Benvenuti nel nostro sito

Nella terra dei conflitti di interesse (non solo quello berlusconiano) e dei sottrattori di bene pubblico (oltrechè dei simulatori di verità)..., dove lo spreco si confonde con la miseria, dove non sai mai quello che ti capita... ma ormai ci sei abituato... e se capita non ti meravigli più, dove per vincere una battaglia non occorre coraggio ma capacità economica.... abbiamo deciso (vestendo tutto il coraggio possibile) di andare contro corrente e di mettere a nudo realtà spesso soffocate dai giochi di potere in grado di pilotare l'informazione direzionandola un po' qua, un po la, ma mai dove realmente e in maniera trasparente dovrebbe andare.

La nostra esperienza nel mondo civile ci ha permesso di affrontare varie argomentazioni e documentarle con video, immagini e commenti audio.

 

In questo sito potrete rendervi conto personalmente di quanto possa essere facile "non dire" cose sconvenienti e sostituirle con frasi di eccellenza che attirano popolarità e deviano l'attenzione.

 

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Articoli

Stabilità per legge: il bastone e la carota

16.10.2012 09:36

Tratto da https://www.lavoce.info/multimedia/-interviste/pagina651.html

 

https://www.lavoce.info/multimedia/-radio/pagina652.html

Tito Boeri su Legge di stabilia'.mp3 (1,3 MB)

 

Quanto è accaduto con la Legge di Stabilità non può sorprendere chi aveva (come Boeri qui a fianco e sopra nella registrazione) un'idea corretta delle quantità ancor prima che il Governo (o meglio Monti e Grilli con la maestrina Fornero temporaneamente nell'angolo) ponesse mano allo pseudo riequilibrio di ottobre. Esaurita la missione del contenimento dello spread con il determinante contributo di Draghi ed un ruolo sempre più dirigista della Bce (ma lo spread continua ad attestarsi su quota 350 con un forte aggravio di interessi sul nostro debito pubblico ed un conseguente onerosissimo impegno per le casse dello Stato), il Governo avrebbe dovuto "lavorare" sulle previsioni di crescita per ridurre drasticamente e in tempi rapidi la forbice tra il deficit dei conti pubblici e l'effettiva ricchezza nazionale prodotta. Quest'ultima, però, nonostante i peana dei grandi gruppi editoriali e la protezione bipartisan della politica istituzionale, in questi mesi si è ulteriormente contratta di un punto e mezzo generando il panico ai vertici della Tesoreria dello Stato. A quel punto, dovendo mettere nel conto comunque almeno 8 miliardi da recuperare per ovviare alle minori entrate da errate previsioni di crescita, il Governo (o chi per esso) ha scelto di non prevenire l'inevitabile aumento dell'Iva dal primo luglio 2013 (patata bollente semmai per il premier che verrà) nelle aliquote strategiche del 10 e del 21% orientando buona parte dei 6,5 miliardi necessari per abbattere il punto di Iva nello sconto Irpef previsto per i redditi che si collocano tra i 15.000 e i 30.000 euro. Boeri infatti nel suo intervento "sui tesoretti nesistenti" aveva evidenziato come ogni punto di prelievo scontato sarebbe costato all'erario in termini di minori entrate almeno due miliardi e mezzo di euro per anno. Cinque miliardi, insomma, che risultano ampiamente compensati dall'incremento esponenziale dell'Iva (e in modo particolarmente odioso sull'Iva che grava sulle prestazioni assistenziali e socio sanitari dei soggetti convenzionati col sistema pubblico) e ovviamente dai saldi dell'Imu (che in buona parte è versata dagli stessi soggetti interessati dal mini sconto Irpef) e dell'Irpef relativo alle aliquote medio alte che restano invariate. Se a questo quadro aggiungiamo la revisione del sistema delle detrazioni e delle deduzioni fiscali (al momento retroattiva) che interessano per lo più gli stessi redditi (e gli stessi nuclei familiari) interessati dallo sconto Irpef (senza sottovalutare gli annunciati tagli alla Sanità Pubblica, il congelamento dei contratti pubblici a tutto il 2014 e il pesante intervento sul salario accessorio dei dipendenti degli Enti Previdenziali), non possiamo non immaginare un altro anno di lacrime e sangue per i tartassati di sempre. Ed un dilatarsi dell'area della cosiddetta incapienza non assistibile da trattamenti pensionistici. E' stato stimato da fonti autorevoli che il saldo di queste operazioni con il fisco dovrebbe costare un incremento annuo per famiglia di circa 100 euro. Se a questo aggiungiamo l'impoverimento reddituale del ceto medio e la oggettiva perdita del potere d'acquisto (in relazione ai consumi gravati da Iva maggiorata), ci domandiamo se nel contesto di questo manovra sia più evidente il bastone dei tagli o la carota dello sconto Irpef. Il bastone di un welfare che sta progressivamente scomparendo o la carota dell'abbattimento del cuneo fiscale delle retribuzioni (per dirla con Boeri) e del conseguente alleggerimento competitivo delle nostre esportazioni (che non possono essere più aiutate dalla svalutazione delle moneta nazionale). La sensazione finale è che l'operazione sia riuscita, ma che il paziente stia li li per lasciarci le bucce. Mentre, al di là dell'eco di qualche scandaletto a orologeria emerso per stabilizzare il manovratore, i costi della politica "federata" rimangano sostanzialmente invariati.

Il caso Montenero:Magistratura sotto pressione di politica e media

09.10.2012 12:20

Riguardo all'annunciato provvedimento di integrazione del Regolamento Urbanistico del Comune di Livorno si possono svolgere alcune considerazioni.

E' vero che il Piano Strutturale ed il Regolamento Urbanistico regolano lo sviluppo edilizio, ma è la Regione il soggetto cui compete la funzione amministrativa in materia urbanistica, sulla base del trasferimento dallo Stato con DPR 8/1972...

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Pompieri e incendiari nel tempo della supplenza.

02.10.2012 09:15

Via Gherardi del Testa, Livorno, poco distante dal Fosso Mediceo che nel 1984 fu teatro della Beffa di Modigliani. Ad un certo momento il magazzino di uno stabile piuttosto anonimo, ma dalle cubature importanti, prende improvvisamente fuoco. La prima domanda sorge spontanea: cosa ci faceva un magazzino costruito con materiale combustibile all'interno di uno stabile condominiale come quello? Poteva essere un disastro. Non lo è stato grazie alla supplenza di alcuni cittadini  che, alla vista della nube nera che ha cominciato ad avvolgere la città e in particolare quel groviglio di strade e di vite umane,  sono intervenuti nella struttura condominiale con destrezza straordinaria. Introdursi nello stabile in fiamme e maneggiare i mezzi antincendio per prestare il primo livello di soccorso ai condomini bloccati da fiamme, incredulità e paura, non è al giorno d'oggi un fatto ordinario. Ma nell'immediato futuro potrebbe diventarlo. Troppo incombente il pericolo per chiedere e ottenere soccorso per le vie ordinarie. Troppo problematica l'accessibilità dell'area per immaginare corsie preferenziali per l'emergenza. Anche di questo dovrà tenere conto un ipotetico piano per la mobilità urbana. I Vigili del Fuoco hanno fatto il possibile, ma gli organici ridotti all'osso da carenze organizzative e dai tagli progressivi ai corpi e ai mezzi di pronto intervento del Ministero dell'Interno e della Protezione Civile  non hanno consentito ai mezzi di soccorso di essere li'  prima di una ventina di minuti. Siamo arrivati per commentare l'accaduto quando lo spiegamento dei soccorsi istituzionali era pressochè completo. Tensione palpabile, mentre dallo stabile ancora fumante ad una ad una fuoriuscivano persone anziane trasportate in barella dai militi della Svs mentre li' intorno Guardia di Finanza e Carabinieri delimitavano l'area presidiata dagli idranti dei Vigili del Fuoco. Persone anziane, dicevamo. Che da tempo non uscivano da quello stabile. Una teoria di uomini e donne "tecnicamente invisibili", spinti fuori dal loro guscio interminabile e forse povero di protezioni ignifughe dall'incalzare di un evento imponderabile. Il fuoco, che ha il potere di asfissiarti senza ghermirti. Loro, gli anziani, non hanno temuto di morire, ma ad un certo punto hanno barattato la propria riservatezza con l'atto dovuto del soccorso, l'occultamento sociale con il desiderio ancora forte della sopravvivenza. Scene drammatiche e bellissime, ad un tempo. Stemperatesi sotto gli androni del Mercato Centrale, dove gli spazi delle vendite erano state per l'occasione requisite per il soccorso. Abbiamo atteso ancora un poco, prima che la piazza dell'evento tornasse ad una progressiva normalità. Ci avvicina un giovane protetto da grandi occhiali scuri. Un tipo tosto, insomma. Ci dice che è stato il primo ad intervenire, che insieme ad un altro ha sfidato fumo e detriti, ha impugnato gli estintori e scongiurato che le fiamme si impossessassero del blocco condominiale. Tutto vero. Ce lo dimostra sottoponendoci le immagini immortalate da un telefonino. Il suo. Come dire che nessun intervento di utilità sociale al giorno d'oggi non avrebbe senso se non venisse documentato da un video ad uso familiare. "Sei un eroe" gli diciamo "il Comune dovrebbe premiarti. "Macchè" ci risponde "non ci penso neanche e neppure mi interessa". Lo lasciamo mentre dall'androne affumicato del palazzo continua la teoria degli anziani strappati a quella cronica guarnizione domiciliare. Ci voleva una calamità per strapparli di li', come in parte accadde anche per la bomba post bellica di Viale Caprera. Quartiere Venezia, Livorno. Una città invisibile che riappare suo malgrado a scadenze del tutto involontarie. Lasciamo definitivamente l'area e il pensiero, chissà perchè, ci va ai giovani piromani che incendiano i cassonetti dell'immondizia, ma anche ai piccoli e grandi piromani della politica che annunciano tagli alla spesa sociale dimenticandosi dei propri appannaggi o mai rendicontando gli impegni già assunti. Nel tempo zero della politica (per dirla con Sua Maestà Ferruccio De Bortoli) crescono, di necessità, sussidiarietà e supplenza. La crisi insegna anche questo. Altro che Monti bis.

Gran Guardia Amarcord - I giorni del Tatsebao di Marco Sisi

25.09.2012 16:48

 

I veleni postumi del Limoncino: una brutta storia

19.09.2012 11:46

Va bene che la crisi incattivisce i rapporti sociali e non fa pensare positivo, ma cosi francamente è troppo. La vicenda del (molto presunto) fallimento della ditta Bellabarba fa pensar male, soprattutto in relazione al fatto che l'origine delle situazioni prefallimentari non può essere univoca. Comunque esclusivamente riconducibile al mancato rientro di un cospicuo investimento finanziario. La vicenda tuttora misteriosa del Cantiere F.lli Orlando di Livorno, rimossa dall'intera Città, lo ha drammaticamente dimostrato. Se così fosse dovremmo chiederci (razionalmente) che cosa fosse rimasto in quella azienda così tentacolare della sua vocazione fondamentale (edilizia, riparazioni, movimento terra) e con quale strategia finanziaria fosse stata promossa la diversificazione sulle cave. Non è un caso che la Ditta abbia conferito il ramo aziendale "Ambiente" ad un pool di banche, nel tentativo di "compensare" il mancato investimento. Mentre non è stata in grado, prima di questa decisione, di utilizzare la liquidità a breve delle commesse edilizie, fra cui quella gigantesca di Salviano 2, frantumatasi per l'insolvenza del committente Edilporto, per finanziare la gestione. Non siamo dunque di fronte ad una azienda sottocapitalizzata (tant'è vero che nel corso della sua operatività ne aveva assorbito altre certamente non sconosciute alle Amministrazioni Pubbliche), tanto meno ad attività di nicchia. Seguiamo da tempo immemorabile la navigazione di questo consorzio familiare (dai tempi delle prime varianti collocate tra Montenero e Quercianella -con episodi franosi annessi- e della vicenda legata alla cosiddetta collina artificiale di Banditella che forse per la prima volta saldò il fronte fra ecologisti, sinistra e reti legalitarie) e sappiamo come uno dei principali vettori di successo della ditta fosse la sua plastica saldatura con il sistema. Banche e concessioni amministrative, tutte da una parte. Lo stesso meccanismo di avallo politico istituzionale che con tutta probabilità in questa circostanza è saltato o comunque ha mostrato una storica debolezza. E i lavoratori, che ovviamente non hanno alcuna colpa se non quella di farsi strumentalizzare dalla stampa livornese con argomentazioni vergognose, tipo quella dei mutui familiari (Tirreno e Nazione in primis), ne hanno fatto le spese. Noi sappiamo come sono andate le cose, siamo stati i primi, con un'altra testata, a raccontare la storia decennale del Piano delle Cave (definito pomposamente Atlante). Di quel piano rimangono determinazioni furtive da parte di Comune e Provincia di Livorno e istruttorie talmente complicate e confuse da avere oggettivamente indebolito le stesse procedure autorizzative ambientali. Sulle quali Bellabarba avrebbe legittimamente "surfato", anche in termini di concentrazione finanziaria dell'investimento (qui l'errore), trasformando  la sua concessione estrattiva (non più utilizzabile)  in una opportunità invero molto larga di "recupero" ambientale. Disponendo per questo di una discarica "ambientale" che avrebbe catalizzato e smaltito senza alcun controllo  una impressionante varietà tipologica di rifiuti in una zona caratterizzata da acqua sorgiva e da un serio rischio idrogeologico. Da qui alcune fra le motivazioni del sequestro preventivo di questa e di altre due cave/discarica che insistono nel territorio di Livorno. In questo contesto, certamente complesso, si sono inseriti i morsi della crisi con i suoi fenomeni esogeni. Stretta creditizia compresa. E' finito, probabilmente anche a Livorno, il tempo delle pacche sulle spalle e delle cene luculliane fra amministratori, uffici, direttori di giornale e dirigenti aziendali che molto semplificava delle procedure. E' finito, probabilmente, il tempo in cui bastava avere un buon amico in banca per accumulare fidi e castelletti ben oltre le capacità operative e patrimoniali dell'azienda. E' finito il tempo in cui compatibilità ambientali e cittadini, per la cultura politica e giornalistica di Livorno, tipo quella dei portaborracce di D'Alema che sul Tirreno si divertono a fare conflittualizzare le regole con i "posti di lavoro" avevano la stessa rilevanza di uno scarico di fogna. Rimandiamo alla lettura delle nostre cronache dell'ottobre 2011 (Rubrica "Fatti in dieci giorni) per comprendere come si sono svolti i fatti che determinarono il sequestro preventivo della Discarica del Limoncino e soprattutto quali sono le imputazioni che sono state mosse a funzionari amministrativi e progettisti in questa delicatissima fase dell'inchiesta.

Per il vigile Giampaolo Cardosi, non colpevole

14.09.2012 21:25

Raccogliendo l'invito dei molti che lo hanno materialmente sostenuto negli ultimi anni di vita, non avremmo voluto spendere parole per Giampaolo Cardosi. Poche ore dopo la sua morte, avvenute in circostanze accidentali (comunque per noi da verificare) sul selciato sconnesso di Via di Popogna, il "vigile capellone" (come lo defini' in modo sprezzante al tempo del processo di primo grado la stampa conformista) è apparso quasi per una sorta di nemesi sugli schermi delle emittenti nazionali con le stesse modalità con cui si rapportava con i suoi non blasonati interlocutori sul ciglio delle strade cittadine. Li affiancava in bicicletta, in modo quasi sommesso, e poi inziava il suo lungo racconto molto sistematico e pieno zeppo di retrospettiva, ricorsi, audizioni e contatti falliti con gli Uffici comunali. Chi scrive ha cercato di contribuire ad  orientarlo, probabilmente senza riuscirci, nel magma della normativa previdenziale anche perchè lui era costantemente alla ricerca di una interpretazione autentica che potesse avvicinarlo ad un principio di giustizia sostanziale. "Mi hanno assolto, sono pulito, voglio tornare a fare il vigile, anche se fosse solo per un giorno, pretendo la ricostruzione della carriera". Poi ci sono state vicende dolorose che lo hanno ulteriormente allontanato dal baricentro delle cose normali. Lui a cavalcioni sulle sue biciclette, il mondo ripiegato sul suo anonimato finanziario fatto di "spread e di borse che volano" e sulla sua inerzia consumistica. Non volevamo parlarne, dicevamo. Ma quel comunicato del Comune, letto dal Sindaco quasi fosse ormai un malinconico replicante degli Uffici comunali in scadenza di mandato, ci ha fatto ribollire il sangue. Una cronistoria costruita per dimostrare che Cardosi era in realtà un benestante travestito da clochard, un invalido percettore di rendite a vario titolo e di una pensione di reversibilità che se avesse continuato le sue mansioni di vigile al livello di inquadramento più alto della sua qualifica avrebbe certamente guadagnato di meno di quanto non avesse percepito in vita dalle sue pensioni. Vergogna. Una sorta di studio comparato, insomma, buttato li' per dimostrare che quest'uomo (certamente con limiti e difficoltà caratteriali) non era un indigente e come tale, secondo Cosimi, mai e poi mai avrebbe potuto rappresentare "un esempio per i giovani". Parole che si commentano da sole e che hanno scientemente omesso di valutare il passaggio più importante. Il fatto cioè che Cardosi nel 98 fu assolto da ogni imputazione di furto aggravato dalla Corte d'Appello di Bologna. Un non colpevole, insomma, che chiedeva il riconoscimento retroattivo dei propri diritti giuridico economici dopo aver subito l'onta del mobbing prima e della destituzione poi. Per questo ne abbiamo parlato e per questo ospitiamo volentieri il commento di due legali (pubblicato nella sezione "Notizie", qui a fianco), che lo hanno assistito negli ultimi anni di vita. Senza dimenticare il lavoro di coloro che lo hanno assistito con cuore e professionalità in questi lunghi anni e che in buon numero erano presenti ai suoi funerali. Ciao Giampaolo.

(per visualizzare il commento vedere qui)

Sergio Nieri

Le carte che restano: i misteri della variante abitativa (sociale) del Mercato Ortofrutticolo di Livorno

29.08.2012 12:10

L'8 Novembre del 2011 il settore politiche abitative della Regione Toscana informava la responsabile del Settore Pianificazione Territoriale dello stesso Ente sullo stato del procedimento relativo alla Variante di trasformazione abitativa del Mercato Ortofrutticolo. L'Architetto Maurizio De Zordo, nel caso specifico, si "augura" che la proposta di localizzazione dell'intervento (presentata per ottenere l'assegnazione di un finanziamento regionale di quasi 4 milioni di Euro) sia coerente con il Piano Strutturale e conforme al regolamento urbanistico, come da attestazione del responsabile del procedimento amministrativo comunale. Nella parte finale il dirigente ammette candidamente che la "proposta" non è stata accompagnata in sede istruttoria da alcuna evidenza che riguardasse l'ambito generale di intervento e la stessa caratteristica della Variante. Pertanto è come se ammettese di non aver potuto fare alcun tipo di valutazione sulla conformità urbanistica del progetto. Incredibile.    

Aliquote Imu ultima chiamata

20.08.2012 09:44

Qui di seguito un interessante excursus sulle aliquote Imu (Prima e Seconda casa) applicate dai Comuni italiani e, limitatamente ai Comuni toscani, gli incrementi relativi alle addizionali comunali Irpef. In generale i Comuni, che devono comunque fronteggiare un taglio dei trasferimenti superiore ai tre miliardi di euro, si sono orientati  (tranne alcuni) al contenimento della tassazione sulla prima casa e, semmai, all'elevamento della stessa sulla seconda. In questo secondo caso sono stati praticati sconti ripetto all'aliquota ordinaria (mediamente il 10,6/oo) sulle unità abitative affittate con regolare contratto di locazione. In un sistema complicato per quanto riguarda modalità e tempistiche del pagamento è opportuno ricordare alcune scadenze. Archiviata la rata dello scorso 18 giugno, che ha portato nelle casse degli Enti impositori (Stato e Comune) 10 miliardi di euro e calcolata con aliquote base uguali per tutti (2 mille), adesso lo scenario si complica. Come avevamo anticipato a proposito del caso Livorno (5,8 mille prima casa, 10,6 mille sulla seconda con sconti sulle affittate), i Comuni (che già in sede di bilancio di previsione  avevano fissato l'aliquota di pertinenza  territoriale secondo i valori qui sotto rappresentati) entro il mese di settembre possono ancora apportare correzioni alle delibere in base all'andamento del gettito. (a Livorno, a tutto il 4 luglio, accertato un gettito di circa 17 milioni di euro, di circa 5 milioni inferiore ai valori stimati corrispondenti a meno 34 euro procapite per contribuente). Ma sua volta sul saldo del gettito dovranno essere computati gli effetti dell'ultima manovra di revisione della spesa pubblica (spending review 2) che, secondo stime del Comune di Livorno, dovrebbe avere determinato un ulteriore taglio di almeno due milioni di euro. A sua volta il Governo, nell'ultima seduta di Cdm, ha annunciato che trasferirà ai Comuni in crisi di liquidità, entro il mese di settembre 2012, una somma tratta sul cosiddetto Fondo di riequilibrio 2012 per assicurare il funzionamento minimo dei servizi pubblici. Che dunque non dovrebbero essere a rischio di taglio. Ma tant'è, le prospettive sono incerte e comunque dovrebbero essere definite a settembre, quando sarà piu' chiaro quanto scaturirà dal cocktail del gettito Imu  effettivo, della riduzione dei trasferimenti e degli eventuali rimborsi governativi. Un passaggio delicatissimo che si concluderà non prima di  lunedi 17 dicembre, quando i contribuenti (cittadini, utenti) rischieranno di ricevere qualche servizio pubblico in meno e di impiegare la tredicesima mensilità per potere liquidare l'onerosissimo conguaglio dell'Imu. (a Livorno previsto un differenziale di 0,38 per la prima casa e uno ancora più     pesante per la seconda non affittata).

Aliquote IMU in Italia:

MILANO

Prima Casa Categoria A4, A5 Aliquota ridotta al 3,6/oo
  Categoria A2, A3, A6, A7 Aliquota valore base 4/oo
  Categoria A1, A8, A9 Aliquota 6/oo
Seconda Casa   Aliquota 10,6/oo
Ab. con contratto registrato   Aliquota 9,6/oo
Artigiani/Commercianti   Aliquota 8,7/oo

 

 

GENOVA

Prima Casa Aliquota 5/oo
Seconda Casa Aliquota 10,6/oo

 

TORINO (3 miliardi di debiti)

Prima Casa Aliquota 5,75/oo
Seconda Casa Aliquota 10,6/oo

 

BOLOGNA

Prima Casa Aliquota 5,5/oo
Seconda Casa Aliquota 9,6/oo

 

FIRENZE

Prima Casa Aliquota 4/oo
Seconda Casa Aliquota 10,6/oo

 

ROMA

Prima Casa Aliquota 5/oo
Seconda Casa Aliquota 10,6/oo

 

NAPOLI

Prima Casa Aliquota 5/oo
Seconda Casa Aliquota 10,6/oo

 

ALIQUOTE IMU TOSCANA e ADDIZIONALI IRPEF

CITTA' IMU ADDIZIONALE
CARRARA 4/oo 0,57/0,8
EMPOLI 4,80/oo 0,4
FIRENZE 4/oo 0,2
GROSSETO 4/oo 0,5
LIVORNO 5,80/oo 0,4/0,8
LUCCA 4/oo 0,6
MASSA 4/oo 0,7
MONTECATINI 5,5/oo 0,8
PISA 4/oo 0,2
PISTOIA 4/oo 0,8
PONTEDERA 4/oo 0,5
PRATO 4/oo 0,5
CECINA 4/oo 0,6
PIOMBINO 5/oo 0,5

 

Le carte che restano: il Bilancio Atl Livorno anno domini 2011 (l'ultimo della serie storica)

04.08.2012 21:13

SEQUENZA DI UN BILANCIO

(per la relazione completa del Presidente Alfredo Fontana ciccare qui)

 

 

Dalla Relazione al Bilancio 2011 del Presidente apprendiamo che ATL SpA ha effettuato:

nel 2010:  9,273 milioni km di TPL per un corrispettivo di 22,325 milioni di €,

nel 2011:  7,820 milioni km di TPL per un corrispettivo di 19,757 milioni di €.

 

A conti fatti, l’Obbligo di Servizio 2011 ha prodotto una duplice riduzione:

  • di servizio TPL  pari a   - 1,473 milioni di km           e
  • di corrispettivo pari a    - 2,568 milioni di €

E’ invece cresciuto del + 4,71% il corrispettivo unitario (€/km) riconosciuto dalla Regione e dagli EE.LL, i quali hanno corrisposto ad ATL SpA

  • nel 2010 :            2,4075 € per ogni km percorso            (= 22,325 M€/9,273 Mkm),
  • nel 2011              2,5264 €/km                                          (= 19,757 M€/7,820 Mkm),

Dunque il corrispettivo 2011 è stato adeguato all’indice Istat FOI.

Il Presidente ATL nega l’evidenza con argomentazioni illogiche. Afferma infatti che in costanza di contratto il corrispettivo 2011 sarebbe stato di 2,993 M€ in più di quelli riconosciuti nel 2010, ma tralascia il fatto non trascurabile che per quel corrispettivo avrebbe dovuto effettuare 1,473 milioni di km in più.

E’ indiscutibile che ATL SpA non sia riuscita a mantenere l’equilibrio di bilancio con un corrispettivo unitario di 2,5264 €/km, mentre era riuscita nel 2010 con un corrispettivo unitario inferiore.

La perdita netta d’esercizio di – 2.436.688 € contraddice l’affermazione vantata nella relazione al bilancio, per la quale “ il Consiglio d’Amministrazione ha messo in campo tutte le possibili azioni di contrasto alla perdita di valore della società ”

Sono insufficienti a spiegare il risultato negativo, sia l’accantonamento di fondi saliti da 0€ nel 2010 a +734.694 € nel 2011, sia  l’esiguo risparmio di materie prime (gasolio, lubrificanti, pneumatici, ricambi, etc..) di -181.515 € , che sconta l’aumento del prezzo.

La verità è che il CdA porta tutta la responsabilità della perdita di efficienza verificatasi nel 2011, aggravata dal fatto che contemporaneamente sono

  • aumentati i proventi del traffico (la vendita di biglietti e abbonamenti ha fatto registrare +318.424 € quale risultato combinato dell’aumento delle tariffe urbane e della riduzione dell’utenza conseguente all’aumento delle tariffe e alla riduzione dei servizi);
  • diminuiti i dipendenti  di 24 unità full-time equivalenti con una riduzione del costo netto del personale di – 1.246.219 € ;
  • diminuiti gli ammortamenti di – 379.639 del tutto in linea con la riduzione percentuale dei corrispettivi.

Italia 2012: la politica assente nell'Italia di Monti e Draghi. Consigli per l'orientamento

03.08.2012 14:49

Difficile mantenere una linea di orientamento nel caos organizzato di questo scorcio di vita nazionale. Lo stesso Monti, figura tutelata da un sempre più imbarazzante Giorgio Napolitano e protetta dai grandi gruppi editoriali, si sta avvitando in una serie di singolari fuori programma. Non ha la scaltrezza di un Massimo D'Alema o il pensoso ripiegamento carartteriale di un Prodi, che pure ha operato sempre nei periodi pre crisi limitandosi a far di conto (con buone performance dell'avanzo primario del fabbisogno statale, ma null'altro). La nostra sfiga è stata quella di assistere alle performances da gita aziendale di Berlusconi proprio nel momento in cui si verificò il crollo delle Torri Gemelle (nel 2001) e poi soprattutto quando è esplosa la bolla immobiliare americana  (nel 2008), con effetti di rilascio sul sistema bancario (che aveva largheggiato nei mutui finanziari) e poi sui mercati internazionali. Non abbiamo le prove che con Prodi (o con D'Alema) le cose sarebbero andate meglio, ma certo avere un Presidente del Consiglio inseguito da ballerine e Procure e per di più mollato platealmente da Fini (che poi non si è dimesso da presidente della Camera) non ha aiutato la causa della nostra credibilità internazionale negli scenari diretti e indiretti prodotti dalle grandi crisi di questo inizio di secolo. Monti ha rappresentato li' per li' la Grande Supplenza, ma al di là dei "compiti a casa", richiesti a gran voce dall'Europa per implementare la costituzionalizzazione del bilancio in pareggio, obiettivamente non è andato. Questi "compiti a casa" suonano  poi beffardi perchè rappresentano il tributo di sangue (fatta ovviamente esclusione per i soliti noti) di un Paese in declino al finanziamento di un debito pubblico (da non confondersi con il deficit pubblico, tecnicamente commisurato alla formazione della ricchezza nazionale dai parametri del Patto di Stabilità Europeo) che, guarda caso, ha iniziato a debordare a partire dalla fine degli anni 80. Da quando cioè si è verificata l'occupazione dello Stato e del sistema pubblico allargato da parte dei partiti. Con quel formidabile patto di potere fra politica e affari che ha utilizzato le casse pubbliche come finanziatore politico dell'interesse privato, o per meglio dire come "meccanismo di stabilità" per legittimare la corruzione di sistema in particolare sulle Grandi Opere territoriali e nazionali. I costi impropri di queste operazioni si sono tendenzialmente scaricati sul debito pubblico nazionale senza fornire alcun servizio, generando la necessità di emettere titoli i cui rendimenti sono prima diventati volatili a causa dell'inflazione a due cifre (ricordiamo l'epopea pre Euro dei Bot People) e poi, con l'ingresso dell'euro,variabili in funzione dei corsi dell'Euro. Una valuta oggi più che mai esposta alle scorribande e alla diffidenza degli speculatori e degli hedge fund internazionali che scommettono quotidianamente sullo stato di difficoltà dei Paesi deboli come il nostro (rispetto alla locomotiva tedesca) in relazione al montante del debito (secondo alcuni osservatori per il trenta per cento in mano alla criminalità organizzata) e soprattutto ai costi sociali della crisi. Il problema è in effetti questo: fino a che punto questo Paese (inteso come espressione dei ceti che contribuiscono e non evadono) potrà tollerare che si intervenga sulle leggi di spesa, sulla leva fiscale, su alcuni nodi comprimibili della spesa pubblica senza attendersi alcun corrispettivo in termini di offerta politica e sociale? Forse quando si esaurirà -nel centro sinistra e fra i sindacati- lo spauracchio mediatico di un ritorno al potere di Berlusconi o più realisticamente quando saranno seriamente intaccate le riserve di risparmio privato di un Paese che al momento si salva dalla bancarotta solo grazie alla parsimonia delle generazioni che ci hanno preceduto? Oggi Monti si avvita, in modo anche grottesco, intorno alla sua creatura, quel "salva Spread" che in pieno campionato europeo di calcio i cervelloni del gruppo Espresso-Repubblica  e del Corriere della Sera attribuirono a suo esclusivo merito. Un meccanismo di regolazione che avrebbe consentito di utilizzare trasferimenti comunitari (fino alla concorrenza di 500 miliardi di euro) alle soglie di un possibile default (crisi finanziaria di sistema) bypassando le competenze della Bce  (che non può prestare acquistando titoli) ed eludendo le prescrizioni monetarie internazionali che regolano i cosiddetti aiuti "agli Stati", circostanza quest'ultima che se dovesse essere processata (in luogo appunto del Fondo salva-Spread o salva-Stati attribuito a Monti) sancirebbe la definitiva riduzione di sovranità dei conti pubblici nazionali (con effetti devastanti per l'autonomia nazionali delle leggi di bilancio e lo stesso finanziamento del settore pubblico). Oggi, anche a causa della pressione della Germania e della sua Banca Nazionale, quel meccanismo pare essersi inceppato nonostante le rassicurazioni di Mario Draghi (Presidente italiano della Bce) che da parte sua vorrebbe, ma non può dare materialmente corso ad una politica di sostegno diretto (tramite acquisti) al debito degli Stati. A Monti non rimane, paradossalmente, che appellarsi al sistema bipartisan delle forze politiche che lo hanno tenuto a galla nella fase esecutiva del suo Mandato, quella in cui ha inanellato una serie di provvedimenti "condivisi" (anche nel Paese) di enorme impatto sociale finanziario. Atti che nel medio periodo genereranno l'inasprimento della tassazione sui redditi medio bassi, la riduzione del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni e in tema di lavoro la libertà di licenziare, il blocco dei contratti di lavoro, la morte del contratto nazionale. Temi di rilevanza leggermente superiore a quello dell'accorpamento delle Province, che dalle nostre parti sta dando luogo ad un miserabile confronto campanilistico sulle città "capoluogo". Questi, in sintesi, "i compiti a casa" richiesti da Monti al Paese che, sempre secondo Monti, i mercati non avrebbero riconosciuto e che  il salva-spread, viceversa, consentirebbe, con la sua iniezione straordinaria di liquidità, di valorizzare. C'è evidentemente qualcosa che non quadra, soprattutto quando il duo Napolitano Monti (sempre più soli alla guida del Paese) evoca la riforma delle legge elettorale come auspicabile causa di raffreddamento dello spread italo-tedesco e di ripresa del Paese. Siamo al paradosso dei paradossi. Ma allora, in tutta sincerità, di fronte alla resa condizionata dei tecnici, che invocano la riorganizzazione normativa del sistema politico, converrebbe andare a votare subito. Lo chiedono, appunto, i "loro mercati".

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