto perchè il partito egemonizzato dal premier (che ne è anche segretario) ha ceduto alcune centinaia di migliaia di voti rispetto alle rilevazioni omogenee più recenti, quanto perchè, soprattutto nelle aree metropolitane, chi è andato a votare ha dimostrato di farlo con la propria testa. Cosa non scontata in un planetario politico dominato dalla grande stampa conformista (cartacea e non) e dalla fuorviante rissa permanente dei social, dove i "dobermann" del Presidente del Consiglio sanno, talvolta con autentiche aggressioni verbali, come interdire la comunicazione e le richieste di verità che emergono dai territori.

CRISI DEI TERRITORI E ABBANDONO DELLE PERIFERIE
Evidentemente, più che l'incessante propaganda governativa su crescita e grandi opere, hanno pesato le condizioni reali delle famiglie e lo stato di abbandono delle periferie, cui l'Uomo al Comando da alcuni mesi promette di trasferire aiuti quantificabili in centinaia di milioni, se non miliardi, di euro. Lo fa con la stessa retorica elargitoria di un Piano Marshall di casa nostra che avrebbe dovuto riguardare il Giubileo decentrato della Misericordia, i campetti di calcio "in ogni paese", le manutenzioni scolastiche, la "cultura", i laboratori di ricerca e infine, ma surrettiziamente, le opere civili connesse alla follia delle Olimpiadi romane del 2024 care ai soliti speculatori coordinati da Montezemolo & Malagò. Un calderone spesso indistinguibile, tirato su come contrappasso dantesco alle spese per "la sicurezza" e alle prerogative governative in materia di gestione dei servizi di intelligence rispetto al rischio incombente del terrorismo continentale.

COMUNI GOVERNATIVI E COMUNI A CINQUE STELLE; LOTTA (MEDIATICA) CONTINUA 
Ma alla fine quei soldi proclamati a reti unificate non arrivano mai. Quando arrivano vengono secretati (si veda il caso De Luca più volte evidenziato da Saviano) e/o diventano appannaggio di qualche potentato che intermedia da par sua la spesa pubblica e la finanza territoriale condizionando il quadro politico del Comune o della Regione di riferimento. Esattamente l'opposto di quanto avviene nei Comuni governati dai 5 Stelle (c'è il rischio che questo accada alla pur brava Virginia Raggi cui auguriamo di farcela), dove le fonti di finanziamento istituzionale vengono isterilite e i sindaci devono "governare" il debito patrimoniale formatosi negli anni nelle casse comunali e soprattutto nel pozzo senza fondo delle società controllate. Dovendosi talvolta rivolgere alla Magistratura civile (come è accaduto a Livorno tra le proteste generali) per "concordarne" lo stato di uscita dall' insolvenza nel quadro di una procedura concorsuale preventiva rispetta all'ipotesi drammatica del fallimento. Salvo poi (come sta accadendo allo stesso sindaco Nogarin) vedersi recapitare una comunicazione giudiziaria (parto complesso di cupole locali strutturate) che potrebbe essere anche il prodromo di una paradossale incriminazione penale e della relativa, definitiva delegittimazione politica. Al resto pensano poi i "dobermann" renziani con le infamie spedite via Tweet e raccolte entusiasticamente dalle testate locali del gruppo l'Espresso Sorgenia. Tutto questo per modificare dall'esterno, con tipica velleità renziana, il quadro politico bene o male voluto dai cittadini.

LE RIFORME FORSE FANNO RISPARMIARE, MA NON DANNO LAVORO
E' dunque stupefacente che nonostante questo scenario quanto meno antagonistico, gli elettori scelgano in buon numero di votare con la propria testa misurando sulla propria condizione personale e sociale gli effetti reali del contratto" riforme contro flessibilità" costruito dal duo Renzi Padoan per entrare col lanciafiamme anche in Europa. Ma mal gliene incolse, fino a questo momento, perchè la messe di miliardi raccolta in Europa per finanziare a debito gli 80 euro e il jobs act, (per non parlare dell'abolizione di Imu e Tasi) non ha evidentemente nè incrementato i consumi, nè fluidificato il mercato del lavoro. Ed anzi ha drammatizzato la condizione di coloro che scivolano nelle situazioni di povertà conclamata, i cosiddetti incapienti, dopo avere subito il pignoramento dei propri averi. Ma l'Uomo al Comando tira diritto non prestando attenzione, nel suo infinito tour mediatico sul referendum confermativo di ottobre, al fatto che, Pd o non Pd, il voto locale è comunque espressione di territori in sofferenza, dove si producono gli effetti nascosti della crisi fiscale dello Stato e quelli perversi di una spending review che ha interessato prevalentemente i budget della sanità regionale e dei Comuni. E dove il voto appare sempre meno controllabile, specie quando i cittadini tornano a votare e lo fanno con la propria testa. Nonostante gli innumerevoli motivi per non farlo. E' da sperare che questo accada anche ai ballottaggi del 19 giugno.

Vai Virginia

13.06.2016 08:33

Libri in tribunale: il caso Livorno

16.05.2016 09:18

IL VALZER MEDIATICO DEGLI AVVISI DI GARANZIA

"Non ho rubato, non ho distratto fondi, non ho commesso peculato "ha affermato il Sindaco Nogarin di fronte al Consiglio Comunale di Livorno "Per questo non mi dimetto", ha concluso il primo cittadino tirandosi dietro le invettive dei suoi accusatori in carne e ossa (per lo più lavoratori Aamps sindacalizzati uniti alla singolare massa critica di Livorno Bene Comune e grillini dissidenti) e mediatici. Lo ha detto però quando il manganello mediatico degli avvisi di garanzia era già stato impugnato dai soliti noti (i cosiddetti dobermann dell'inner circle renziano tra cui un attivissimo Andrea Romano, ex dalemiano ed ex Scelta Civica prima di diventare colonnello renziano) per smascherare la presunta incoerenza dello stesso Nogarin rispetto alla deontologia pentastellata che imporrebbe all'amministratore pubblico di dimettersi al ricevimento di una comunicazione giudiziaria (purchessia) di iscrizione nel registro degli indagati. Lo aveva chiesto, sbagliando, il candidato premier  Di Maio, tanto per scolpire la differenza genetica tra la soggettività Pd e quella a Cinque Stelle rispetto all'incombenza di un'inchiesta giudiziaria.

 

LA RESPONSABLITA' POLITICA DI CHI E' COSTRETTO A "SPORCARSI LE MANI"

Quanto è bastato per fare sollevare al concistoro ipocrita degli editorialisti di Repubblica e Corriere della Sera una presunta questione etica che separerebbe dalla realtà chiunque (e dunque in particolare il M5S) non condivida l'assunto renziano secondo il quale la responsabilità politica dell'amministratore pubblico messo sotto inchiesta  è scritta soltanto nell'ultima sentenza, qualora lo stesso venga rinviato a giudizio e successivamente giudicato colpevole, termini di prescrizione più o meno breve permettendo. In realtà, come spiegò Antonio Ingroia ai tempi del tergiversare di Marino, prima protetto, poi liquidato dal Commissario romano del Pd, esiste una responsabilità di natura politica nei confronti degli elettori e dell'opinione pubblica che viene prima dell'automatismo penale e per certi aspetti è anche indipendente da esso. Per quale motivo insomma dovrebbe dimettersi Nogarin se "non ha rubato, non ha distratto fondi, non ha commesso peculato" e per quale motivo non lo dovrebbe fare il sindaco di Lodi (fatta salva la presunzione d'innocenza, ma reo confesso), attualmente agli arresti domiciliari per avere taroccato le prove di un bando di gara truccato? Per quale motivo dovrebbe dimettersi Pizzarotti, sindaco di Parma, cui un senatore del Pd ha rinfacciato una nomina che rientrava nel suo potere di valutazione discrezionale (sia pure supportato da un bando pubblico esplorativo) e per quale motivo non dovrebbero dimettersi dai rispettivi incarichi i molti amministratori e politici Pd (e non solo) di cui abbiamo letto nelle ultime settimane, anche in relazione a pesantissime contestazioni di reato? Chiaro che la lotta politica porta a condizionare ogni tipo di valutazione non tanto in base al merito dei reati effettivamente contestati dal procuratore di turno, quanto alla interpretazione mediatica che si dà di essi. Ritenendo che sia poi l'opinione pubblica a stabilire se un sindaco magari onesto si debba dimettere non tanto in base alle nomine che fa (e Nogarin sotto questo aspetto ha commesso più di un errore di valutazione, e non solo nella vicenda Aamps), ma in relazione ai fanta-reati che non ha commesso e che gli vengono contestati all'unisono  da procuratori e revisori contabili.

 

IL TEOREMA DELLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA DI AAMPS: SEGNATEVI QUESTE DATE

Tipo quello di concorso in una bancarotta fraudolenta di cui francamente ci sfugge (pronti a essere contraddetti) la configurazione del presupposto soggettivo, cioè quella dell'imprenditore "se dichiarato fallito" (chi sarebbe?), come quella del presupposto oggettivo, cioè quella di un "fallimento" aziendale che salvo il vero non si è fortunatamente ancora verificato. A meno che non si ritenga (ma saremmo di fronte a un teorema difficilmente dimostrabile) che la stabilizzazione dei 33 precari Aamps addetti al servizio di prelievo dei rifiuti (avvenuta il 27 gennaio 2016) sia stata fatta con la ferma determinazione di aggravare il dissesto di un'azienda, per la quale esattamente quasi un mese dopo (25 febbraio 2016) il nuovo Consiglio di Amministrazione avrebbe invece prodotto presso il Tribunale Fallimentare l'istanza di concordato preventivo "in continuità aziendale" in bianco (poi accolta dal Tribunale il 7 Marzo 2016). Come se insomma il nuovo inquadramento dei lavoratori aggiuntivi (chiesto peraltro a gran voce da sindacati e forze politiche di ogni colore) fosse stato costruito dall' "imprenditore-Comune"e socio totalitario di Aamps per impedire qualsiasi accordo con i creditori storici e dunque obbligare il Tribunale a dichiarare il fallimento piuttosto che l'omologazione del concordato con cui il debitore paga i crediti ammessi dei fornitori (sospesi) e delle banche (interessi). Peraltro, solo due giorni prima dell'insediamento del nuovo Cda (avvenuto il 22 gennaio 2016) era stato il Presidente del Collegio dei Revisori Francesco Carpano, durante il suo interim di amministratore reggente, ad affermare in Commissione Comunale Bilancio che l'azienda si trovava in avanzato stato di decomposizione, che l'attesa per un nuovo Cda avrebbe peggiorato le cose e che addirittura il concordato andava affidato in via diretta, senza perdere altro tempo, perchè Aamps era già sulla bara. Che cosa avrà voluto dire il grande accusatore del socio comunale e sostenitore dal primo momento della ennesima ricapitalizzazione pubblica del buco di bilancio in luogo del concordato medesimo? Passaggi non chiari che a nostro giudizio meriterebbero un approfondimento da parte degli stessi organi inquirenti in relazione alla complessità della procedura e dei filoni d'indagine. Ce n'è abbastanza per significare come sia l'assunto di Di Maio (dimissioni automatiche per avviso di garanzia) sia quello di Renzi (ci si dimette se e quando, prescrizione permettendo, si andrà a sentenza di colpevolezza) siano del tutto incongrui con il principio di responsabilità politica che dovrebbe informare di se' ogni comportamento veramente trasparente e lungimirante. Specie in una fase piuttosto torbida come questa, dove il ricorso alla Magistratura (legittimo in se') è però chiaramente strumentale alla definizione di liti politiche o al commissariamento prefettizio di organi politici amministrativi (come i Comuni) direttamente scelti dai cittadini.

Sul conformismo (due grandi che non ci sono più ce lo spiegano)

12.04.2016 17:45

 

Trivellatori della democrazia.

05.04.2016 09:17

Che cosa si debba inventare un capo del governo praticamente sciolto da ogni tipo di controllo democratico e mediatico per "sbloccare le opere" è cosa risaputa. Basta sostituire gli organi parlamentari con l'ufficio legislativo di Palazzo Chigi e il gioco è fatto. E' li' che si compie, nella liturgia renziana, la triangolazione decisiva  per recepire in una norma "liberatoria" il perdono fiscale (come fu nella vicenda della "manina" decisiva per alzare le soglie di punibilità della frode fiscale societaria, solo incidentalmente a favore di Berlusconi) o come in questo caso il benestare all'esportazione del greggio trivellato in Lucania, utilizzando le infrastrutture di tratte nazionali. (il prolungamento del porto di Taranto in particolare) che consentiranno al soggetto attuatore di abbattere i costi d'impianto e di decuplicare i propri profitti. Poca o nulla considerazione per le emissioni inquinanti da cui la Puglia è storicamente ferita a morte e di cui la Lucania si avvia a diventare laboratorio sperimentale grazie anche agli auspici della classe dirigente locale filo governativa. Come spesso accade è sufficiente un tratto di penna per modificare le prospettive di un territorio, anche in termini di condizionamento sociale. Il resto lo fa l'utilizzatore finale del provvedimento con la mitologica promessa di posti di lavoro o di benefici calcolati in termini di incremento dell' approvvigionamento energetico a basso costo  con il corredo complementare delle compensazioni finanziarie. Un vecchio abbecedario che noi, vittime incolpevoli del gassificatore marino della Olt o come diavolo si chiama adesso, abbiamo conosciuto assai prima che Renzi, con la sua plebiscitaria ascesa la potere, imprimesse con lo Sblocca Italia una forte accelerazione allo sviluppo delle concessioni petrolifere nel nostro disastrato Paese. Chiaro che se fai così, alzando oltre misura le aspettative degli investitori senza interporre prescrizione alcuna all'uso del suolo, del sottosuolo e dei mari, non puoi non aspettarti una impennata delle pressioni lobbistiche, si chiamino esse Shell e Total. Non esattamente dei soggetti sprovveduti anche nelle arti di generare una sorte di consenso sociale intorno alle ragioni del proprio investimento in perforazioni e trivelle. E' quanto meno singolare, ma non casuale, il fatto che tutto questo si compia in uno scenario totalmente invertito rispetto a quello vissuto (e subito) da noi nell'epoca d'oro dei gassificatori (fortemente voluti peraltro dagli stessi partiti di centro sinistra che oggi scoprono il fossile dopo avere mitizzato la trasformazione del metano). Allora erano i Sindaci, i Presidenti di Provincia, i Presidenti di Regione l'obiettivo preferenziale dei soggetti industriali titolari delle autorizzazioni d'esercizio. Oggi le lobbies puntano direttamente all'Ufficio legislativo di Palazzo Chigi per fare rientrare  dalla finestra quello che bene o male le Commissioni Parlamentari avevano espunto dal testo definitivo del già terrificante Sblocca Italia (un impegno complessivo di 3,4 miliardi di euro). Così si spiega l'inserimento dell'emendamento "petrolifero" nel maxi emendamento alla Legge di Stabilità 2015 grazie ai buoni uffici della Boschi e alla solita "manina" furtiva e decisiva di Renzi. Alla faccia della trasparenza. Se Tempa Rossa si strutturerà con l suo carico di morte ambientale e un modesto saldo occupazionale rispetto a quanto si perderà intorno, insomma, lo si dovrà certamente alle pressioni lobbistiche intermediate dai volti gentili di Federica Guidi  e di Maria Elena Boschi, più che mai recidiva in conflitti d'interesse normativi. Ma anche al disegno accentratore di Renzi in materia energetica con il superamento dei poteri dispositivi concorrenti delle autonomie locali. Una condizione che certamente favorirà l'uso delle trivelle diventando un formidabile inquinante della democrazia.

Pro memoria referendum 17 aprile 2016: Trivelle fuorilegge (da Greenpeace)

05.04.2016 09:06
Sostanze chimiche inquinanti e pericolose, con un forte impatto sull’ambiente e sugli esseri viventi, si ritrovano abitualmente nei sedimenti e nelle cozze che vivono in prossimità di piattaforme offshore presenti in Adriatico, spesso in concentrazioni che eccedono i parametri di legge.

Lo rivela il rapporto “Trivelle fuorilegge” pubblicato oggi da Greenpeace in cui, per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all’inquinamento generato da oltre trenta trivelle operanti nei nostri mari.

Secondo quanto rilevato da Greenpeace, laddove esistono dei limiti fissati dalla legge, le trivelle assai spesso non li rispettano. Ci sono contaminazioni preoccupanti da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti, molte di queste sostanze sono in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseri umani. Nei pressi delle piattaforme monitorate si trovano abitualmente sostanze associate a numerose patologie gravi, tra cui il cancro.

Una situazione che si ripete di anno in anno. Nonostante questo, non risulta che siano state ritirate licenze, revocate concessioni o che il Ministero abbia preso altre iniziative per tutelare i nostri mari.

Alla scarsa trasparenza del Ministero e al quadro ambientale critico si aggiunge il fatto che i monitoraggi sono stati eseguiti da ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente) su committenza di ENI, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. In pratica, l’organo istituzionale (ISPRA) chiamato a valutare i risultati del monitoraggio sul mare che circonda le piattaforme offshore – e di conseguenza verificare la non sussistenza di pericoli per l’ambiente e gli ecosistemi marini – opera su committenza della società che possiede le piattaforme oggetto d’indagine (ENI), cosicché il controllore è a libro paga del controllato.

Leggi il report “Trivelle fuorilegge”

Guarda la mappa delle piattaforme analizzate 

 

Quale riforma volete?

01.03.2016 08:47

"E ora quale riforma volete?", questo il ritornello proposto dal piccolo napoleone di Rignano (che chiameremo per brevità Renzi) in occasione del secondo compleanno del Governo più interventista e meno legittimato della storia della Repubblica. Ma quella richiesta, rivolta direttamente ad un uditorio tecnicamente illimitato, non è il prodotto di un atto di particolare generosità, quanto di un calcolo mirato.

CONSENSI TRASVERSALI

Cercare una sponda nella platea dei contribuenti più anziani e/o più giovani con famiglia a carico, nel target della proprietà immobiliare piccola e media o in quella di qualche categoria sociale avente diritto a un qualche bonus, è certamente più semplice che fermarsi e proporre una verifica politica complessiva del proprio operato. E' certamente più semplice, ad esempio, che intervenire finalmente sulle pensioni o sul mercato del lavoro senza decontribuire in misura abnorme il datore di lavoro o introdurre un criterio di progressività nella tassazione immobiliare. Per non parlare della più volte ventilata riduzione della spesa pubblica improduttiva.

 

VECCHI E NUOVI MESSAGGI (SUBLIMINALI)

Parole come equità distributiva ed eguaglianza sociale sono diventate improvvisamente desuete e forse più impolitiche del messaggio che lo stereofonico ottimismo sulla crescita competitiva, alimentato dalle virtù potenziali (anche nello sport) del popolo italiano e dagli show della gastronomia più raffinata ed esportabile, ci propone ogni giorno in televisione. Ma, si sa, gonfiando il Pil (che quest'anno è cresciuto molto meno delle previsioni) si riduce la forbice con il fabbisogno dello Stato, che pure il napoleonico Renzi ha lasciato invariato come ai tempi d'oro della Prima Repubblica. Il gioco della flessibilità contrattata con "le riforme", non da tutti capito, sta soprattutto qua. Se manovra in deficit di qualche decina di miliardi deve essere, rispetto al parametro deficit-Pil, lo si faccia, secondo lo schema napoleonico, con la consapevolezza di raccogliere il consenso in quella parte più estesa di popolazione che ha smesso di riconoscersi in un particolare indirizzo politico e vuole piuttosto ritrovarsi in una dimensione promozionale per se' ed il proprio reddito.

 

EUROPA: DA ETERODIREZIONE A CONFLITTO. FASE 1 E FASE 2

Questo gioco, con i suoi riflessi sociali ed elettorali, val bene il conflitto permanente con l'Europa monetaria: una condizione che  toglie il respiro peraltro alla sinistra tradizionale e appaga l'elettorato di centro destra, spiazzando nel contempo lo stesso elettorato grillino.

La fase 1 di Renzi si è sostanzialmente conclusa con le riforme eterodirette dall'Europa, dall'intervento di rottamazione autoritativa della Costituzione Repubblicana fino all' l'ultimo "volo" sulle unioni civili, ancorchè quella (a differenza delle altre) fosse una legge di iniziativa parlamentare poi sterilizzata da un voto di fiducia al Governo che per forza di cose (cioè per non perdere pezzi) ha dovuto deliberare anche su una materia di cui nessuna maggioranza numerica si dovrebbe in condizioni normali impossessare.

Ora siamo volenti o nolenti nella fase 2, dove le riforme potrebbero essere fatte a comando o in base a sondaggi on line sfruttando l'occupazione governativa della Rai e zone collegate. La domanda "e ora quale riforma volete?", due anni dopo l'insediamento del Governo Renzi", non appare dunque casuale. Specie se  il collante delle maggioranze numeriche e trasversali si dimostra più forte di un chiaro e responsabile consenso politico soggetto a verifica elettorale. Secondo lo schema, quello del collante, che lo stesso Renzi, proprio grazie a Verdini, sperimentò durante le primarie municipali fiorentine del 2008. 

Sempre vivo: Giustizia per Giulio

27.02.2016 08:53

L'Aamps di Livorno va in "bianco" con il concordato. Come e perchè

16.02.2016 09:11

Sulla vicenda Aamps si è detto e si è scritto molto, talvolta a sproposito e con intenzioni palesemente strumentali. Discutibile comunque, a nostro giudizio, che di fronte alla "fallibilità" dell'azienda (questo il presupposto funzionale della procedura concordataria), non siano stati forniti dati che certificassero in modo inoppugnabile lo stato di crisi dell'impresa. Il duende fra il socio unico e il collegio dei sindaci revisori ha poi fatto il resto, riproducendo una conflittualità che avevamo visto trascinarsi e poi esplodere anche con la precedente gestione, quella che aveva sdoganato un bilancio già gravato da perdite di esercizio, ma concluso "politicamente" in utile. L'"uso politico" del bilancio di Aamps è stata dunque una costante di questa vicenda, nel corso della quale non va comunque dimenticato il fatto che con la contrastata approvazione del bilancio 2014 (avvenuta con un semestre di ritardo) il capitale sociale dell'azienda (pari a quasi 17 milioni di euro) è stato in buona parte utilizzato per ripianare la perdita di più di 11 milioni di euro (per lo più dovuta a partite straordinarie fatte rilevare come tali  dalla stessa ex Presidenza Iacomelli) con la quale è stato chiuso l'ultimo consuntivo. E che ulteriori 11 milioni di crediti "deteriorati" (corrispondenti a tributi ambientali  non riscossi), ma con tutta probabilità non prescritti, siano stati ceduti al socio unico (il Comune nella sua qualità di ente riscossore) perché, ai sensi di una nuova disciplina legislativa entrata in vigore in estate per iniziativa del Governo Renzi, venissero valorizzati con la nuova imposizione tariffaria dei prossimi anni. Al di là dunque delle schermaglie politico sindacali, è questo il quadro su cui insiste la pressione di uno stock debitorio evidentemente impressionante, ma di cui ad oggi, nonostante il plateale  protagonismo del presidente del Collegio dei Sindaci Revisori Carpano, non è dato di conoscere né l'effettiva consistenza economica (da non confondersi con i debiti a breve generati dal ritardo fisiologico con cui il Comune "paga "la fattura trimestrale di Aamps), né la reale articolazione fra creditori finanziari (banche) e commerciali (fornitori). La confusione mediatica  e l'evidente strumentalizzazione politica che ne sono derivate non hanno permesso di evidenziare come l'unico possibile salvataggio di un'azienda pubblica "fallibile" (e non sovvenzionata da aiuti statali e regionali) passi da una seria revisione dei suoi indici finanziari e complementarmente dalla certificazione professionale di un piano industriale che "agganci" sul territorio (attualmente monopolizzato da soggetto privati) il mercato dello smaltimento eco sostenibile e del riciclo sia pure per una quota non prevalente del suo fatturato. Un passaggio davvero stretto, se consideriamo che attualmente con un contratto di servizio del valore di circa 39 milioni di euro, Aamps deve garantire il decoro urbano di una città di 160.000 abitanti, soddisfare le aspettative economiche di quasi 300 dipendenti e contestualmente onorare i crediti di un ampio spettro di fornitori, vittime dell'insolvibilità di Aamps ma anche dei fidi interrotti delle banche. Una crisi di sistema, dunque, che la la sopravvenuta debolezza patrimoniale di un'azienda peraltro colpita da una riduzione consistente del suo capitale sociale (vale a dire del suo rating presso le banche) non avrebbe potuto sostenere neanche con una ricapitalizzazione pubblica di relativo impatto sul già gracile bilancio comunale. Da qui la contrastatissima scelta del concordato preventivo in continuità aziendale (promossa dall'Assessore al Bilancio della Giunta a Cinque Stelle), uno strumento a sostegno della società con scopi preliminari di protezione del patrimonio aziendale dalla comprensibile aggressione dei creditori; una procedura che affida agli amministratori "vigilati"in varie forme dall'Autorità Giudiziaria il compito di provvedere al risanamento finanziario e al rilancio industriale dell'azienda dei rifiuti. Ecco allora, mentre fioccano i "no al concordato"e talune posizioni apocalittiche che prefigurano il fallimento pilotato dell'azienda, un primo utile vedemecum per capire meglio la natura e gli scopi di questa procedura. Molto diversa, evidentemente, da un concordato di carattere "liquidatorio" che precede il vero e proprio scioglimento  della società. 

 

Concordato preventivo con domanda “in bianco”

(Riferimenti Normativi: DL “crescita e sviluppo” - L. 7 agosto 2012 n. 134, pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 171 della Gazzetta n. 187 dell’11 agosto)

 

L’imprenditore in crisi ha oggi un nuovo strumento di protezione a sostegno della società, nell’ipotesi di un tentativo di risanamento aziendale.

Sono, infatti, state apportate significative modifiche alla disciplina del concordato preventivo: in particolare è oggi possibile presentare una domanda di concordato “in bianco” che non fornisca, temporaneamente, alcuna indicazione circa:

- l’offerta proposta ai creditori;

- la tipologia di concordato che il debitore intenderà adottare;

- le modalità della sua esecuzione.

E’ stato modificato il nuovo sesto comma dell’art. 161 L. fall. (RD 267/42): l’imprenditore in crisi può oggi depositare il ricorso per l’ammissione al concordato preventivo allegando unicamente i bilanci degli ultimi tre esercizi e riservandosi di presentare successivamente:

- la proposta ai creditori;

- il piano concordatario;

- l’attestazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano;

- tutta la documentazione prescritta dal secondo comma dell’art. 161.

La modifica della legge fallimentare offre oggi uno strumento di difesa molto utile per l’imprenditore in crisi che voglia concordare con i creditori un abbattimento del debito.

Il nuovo concordato consente infatti un’immediata protezione del patrimonio per il periodo necessario all’elaborazione del piano, allo svolgimento delle trattative con i creditori e alla predisposizione della relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano da parte del professionista attentatore.

Si potrà evitare, quindi, il rischio che il tentativo di risanamento sia pregiudicato da iniziative aggressive da parte di quei creditori che tentino di avvantaggiarsi rispetto agli altri con singole azioni esecutive o cautelari.

Il termine entro il quale il debitore dovrà formalizzare la proposta ai creditori sarà fissato dal Giudice e potrà variare da 60 a 120 giorni, prorogabile (con un’eventuale giustificazione) di non oltre 60 giorni. La concreta determinazione del termine dipenderà dalle esigenze del debitore che, però, dovranno essere necessariamente motivate e descritte anche al fine di compararle con l’opposta esigenza dei creditori di ottenere una rapida formulazione della proposta.
Al beneficio sopra descritto non potrà, comunque, essere ammesso l’imprenditore che, nei due anni precedenti, abbia già presentato una domanda di concordato “in bianco” senza che, successivamente, sia intervenuta l’ammissione alla procedura di concordato preventivo o l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti nel frattempo richiesta.

Al fine di evitare utilizzi strumentali della procedura concordataria da parte dell’imprenditore, al solo scopo dilatorio di una dichiarazione di fallimento o per  proseguire l’attività e depauperare l’azienda a danno del ceto creditorio, il legislatore ha previsto obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa, che il debitore dovrà assolvere nel periodo che va dalla pubblicazione della domanda di concordato nel Registro delle imprese al decreto di ammissione alla procedura, sino alla scadenza del termine (art. 161, ottavo comma, L. fall.).

Vigilando costantemente sull’andamento dell’attività azienda sarà, infatti, possibile evitare comportamenti che rechino danno al ceto creditorio e valutare la serietà della domanda concordataria.

Nogarin e la politica liquida: il tempo che stringe

13.01.2016 09:55

NOGARIN DA' LE CARTE  

Il sindaco di Livorno Nogarin tenta di uscire dall'angolo di numeri preoccupanti proponendo un allargamento della propria maggioranza. Lo fa alla vigilia di scelte decisive per la Città di Livorno, da molti anni nella morsa di una crisi affliggente e selettiva che sta facendo vittime numerose e soprattutto silenziose. Lo fa riannodando i fili della sua stessa elezione, frutto di indiscutibile intelligenza politica. Lo fa cercando di recuperare lo "spirito" del ballottaggio, magari tentando di scriminare il grano dal loglio, cioè il consenso opportunistico da quello qualificato dai programmi e da un autentico spirito civico. Lo fa sfidando, in taluni frangenti, la leadership nazionale e la confusa base territoriale del suo stesso Movimento, cui come noto fanno difetto esperienza ed effettiva conoscenza dei problemi. Un calderone spesso folkloristico dal quale ogni tanto escono fuori buone idee, ma anche conflitti e irriducibili rancori personali. Soprattutto nei confronti dello stesso Nogarin. Una situazione assurda e del tutto impolitica di cui il Sindaco potrebbe suo malgrado fare le spese sul piano dei numeri di governo.

LA CAMERA IPERBARICA 

Un po' lo specchio di una città che per moltissimi anni è rimasta chiusa in una camera iperbarica, mentre non più di trenta persone si occupavano per via bancaria di salvataggi finanziari (prorogando l'agonia di aziende che consolidavano politicamente debiti) o per via comunale di azzardate trasformazioni urbane, come quella del fronte mare, di cui ha fatto le spese nel silenzio generale e la collaborazione della Cgil locale (oggi sulle barricate per Aamps) tutto l'indotto delle riparazioni navali. Era insomma scontato che, una volta uscita dalla camera iperbarica, la città demolisse l'ancient regime. Un po' meno scontato che a 18 mesi dal suo insediamento il nuovo Sindaco, che pure ha commesso molti errori di valutazione, riscoprisse le virtù della politica liquida e cercasse all'esterno (e dunque tra le forze civiche e progressiste) il propellente per portare a compimento il suo mandato. A queste ultime, che rispettiamo, non chiediamo di fare contratti al buio, ma quanto meno di non infilarsi nel terreno aperto dai rancori personali per fare fuori Nogarin. Sia chiaro che nella camera iperbarica noi non vogliamo ritornare. Anche perchè gli scarti umani di questa fase di politica economica (che a Livorno sono in gran numero e che probabilmente nel giugno 2014 hanno votato per il cambiamento) non capirebbero.

LA CRISI, LA CITTA',  LE SILENZIOSE VITTIME SOCIALI E IL CONFLITTO APERTO COL PD DI RENZI

La sensazione evidente è infatti che, in mancanza di segnali autorevoli di governo locale, alle vittime sociali della congiuntura economica che ha colpito il settore industriale e su piani diversi quello artigianale (riparatori compresi) non resterebbe che affollare gli sportelli previdenziali per cercare di esorcizzare gli effetti drammaticamente dilatori della Legge Fornero. Della cui riforma il Caudillo di Rignano sul'Arno si è come noto scientemente disinteressato, al pari della Sinistra, per favorire, con il taglio della tassazione immobiliare, la "rinascita pilotata" del ceto medio impoverito e il progressivo depauperamento finanziario dei Comuni. Una condizione di status che certamente non rallenta comunque il ricorso al "Comune " come sportello di prossimità. Il deserto rosso dell'Area industriale del Picchianti, ulcerata dai forni dell'inceneritore e abbandonata a se stessa, sta li' plasticamente a dimostrarlo. Al pari di quanto sta avvenendo nel girone dantesco di Via Enriques, dove un tempo insistevano gli stabilimenti leader della componentistica auto. Un'economia a pezzi, ma quanto meno il "sollievo" (per ex imprenditori, operai e impiegati espulsi da quel processo produttivo e con mutui a carico) di non pagare Tasi e forse neanche Imu. Questa la carta placebo giocata dal Governo, e in buona sostanza dal Pd, per anestetizzare il dolore della crisi. Specie nei distretti, come quello livornese, dove i quadri non portuali tornano in città il venerdi sera dopo una settimana di lavoro trascorsa in giro per il mondo e gli operai, settimana natural durante, assediano l'Inps territoriale per integrare le proprie rendite immobiliari con il trattamento di disoccupazione o un minimo di contribuzione volontaria. Effetto plastico di quel paradossale cocktail del benessere "trasversale ai ceti" fortemente perseguito da Renzi per spengere sul nascere il conflitto sociale. E che un commissariamento prefettizio del Comune (dopo quelli del Porto e della Asl) integrerebbe alla grande generando la morte definitiva della politica.

UNA CITTA' COMMISSARIATA

Come ricomporre i tasselli di questo disastro? Solo con i finanziamenti regionali? Solo affidandosi al cilindro generoso dell'astuto Lotti, il principale collaboratore del premier escamisado di Rignano sull'Arno, che già è intervenuto con discutibili modalità per ricomporre i pezzi della call center di Guasticce? Certamente si, se Nogarin se ne dovesse andare con il contributo più o meno corale (e magari corredato da innominabili sgambetti istituzionali) delle opposizioni progressiste. E a giovarsene non sarebbero certamente gli ormai 20.000 disoccupati freschi di rottamazione che presidano inutilmente il territorio. Con lo spettro della mobilità in esaurimento.

IL CASO AAMPS

Molto inferiore infatti la capacità di persuasione di questi ceti sulla gestione politica rispetto a quella, per fare un esempio, dei precari internalizzati di Aamps, una agguerrita guarnigione di operatori ecologici che cercano una stabilizzazione giuridicamente incompatibile con il risanamento finanziario dell'Azienda affidato (sindaci revisori permettendo) alle cure del Tribunale fallimentare (era l'ora). Se Aamps riuscirà a trovare le risorse per prenotare il concordato, cosa non scontata, le forze progressiste dovrebbero cooperare perchè un buon piano industriale (magari condiviso e non edito da qualche presunto esperto di giornata) vada a sostanziare i contenuti del piano concordatario. Siamo infatti convinti (ma è solo un'opinione) che le stabilizzazioni debbano essere effetto del doveroso risanamento finanziario. Ma questo ovviamente non esclude che i contratti annuali, legati a servizi di pubblica utilità, possano e debbano essere rinnovati quanto meno nelle more della sentenza di omologa del concordato se quando verrà trovato un accordo equo con il ceto creditorio. Se e quando, naturalmente, un giudice stabilirà, nell'arco di 120 giorni dalla pubblicazione della prenotazione nel registro delle Imprese, che la procedura potrà essere regolarmente ottemperata.

UN PROGRAMMA PER UN BIENNIO

In questa declinante condizione di contesto non è chiaramente in ballo la copertina di uno stile di governo, quanto la capacità di fare barra a dritta sui problemi cercando di ridurre i danni collaterali della crisi e delle politiche clientelari (e/o a livello aziendale in deficit spending) di un passato che è appena dietro le spalle. Può farcela in tutto questo un Comune con ridotte capacità di spesa e una programmazione suo malgrado di corto respiro? Può farcela un'amministrazione a investire risorse importanti nel recupero urbano (capitale fisso) e nello stesso tempo a sostenere reti di supporto all'investimento tecnologico e industriale (capitale mobile e sociale)? Può farcela a non "promettere" fragile occupazione nel breve, ma a prevedere percorsi che garantiscano a tutti una progressiva e qualificata ricollocazione nel mercato del lavoro? Un Comune serio può farcela a condizione che scelga una narrazione non elusiva e rimetta in gioco, con procedure di evidenza rigorosamente pubblica, le sue aree, le sue reti logistiche, i suoi patrimoni. Benvenga la politica liquida, se serve a migliorare condizioni di equità sociale e di trasparenza amministrativa. Una sfida da cogliere in tempi brevi. L'alternativa sarebbe  un mesto e definitivo ritorno nella camera iperbarica.

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