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Nella terra dei conflitti di interesse (non solo quello berlusconiano) e dei sottrattori di bene pubblico (oltrechè dei simulatori di verità)..., dove lo spreco si confonde con la miseria, dove non sai mai quello che ti capita... ma ormai ci sei abituato... e se capita non ti meravigli più, dove per vincere una battaglia non occorre coraggio ma capacità economica.... abbiamo deciso (vestendo tutto il coraggio possibile) di andare contro corrente e di mettere a nudo realtà spesso soffocate dai giochi di potere in grado di pilotare l'informazione direzionandola un po' qua, un po la, ma mai dove realmente e in maniera trasparente dovrebbe andare.

La nostra esperienza nel mondo civile ci ha permesso di affrontare varie argomentazioni e documentarle con video, immagini e commenti audio.

 

In questo sito potrete rendervi conto personalmente di quanto possa essere facile "non dire" cose sconvenienti e sostituirle con frasi di eccellenza che attirano popolarità e deviano l'attenzione.

 

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Articoli

Il processo di maturazione di un leader plebiscitario

14.12.2013 21:04

Postato in "Notizie"

 

 

Un Paese Borderline

10.12.2013 11:01

Se sullo sfondo di questo quadro un po' sfuocato che è il nostro Paese non ci fossero i dati inequivocabili del crollo del gettito Iva, di prestazioni pensionistiche al limite del minimo vitale che interessano ormai 8 milioni di cittadini, di trattamenti di sostegno al reddito in debito cronico di copertura, della perdita del potere d'acquisto delle famiglie crollato del 10% dal 2008 al 2012, di aziende costrette a svendere merci e macchinari pur di permettersi le operazioni di chiusura delle attività, potremmo dire di vivere in una situazione surreale. Con il rischio sopravvenuto, dopo i fatti di questi giorni, che vengano a mancare anche i fondamentali della democrazia. Che il sistema politico fosse in apnea e la Costituzione (almeno dal 2009) sospesa, lo avevamo anticipato da tempo. Sarebbe francamente da ipocriti ritenere che il breack even point sia stato determinato dalla recente pronuncia della Corte Costituzionale sulla illegittimità della legge elettorale. Ma certo qualche interrogativo resta. A iniziare dal fatto comunque la Consulta non sarebbe mai intervenuta come tale se non in forza di un ricorso promosso da un professionista(!) e, paradossalmente, dopo avere dichiarato inammissibili nel gennaio 2012 i quesiti di un referendum che avrebbe voluto abrogare lo stesso Porcellum e reintrodurre per via normativa la legge elettorale precedente (Il Mattarellum). Quesiti che, appunto, intendevano annullare gli effetti del super bonus maggioritario (di cui hanno goduto tutti) e il micidiale meccanismo delle liste bloccate. Cosa è accaduto di tanto rilevante per ribaltare concettualmente quella decisione? E perché riconsegnare ai teatranti della politica (compresi quelli legittimati dal voto plebiscitario delle primarie Pd) un Porcellum "smontato" con un impianto di natura essenzialmente proporzionale? Perchè somministrare l'amara medicina senza un dispositivo e soprattutto una serie di motivazioni che indirizzassero l'attività del pur confuso e inaffidabile legislatore parlamentare? Perchè Letta, forte delle Grandi Intese, non ha avuto la forza di proporre subito l'abrogazione del Porcellum con atto di sua iniziativa? Forse per lasciare l'interpretazione autentica di quanto sta accadendo al Presidente della Repubblica, garante non della Costituzione, ma di questa fase politica transeunte almeno finchè un giorno quella sentenza non avrà prodotto i suoi effetti giuridici paralizzanti per l'intero sistema istituzionale? Per guadagnare ulteriore tempo insomma in vista del rilegittimante Semestre Europeo? E come la mettiamo con quei quasi 150 parlamentari del centro sinistra in quota maggioritario le cui nomine sono tuttora pendenti presso gli organi di validazione  perchè sussisterebbero altri ricorsi avverso il Porcellum presso la Corte Costituzionale? E come potranno operare i parlamentari non convalidati quando la Corte avrà ufficializzato le motivazioni dell'illegittimità della Legge che ha conferito loro lo status di deputati? Tutto da rifare, dunque, ma in un contesto di estrema difficoltà dove un Parlamento virtualmente delegittimato secondo alcuni politologi, ma legittimo in base al principio tempus regit actum secondo altri sapientoni di ambiente quirinalizio, dovrebbe provvedere all'approvazione della Legge di Stabilità anche per dare risposte alle categorie sociali di cui abbiamo tracciato un profilo all'inizio. Illusorio ora evocare una situazione di cui potrebbe farsi carico mahatma Renzi forte dell'investitura popolare ottenuta con modalità irrituali  (altra circostanza paradossale di una situazione di impazzimento generale), così come era propagandistico affermare  che la decadenza di Berlusconi (validata dalla ratifica palese di un Senato a sua volta delegittimato) avrebbe "liberato" il quadro politico dal problema che in questi anni ne avrebbe determinato il condizionamento assoluto. Le larghe intese, frutto dell'anomalia elettorale, ma anche della crisi di rappresentanza dei partiti, stavano li' a dimostrare che il baricentro del sistema politico, da Monti in poi, si era già spostato da un'altra parte. Al pari di quanto sta avvenendo oggi con un governo di "risulta", frutto della deberlusconizzazione dolce garantita da Napolitano. Un governo evidentemente limitato dalla protesi di una folta rappresentanza di ministri ex Pdl che consegna alla mediazione infinita di Letta e dello stesso Napolitano le ragioni stesse della propria sopravvivenza alla guida di alcuni dicasteri strategici per il Paese. Ma mentre accade tutto questo, non si trovano le coperture per finanziare la Cassa Integrazione in deroga e prevenire la beffa della Mini Imu. Mentre il sistema previdenziale rischia il collasso e con assoluta certezza Mps non rimborserà il prestito di quattro miliardi di euro concessogli dallo Stato in uno dei pochi momenti di generosità della gestione Monti. Ma di questo, ovviamente, non si deve parlare.

Comitato Acque Sicure

27.11.2013 11:02

(postato in Livorno "Radio-Attiva")

Si è costituito nei giorni scorsi, con sede provvisoria a Livorno, via Santa Barbara n. 43, un Comitato cittadino di mobilitazione pubblica sul problema dello smaltimento delle acque radioattive del reattore nucleare ex-Cisam in mare. Ne fanno parte cittadini e cittadine di diversa appartenenza o opinione politica. Nei prossimi giorni sarà aperta una campagna di adesioni on-line.

Il Comitato si prefigge di:

• Sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione;

• Esercitare una costante pressione sulle Istituzioni Locali, regionali e nazionali, al fine di realizzare il massimo quadro di garanzie per la salute pubblica e per l’ambiente nell’esecuzione dell’operazione di smaltimento e, in mancanza di questo, di ottenere la sua sospensione.

E’ già stato posto, in diverse sedi, il problema di una adeguata informazione dei cittadini sullo smaltimento delle acque del reattore, operazione avviata nella più completa indifferenza a tale esigenza, che risulta invece fondamentale in una moderna e democratica comunità. Per quanto sia stata posta in evidenza, nei giorni scorsi e ne sia stata riconosciuta la necessità, tale informazione è arrivata in pillole e con l’evidente dichiarato scopo non di informare, ma di tranquillizzare l’opinione pubblica. Il Comitato ritiene pertanto insufficiente l’attuale livello di informazione e ne chiede un potenziamento. Insieme a tale esigenza, invierà a gruppi e associazioni sociali e politiche, ma soprattutto alle Istituzioni Locali livornesi e pisane, urgenti richieste di incontro per approfondire i seguenti argomenti ed ottenere precisi impegni e risposte:

1. Il procedimento autorizzativo dell’operazione e la sua coerenza con la normativa nazionale concernente i rifiuti radioattivi;

2. Il monitoraggio, non solo dei semplici livelli di radioattività, ma delle possibili filiere di concentrazione degli stessi una volta a contatto con l’ecosistema marino;

3. La valutazione complessiva e cumulativa degli elementi inquinanti confluiti nel nostro mare in tempi recenti (presenza del Rigassificatore e utilizzo costante e massiccio dell’acqua marina per i raffreddamento, con successiva reimmissione in mare; sversamento di bidoni contenenti sostanze tossiche non ancora del tutto note; escavo di fanghi portuali altamente inquinati; presenze industriali con sversamento di elevate quantità di inquinanti);

4. Il problema del coordinamento ambientale di Area Vasta e l’autorevolezza delle istituzioni livornesi in sede regionale sulle problematiche concernenti l’ambiente.

Il Comitato promuoverà iniziative e convergerà con simili attività promosse da altri soggetti con i

medesimi fini, nell’area livornese e pisana.

Buonanotte Livorno: tempi e modi di fuga dal congelatore sociale

22.11.2013 22:47

Immaginare un'alternativa al governo tradizionale di Livorno è sempre stata una impresa da ricercatori. Probabilmente tanta parte di quelle risorse intellettuali ed operative che a Livorno hanno da molti anni giocato un ruolo tutto sommato marginale o comunque transitorio, da altre parti, in altri contesti, avrebbero proposto, discusso, realizzato progetti di pubblica utilità con ben altra soggettività e forza d'urto. Forse al punto tale di fare la differenza in contesti di ampia mutevolezza, ma con significativi margini di dialettica nonostante o in virtù dell'effetto concorrente della crisi. Il dramma di questa realtà, che comunque conserva un suo fascino bohemienne nonostante il diffuso conformismo da supermarket della politica (si veda la patetica rincorsa di molti cinquantenni del Pd al rottamatore Renzi), è che i venti della crisi non hanno determinato alcuna crisi della municipalità in quanto tale, ma solo fenomeni di opposizione territoriale agitati da qualche soggetto civico non estemporaneo, da forze residuali della sinistra e da espressioni di testimonianza sociale  meritoriamente "drammatizzate" dai giovani del "progetto reddito". Questi ultimi, forse al di là delle proprie intenzioni, hanno avuto il merito di evidenziare le contraddizioni dell'ultimo,grande strumento rimasto in mano all'autonomia municipale, cioè quello della programmazione urbanistica. Che, specie negli ultimi anni, ha generato la stagione della collaborazione con la proprietà fondiaria senza riceverne alcun beneficio. Da questo patto, che nel corso degli anni ha assunto varie coloriture, sono scaturiti errori ed orrori che hanno profondamente inciso nel DNA della popolazione "media" (oggi alle prese con la rinegoziazione dei mutui nella coda della grande stagione dell'edilizia agevolata e/o con i ripetuti fallimenti finanziari dei soggetti costruttori convenzionati con l'amministrazione comunale nei grandi piani di lottizzazione privata inaugurati dall'ultimo Piano Regolatore). Gli errori hanno ovviamente riguardato anche il consumo spregiudicato del suolo nel corso di questi ultimi vent'anni e, contestualmente, una sorta di disperata corsa alla "tranquillità sociale" da parte dei soggetti che hanno forzatamente contratto vincoli trentennali col sistema bancario. Ne è scaturita una reinterpretazione complessiva del livello di socialità e conseguentemente il crollo della massa critica della popolazione. La televisione dei talk show ("hanno detto da Santoro, da Floris, da Paragone"), la fuga molto individuale e forse notturna nei social network (dove un po' tutti diventano tribuni per non poterlo essere o diventare l'indomani mattina), il pettine conformista e riparatore di due pessimi fogli quotidiani come Il Tirreno e La Nazione (stabilizzatori delle caste locali), hanno ovviamente fatto il resto. Mantenendo la città in una sorta di galleggiamento atemporale, che solo il Pds, Ds, Pd ha saputo declinare alla perfezione. Offrendo sempre margini protetti per la canalizzazione del consenso, come quando l'attuazione dei grandi patti urbanistici periferici di edilizia convenzionata veniva preventivamente (e forse segretamente) spiegata dall'Assessore di turno nelle sezioni di partito ancor prima di essere delibata nelle assemblee elettive. Attenzione, siamo ben oltre il vecchio clichè dell'assegnazione delle case popolari. In questo caso la Municipalità agiva per redistribuire reddito attraverso il patrimonio residenziale pubblico (la cui dinamica costruttiva si è fermata all'inizio degli anni 90); qui invece la Municipalità agisce come fiduciaria di un contractor privato, per quanto collettivo, cui affida la costruzione delle opere di urbanizzazione dietro la prestazione di una garanzia fideiussoria difficilmente monitorabile. E su questa base chiede "la collaborazione dei cittadini" che abbiano deciso di acquisire casa attraverso la sottoscrizione di onerose promesse di vendita; contratti tecnicamente non impegnativi per il Comune al punto tale che, di fronte ad una ipotesi di fallimento aziendale dell'impresa o della cooperativa di costruzione in qualche misura vicine all'Amministrazione, l'Ente Pubblico ha sempre avuto gioco facile nell'affermare: "è una questione fra privati" sciogliendosi preventivamente da ogni plausibile responsabilità. E' in questo quadro che, nonostante l'evolversi dei format dell'edilizia collettiva fino all'ultimo business dell'edilizia sociale di mercato, si è stabilito su piazza un inedito patto urbanistico che lega insieme trasversalmente categorie e soggetti molto diversi tra loro e attribuisce ai soggetti attuatori un enorme potere dispositivo e di condizionamento sui piani regolatori. E questa, fra le altre, una sorta di "stabilizzazione territoriale", una specie di grande congelatore sociale da cui si può uscire seguendo due filoni; quello virtuale, che alimenta una concezione visionaria della realtà ed aggancia "le discussioni" sui social network e quello civico, che sui limiti strutturali della realtà costruisce processi di accertamento delle responsabilità. Vedremo nel prossimo intervento come ce ne sia un terzo, e cioè l'apparente rinnovamento della classe dirigente del partito di maggioranza relativa. Un passaggio apparente insignificante, ma di grande valore amniotico e mediatico.

Livorno, il grande paradosso: come incrementare l'offerta immobiliare senza soddisfare il fabbisogno abitativo

11.11.2013 15:22

Martedì 19 novembre ore 21.30, al Teatrofficina Refugio (Scali del Refugio), incontro con Sergio Nieri sul tema del fabbisogno abitativo e gli interessi immobiliari

Analisi dello stock immobiliare in provincia di livorno (aggiornato al 2011 e tratto da un dossier della Regione Toscana nel quale si fa riferimento anche allo stock di patrimonio immobiliare pubblico, ai mutui ipotecari accesi e alle quote di invenduto sulle quali dovrebbe intervenire l'Amministrazione o chi per essa in caso di emergenza sfratti).

Nella seconda parte affronteremo la genesi di due operazioni esemplari come la variante abitare sociale di Coteto e quella di Fiorentina (attraverso la tecnica della concentrazione degli indici edificatori).

Nella terza parte parleremo delle tre grandi stagioni dell'urbanistica in salsa labronica: gli espropri legati ai Piani Peep, la perequazione urbanistica legata al rapporto pubblico privato, le convenzioni urbanistiche per l'"abitare sociale" 

Comunicazione orientativa a cura di Sequenze Cultura Livorno/Osservatorio Civile Legalità Democratica. 

Relatore Sergio Nieri
Introduzione Diego Sarri Ex Caserma Occupata

 

Per gente come noi.

03.11.2013 22:12

Per gente come noi, che si è ritrovata da Saturday Night fever in Via Caetani in un batter d'occhio, e poi ha dovuto suo malgrado aspirare l'odore acre di Via D'Amelio dopo la prevedibilissima strage di Capaci, per gente come noi, dicevamo, la politica non è mai stata un guscio vuoto. Ed è forse per questo che questa spasmodica attenzione per i contenitori non ci entusiasma per niente. A parte che un giorno ci dovranno anche spiegare come fanno a tirarli su, i contenitori, vista l'impotenza organizzativa che ci circonda. Ma eventi, peraltro reiterati, come la Leopolda fiorentina, dimostrano se ce ne fosse bisogno che la leadership incidentale di un Paese passa anche dalla capacità di aggiudicarsi l'emozione più remunerativa del mercato politico. Berlusconi lo seppe fare nel 94, quando ballò sulle macerie di un sistema che lo aveva nutrito e protetto, Renzi potrebbe iniziare a farlo oggi, dovendo solamente trovare la quadra della devastazione culturale e politica del presente, dopo avere messo in sicurezza l'emotività instabile di un paese impoverito e senza rotta. Berlusconi giocò con le connessioni televisive, protette da una legislazione in progress per lo più favorevole, per uniformare i gusti e le ambizioni di un paese che doveva essere semplicemente sintonizzato sulle modulazioni di frequenza di appelli e suggestioni pubblicitarie. Renzi non ha questo problema, perchè opera su un parco ideativo (quello della Rete) che non necessita di concessioni amministrative, ma solo di una macro sintesi fra aspettative e livelli di comunicazione differenziati. Il primo faceva scorribande nell'etere, confidando nel contributo "interessato" di amici e forse anche "compagni" che poi furono travolti e ridimensionati dalla Tangentopoli meno evidenziata dalla storia di quegli anni. Quella che intervenne sul "finanziamento" illecito ai partiti aprendo peraltro crepe significative  nell'interpretazione autentica di due reati "cult" come la corruzione e la concussione. (a seconda di come si inquadrassero le relazioni personali che generavano il condizionamento dei partiti e delle Istituzioni interessate) Il secondo (Renzi) è condannato ad operare nella trasversalità del sentimento negativo verso la politica formale, già picconata oggi da Grillo, un tempo dalla Lega padanica, dallo stesso Berlusconi quando parlava di "teatrino della politica", ma anche da Monti quando ha tentato di "semplificare" la politica facendosi eterodirigere dalla misura del differenziale con i Btp tedeschi. Questo input di "innovatore comunque" gli ha spalancato poi le porte di Sky e dei gruppi editoriali ispirati dalla figura imponente di De Benedetti. Se Berlusconi insomma ha alzato l'ematocrito dell'elettorato nazionale (o quanto rimaneva di esso) per relativizzare il suo conflitto d'interessi, Renzi si limiterà a stabilizzarne l'umore (e ovviamente le emozioni) cercando consensi tra le legioni dei grillini "de sinistra" e ovviamente nella pancia di quanto rimane del ventennio berlusconiano, senza tralasciare ovviamente "quei nuovi aspiranti italiani" che tanta parte stanno avendo nella vergognosa contabilità dei nuovi iscritti "al Pd". Non è un caso che Renzi si dichiari fermamente contrario all'amnistia e all'indulto (con riferimento ad una eventuale combinazione Napolitano-Letta-Alfano che possa indirettamente favorire il decaduto e condannato Berlusconi), sostenga lo "ius soli", ma poi annunci di volere "riformare la Giustizia" secondo lo schema dei saggi quirinalizi, consolidando "tra le righe" il principio di responsabilità civile per i Magistrati che sbagliano. Si dichiari a favore del voto palese nel voto sulla decadenza di Berlusconi e impugni con Grillo lo scalpo berlusconiano (cosa che a Grillo costerà cara sul piano elettorale), ma poi non dica nulla sul caso Cancellieri, Ministro della Giustizia molto vicina al clan del tangentaro Ligresti. Renzi insomma interpreta gli umori prevalenti del Paese, ma, a differenza del primo Berlusconi che si fece un partito da solo, è costretto a muoversi in un contenitore ottocentesco, ormai di dubbia trasparenza politica e scarso radicamento territoriale. Una "fucina di tessere" che può paradossalmente rappresentare un freno per chi la leadership intende cercarla nella "rete" o fra gli italiani "che sfidano individualmente gli effetti economici ed esistenziali" di una crisi certamente più grande e diffusa di quanto non dicano gli indicatori ufficiali. Per gente come noi, cresciuta forse suo malgrado tra il 78 e il 92, tra Via Fani e Via d'Amelio, non è certamente un bel segnale.

P.S. Ci fanno osservare che Renzi avrebbe preso posizione sulla questione Cancellieri e sulla rete familistica di quest'ultima (Ministro della Giustizia) con il clan di Ligresti, attestata da una serie di inequivocabili intercettazioni. Circostanza che, obiettivamente, avrebbe indirettamente favorito (o condizionato) il complesso iter di scarcerazione di Giulia Ligresti. (da cui il successivo patteggiamento della pena di quest'ultima). Non tutti nel clan di Renzi e soprattutto nel Pd (vedi le dichiarazioni del capogruppo Zanda al Senato, ex allievo di Cossiga) la pensano come lui. Ma Renzi ha parlato "dopo" il dibattito in Senato (quando i sondaggi popolari sulla sorte del Ministro
erano spalancati) e soprattutto, come spesso gli capita in questo periodo, ha detto "Al posto suo mi dimetterei" oppure "Se fossi stato il leader del Partito le avrei chiesto di dimettersi "Tutte frasi al condizionale che evidentemente non dicono nulla e soprattutto non sciolgono la riserva del fiorentino sul presunto abuso della funzione ministeriale da parte della super ministra nel caso in questione, nonostante il pressing di Repubblica e azone limitrofe. Vediamo cosa accadrà mercoledì 20 al voto sulla mozione di sfiducia. Prevarranno Zanda, Renzi o il partito di Repubblica (che sostiene Renzi)?

 

Le carte che restano: Aamps 2013, un anno vissuto pericolosamente

28.10.2013 22:53

Su Aamps Livorno, la società che gestisce il cosiddetto ciclo integrato dei rifiuti per conto del Comune di Livorno, da più di un anno è calata una impenetrabile cortina di nebbia. Dopo il ciclone Rosi, il contabile umbro che secondo la vulgata del Sindaco Cosimi avrebbe risanato l'Azienda dischiudendo "orizzonti di stabilità", si è indubbiamente aperta una nuova fase. Quella per cui il Comune di Livorno, socio totalitario di Aamps, è diventato affidatario dei servizi di raccolta, trasporto, smaltimento dei rifiuti solidi urbani che costituiscono parte integrante del valore di produzione dell'Azienda controllata. Questa situazione ha messo il Comune nelle condizioni di essere ad un tempo riscossore del servizio svolto da Aamps, ma anche debitore di quest'ultima per un importo corrispondente al valore teorico del servizio prestato. (circa 35 milioni di euro su base annua). In pratica, con la riscossione del tributo il  Comune controllante remunera il valore commerciale del servizio svolto dalla controllata e soddisfa il credito vantato da quest'ultima nei suoi confronti. Tutto lineare, se non che la precaria condizione economica dell'Azienda, che chiuderà l'esercizio 2013 con un utile simbolico di Euro  5.337 (!), peraltro peggiorativo dell'utile 2012 pari ad Euro 8.150 (!), risulta aggravata da una esposizione finanziaria di ammontare ancora sconosciuto che mette a rischio la liquidità essenziale per provvedere, fra l'altro, al pagamento della spesa corrente (personale e fornitori), oltrechè ai tassativi accordi di moratoria con i creditori stabiliti a suo tempo da Rosi con metodi "non da educande" per consolidare il debito finanziario generato dai prestiti bancari e dalla mancata riscossione di circa 22 milioni di Tia. Ecco allora la drammatica situazione che si prospetta al congedo di Rosi, nel febbraio del 2013, quando il Comune, nella sua veste di affidatario del servizio, decide di scendere direttamente in campo per garantire la liquidità alla propria Azienda.

 

22/02/2013

Assemblea "totalitaria"socio Aamps (Comune).

Cosimi congeda Rosi e rinvia al 4 marzo 2013 nomina nuovo amministratore (in un primo tempo sarà Falleni, poi decaduto per incompatibilità).

Presiede G. Verugi. Presidente Collegio Revisori.

Tra le altre cose Verugi raccomanda di:

1) procedere agli accordi di moratoria con i creditori 

2) formalizzare rapporti bancari essenziali all'equilibrio finanziario

3) attivare procedura di vendita immobile Via Bandi, la cui mancata realizzazione "ha causato un ammanco di 3,5 milioni di euro rispetto al piano finanziario originario"

4) provvedere alla dismissione partecipazione nella Società Biscottino SPA

5) adempiere per regolarizzazione ad alcuni versamenti fiscali omessi.

 

L'Assemblea, su invito dei Sindaci, delibera di autorizzare Aamps a sottoscrivere un contratto di cessione del credito a favore di MPS "come da contratto di servizio delibera C.C. 19/12/2012). Il Comune, socio unico di Aamps, è affidatario e riscossore del servizio di smaltimento, trasporto e raccolta rifiuti solidi urbani e speciali assimilati. In questa veste opera come debitore ceduto nei confronti di MPS dei crediti ceduti da Aamps (cedente) a Mps. Il contratto di servizio (cioè le prestazioni di Aamps per conto Comune) di cui sopra ha un valore stimato di circa 36.000.000 di euro su base annua. Non è dato di conoscere le condizioni contrattuali poste da Mps. Verosimilmente Mps, a far tempo da marzo, "sconta" la fattura MENSILE emessa da Aamps nei confronti del Comune. E quest'ultimo "paga" MPS (in quota capitale ed eventuali interessi) che intanto trasferisce il corrispettivo del credito mensilizzato (cioè fatturato su base mensile) ad Aamps. In sostanza ecco perchè Cosimi e Nebbiai (dicendo una cosa impropria) affermavano che il Comune "dà tutti i mesi 3 milioni ad Aamps". (3x12 fa infatti 36, importo corrispondente al valore del contratto di servizio rapportato ad anno).

 

14/05/2013 Nomina di Enzo Chioini (ex portavoce sindaco) ad Amministratore unico di Aamps.

 

31/05/2013 Con determinazione n.1452 il Comune di Livorno modifica le condizioni contrattuali dell'affidamento del servizio ad Aamps per ciò che riguarda le modalità di emissione della fattura da emettersi nei confronti dello stesso Comune (!) (da MENSILE A TRIMESTRALE ANTICIPATA)

 

21/06/2013 Nebbiai su La Nazione dichiara trionfalisticamente di avere salvato Aamps. La giornalista accenna ad un PRESTITO DI DIECI MILIONI a favore dell'azienda e ad una abilissima manovra dell'Assessore.

 

02/07/2013 La Giunta Comunale di Livorno con decisione n.248 decide di prendere atto dei contenuti di un rapporto predisposto dall'Ufficio Società e partecipazioni del Comune di Livorno (Dipartimento Programmazione Economico Finanziaria). L'oggetto della Comunicazione è: AAMPS SPA - Nota esplicativa sui punti all'Odg prossima Assemblea dei Soci. Tra i punti ne compare uno finale che "chiosa" quelli precedenti e introduce l'argomento "ACCESSO LINEE DI CREDITO CON BNL" Nel rapporto si evidenzia:

1) L'urgenza di attivare nuove forme di finanziamento collegata all'esposizione dei rischi di liquidità derivanti da gestioni precedenti e da "accordi di moratoria" (definiti dalla gestione Rosi).

2) La valutazione fatta in questo senso "dalla società" dai condizioni contrattuali "alternative" a quelle offerte dal precedente Isituto di credito (Mps) per l'attivazione di una linea di credito di smobilizzo dei crediti derivanti dal contratto di servizio (di cui sopra) con l'A.C.

3) La constatazione (che si lega al punto 2) che l'operazione deliberata con MPS il 22/02/2013 non avrebbe garantito l'equilibrio finanziario dal GIUGNO 2013. (in effetti, come vedremo più sotto, Aamps chiederà a MPS una estensione della linea di credito, ma Mps non accoglierà la richiesta dopo avere verificato il preoccupante conto economico dell'Azienda (solo + 761.000 euro, lo stesso del 2012)  e il valore della produzione stimato negativo per il 2013 con uno scostamento di -2,7 rispetto al 2012).       

4) Che a seguito di indagine presso altri Istituti di Credito, è stata formalizzata l'offerta di IFITALIA spa, società di factoring appartenente al gruppo BNP PARIBAS.  

 

Nel rapporto si descrivono poi le caratteristiche "estensive" della proposta di IFITALIA rispetto al contratto con MPS:

a) Concessione di un anticipo "pro solvendo" per un limite massimo di 9.000.000 di euro "revolving", cioè la clausola che consente di "rigenerare" il credito realizzato a favore di Aamps (con i relativi costi) a scadenza trimestrale (dunque altro che prestito di "soli" 10.000.000 DI EURO come riferiva entusiasta la corrispondente de La Nazione).La trimestralità del trasferimento è stata infatti resa possibile dalla modifica delle modalità di emissione della fattura che Aamps avrebbe emesso nei confronti del Comune.(non più mensile, ma trimestrale anticipata, come si evince da determinazione dirigenziale di cui sopra del 31/05/2013). 

b) Ifitalia dunque "anticipa" ad Aamps i crediti maturati nel corso del trimestre operativo da Aamps nei confronti del Comune, al netto di commissioni e spese fisse (circa il 2% dell'importo trimestrale, vale a dire 100.000 euro), dietro cessione "contrattuale" di una quota del contratto di servizio corrispondente ai successivi 24 mesi a partire dalla sottoscrizione dell'atto di cessione. In pratica, Aamps, e di riflesso il Comune che ne è socio unico, "cedono", come da atto notarile del 25/07/2013, 75.000.000 di euro ad Ifitalia cui il Comune (soggetto affidatario del servizio) domicilierà direttamente la fattura emessa da Aamps nei suoi confronti ed al cui pagamento provvederà verosimilmente (in qualità di debitore ceduto) con il gettito Tares di cui è riscossore diretto (salvo ovviamente evasione parziale o totale della stessa).

c) Aamps potrà anche, per contratto, chiedere un’anticipazione del corrispettivo del credito ceduto su base trimestrale in base alle proprie necessità finanziarie (tipo pagamenti straordinari o improvvise crisi di liquidità nel pagamento dei fornitori) non oltre ovviamente il valore nominale dei crediti ceduti. (pari, a circa 9.000.000) Sulle somme anticipate Ifitalia realizza una commissione di un ulteriore 2%. Per cui ad esempio se Ifitalia anticipasse ad Aamps 5 dei 9 milioni della trimestralità per pagare Cooplat, realizzerebbe un guadagno di circa 280.000 (100.000 fissi +180.000 per anticipo) euro in una botta sola riservandosi di incassare gli interessi maturati sull'anticipazione a scadenza della trimestralità. Inutile aggiungere che il totale dei costi finanziari  dell'operazione (cioè il guadagno di Ifitalia) andrebbero iscritti alla fine dell'esercizio finanziario tra i costi di produzione dove già fa mostra di se' la svalutazione dei crediti non riscossi da Tia (circa 2.250.000 euro per il 2013) con relativo aggravio per il conto economico.(nel quale spiccano 13.000.000 di spese personale su 40.000.000 circa di valore produzione, una relazione "di efficienza" poco sostenibile anche nel breve).

d) Il rapporto comunale aggiunge che tale meccanismo consentirà all'Azienda di "autorigenerarsi" ad ogni trimestre in quanto è agganciato all'emissione trimestrale della fattura verso il Comune di Livorno. L'eventuale importo anticipato dall'Istituto di Credito alla società sarà,infatti, pari al 98% della fattura trimestrale emessa dalla società per i servizi svolti a favore del Comune di Livorno. Le condizioni dell'offerta prevedono, in caso di attivazione del "factoring", un costo trimestrale di circa 100.000 euro, per un totale di 400.000 euro l'anno, relativo alle commissioni di factoring ed interessi dell'Istituto di credito concedente pari all'1,25% sull'importo della fattura trimestrale. Pertanto, prosegue il rapporto sottoscritto dal Dirigente Dipartimento 2 Nicola Falleni, lui stesso per un brevissimo lasso di tempo amministratore unico di Aamps, e controfirmato dalla Dr.ssa Rosalba Minerva, Responsabile Ufficio Società e Partecipazioni, se da un lato l'operazione consentirà una maggiore disponibilità di strumenti da attivare in caso di sofferenza finanziaria, dall'altro comporterà un possibile aggravio, dal punto di vista economico, relativo all'incremento degli oneri finanziari a carico della società (nel caso di attivazione della linea di factoring). Oltre all'anticipazione di fatture tramite l'utilizzo del factoring, Bnl ha deliberato una linea di credito pari a 1 milione di euro per elasticità di cassa nella forma di uno scoperto di c.c..

 

Nell'atto notarile del 25/07/2013 (le esternazioni di Nebbiai risalivano al 21/06  2013 e non a caso la prima rata della Tares, poi prorogata, era stata scadenzata al 31/07/2013) si evidenzia come tra tutti i crediti trasferiti (nel computo dei 24 mesi dalla sottoscrizione dell'atto di cessione) è ricompreso anche quello "certo, liquido, ma esigibile al 90esimo giorno dalla emissione della fattura, relativo al periodo "luglio, agosto, settembre, 2013 dell'importo di Euro 7.970.001,00 +IVA (Tot.8.767.001,00), emessa dalla cedente AAMPS nei confronti del debitore ceduto. Dunque Ifitalia trasferisce (e il contratto diventa operativo) ancor prima che il Comune possa riscuotere la prima rata della Tares. E forse non è casuale il fatto che Cosimi e Nebbiai abbiano da subito rassicurato sul fatto che il gettito (F24 permettendo) sarebbe stato di oltre 8 milioni di euro.

 

segue.

Lettera: Il virus labronico

15.10.2013 11:40

https://www.senzasoste.it/la-vostra-voce/lettera-il-virus-labronico

Tuttoberlusconi/3 Lo scalpo di Berlusconi

08.10.2013 23:38

Berlusconi ha mollato. O forse no. Ma non poteva essere diversamente. Una parabola grottesca e drammatica ad un tempo. Che B. avrebbe potuto evitare se lui stesso avesse aderito a suo tempo (un'enormità, ci rendiamo conto) ad una legislazione seria e vincolante sul conflitto di interesse (magari tratta dalla giurisdizione anglo-sassone di equity). L'emerito Presidente della Corte Suprema di Cassazione Esposito, infatti, estensore della condanna che data primo agosto 2013, non avrebbe potuto affermare, con riferimento all'acquisto fraudolento dei diritti di riproduzione televisiva Mediaset, "lui non poteva non sapere". E Berlusconi, scherzo del destino, non avrebbe sbattuto in finale di carriera sui volti truci di due "fini giuristi" come Giarrusso (M5S) e Pezzopane (Pd), colei che organizzò la rivolta delle carriole a L'Aquila, che hanno fortemente militato per la sua espulsione dalla storia repubblicana in seno alla Giunta per le Immunità del Senato. Ma tant'è. Letta ora ne agita trionfante lo scalpo (di B.), ma il vero banco di prova per l'ultrà europeista saranno le settimane che verranno. Lo farà con Alfano, l'uomo che soltanto un mese e mezzo fa doveva essere fatto fuori per conclamata inettitudine in seguito alla vicenda Shalabaeva. L'uomo che di fronte alla "francescana vergogna" di Lampedusa ha affermato che la tragedia "si ripeterà". La coppia più amata da Napolitano con un tweet annuncerà "cento buone notizie" sulla Legge di Stabilità e forse quest'Italia un po' rincoglionita dai talk show finirà per crederci, mentre il pinocchietto di Santa Maria Novella ((Renzi) garantirà a Letta sostegno, ma chiedendogli di guardare comunque un po' più a sinistra, come vorrebbero gli ormai anziani "giovani turchi" del suo elefantiaco Partito. Intendiamoci, a parte lo scalpo berlusconiano in odore di decadenza, i nodi sono e rimangono sempre gli stessi. Ma la sensazione è che sotto l'ombrello fantozziano dell'abbattimento del cuneo fiscale (una cosa di cui lo stesso Letta parla da una decina d'anni), dovrebbero essere spente le fibrillazioni sistematiche su Iva, Imu seconda rata, Service Tax e vincoli collegati. Tutti temi "cari" a Forza Italia, ovviamente. Una soluzione all'americana, insomma, che farà la gioia di Rosy Bindi e forse anche di un ritrovato Cicchitto. "Più soldi in busta paga" per incrementare i consumi essenziali di generi rivalutati dall'incremento del punto di Iva (ormai inevitabile), e disporre di maggiore liquidità per far fronte alle spese sociali compartecipate e ovviamente alla giungla delle scadenze tributarie che onorano il rapporto "virtuoso" fra il fabbisogno statale e un Pil che non cresce (3%). Attendendo di conoscere metodo e applicazione del nuovo sistema di tassazione immobiliare legato anche alla utilizzazione dei servizi. C'è poi il fronte delle Imprese che sulle risorse "liberate" dovrebbero fare ripartire gli investimenti e sostenere così la crescita complessiva dell'economia nazionale senza delocalizzare o trasferire i capitali all'estero. Un quadro potenzialmente ottimale, che non tiene però conto dell'impoverimento tendenziale subito da buoni due terzi del Paese in questi anni (con almeno un terzo al di sotto della soglia di povertà), dalla chiusura di un numero illimitato di piccole e medie imprese e una spesa pubblica (che non è necessariamente sociale) ancora per molti aspetti legata a cortocircuiti parassitari quando non criminali. Il peso dell'economia illegale sul debito pubblico nazionale è infatti ancora fortissimo e fa ovviamente scopa con una evasione fiscale da urlo che, tendenzialmente, è di poco superiore su base annua all'incremento della spesa per interessi sul debito pubblico. (dato quest'ultimo su cui agisce il famigerato spread di montiana memoria). Per cui è come se il sistema fosse costretto a utilizzare il reddito di chi è in grado o sceglie eticamente di sostenere carichi tributari (nonostante la crisi di liquidità)per finanziare il buco determinato dall'evasione di chi fa transazioni magari speculando sull'euro o dai circuiti sempre più diffusi dell'economia sommersa che attanaglia il Paese. Anche e soprattutto nei distretti locali, dove le Amministrazioni Regionali e Comunali sono sempre più vittima di poteri forti, caste trasversali, sanguisughe di denaro pubblico sottratto agli usi e agli investimenti sociali, soggetti non meglio identificati in possesso di forte liquidità abili e idonei a valorizzare i conflitti di interesse che si annidano (non importa se a destra o a sinistra) nelle maglie dei poteri pubblici rappresentativi. Ma questo a Letta e Saccomanni potrebbe non interessare. Come continua a non interessare, nella sostanza,la riforma della Legge Elettorale (che Letta aveva promesso di abrogare) o lo stesso abbattimento dei costi della riserva parlamentare, un'area impenetrabile dove si riciclano le vecchie, incrollabili consuetudini di un sistema politico piegato su se stesso e comunque indifferente alle sorti del Paese reale.

Tuttoberlusconi/2 (la deberlusconizzazione dolce)

30.09.2013 20:24

Berlusconi ha sbroccato. E forse non poteva essere diversamente. Prima o poi questa condizione di cerimoniere delle "larghe intese", che lui stesso aveva sdoganato all'indomani del sorprendente risultato elettorale, andava risolta. Il lungo "tiki taka" della responsabilità nazionale, governata con il consueto cinico aplomb da Napolitano, si è dissolto allorquando ha assunto concretezza il vero obiettivo di Letta e aree collegate. Cioè quella della "deberlusconizzazione dolce". La vera scommessa del buon Enrico, sbroccato anche lui quando Berlusconi ha chiesto ai suoi ministri di dimettersi (al momento senza grande successo), era proprio quella di "accompagnare" il migliore amico di suo zio sul binario morto della condanna "pari o superiore" ad anni due per frode fiscale. Mentre lui, sotto l'alto patronato di Napolitano, avrebbe assunto la presidenza del semestre europeo con il paese devastato dalla crisi, ma i conti in ordine. Da una parte dunque, un Governo (delle "larghe intese", ma senza la bomba da orologeria del conflitto permanente con gli organi di Giustizia), dall'altra proprio lui, Berlusconi, di fronte all'alternativa secca postagli dalla Legge sull'esecuzione penale della condanna a lui più acconcia, se appunto la cupa prospettiva auto-detentiva degli arresti domiciliari o la paradossale situazione "rieducativa" dei  servizi sociali. Una scelta da farsi improrogabilmente entro il 16 di ottobre, con tutta probabilità il giorno dopo o lo stesso giorno in cui, con voto "politico", l'Assemblea del Senato dovrebbe esprimersi sulla sua decadenza da senatore, "diritto di difesa" permettendo (così come aveva ipotizzato lo stesso Violante del Pd quando aveva sostenuto che sulla conformità della Legge Severino all'art.25 della Costituzione, nell'incertezza interpretativa sulla natura amministrativa o penale della norma, avrebbe dovuto esprimersi la Corte Costituzionale). Oltretutto il 19 di ottobre dovrebbe pronunciarsi la Corte d'Appello di Milano sulla rimodulazione della pena interdittiva da infliggere in relazione alla pena principale stabilita dalla Corte di Cassazione il primo di Agosto e allora, salvo clamorose sorprese, la procedura di espulsione dal Senato dovrebbe perfezionarsi pressochè automaticamente aprendo il campo alla vulnerabilità penale dell'ex Premier. In caso di rinvio a giudizio e di fronte al pericolo di inquinamento delle prove, infatti, i Magistrati inquirenti di Napoli che indagano sul fronte della compravendita dei parlamentari a metà fra Ulivo e Polo della Libertà (2006/2008) potrebbero chiudere il cerchio eseguendo nei suoi confronti un ordine di custodia cautelare. E pensare che poco o nulla di tutto questo sarebbe successo se ai primi di Luglio Luigi Ferrarella del Corriere della Sera (!) non avesse ricordato ai cervelloni  della Corte di Cassazione di incardinare l'udienza relativa al Processo Mediaset nella sezione feriale del 31 Luglio/1 Agosto per evitare che si prescrivesse almeno uno dei due reati fiscali attribuiti a Berlusconi in relazioni a frodi compiute tra il 2002 e il 2003. Con le conseguenze dilatorie che ne sarebbero scaturite. Su questo abbrivio la tattica erosiva del duo Letta-Napolitano nei confronti dei Ministri Pdl, le cosiddette "colombe", avrebbe dovuto, appunto, cogliere il doppio obiettivo della "stabilità" e del sostanziale abbandono di Berlusconi al destino coatto della sua vicenda giudiziaria. Tutto sembrava andare liscio se quest'ultimo, accortosi dell'inerzia a lui sfavorevole, non avesse "sbroccato" chiedendo improvvisamente le elezioni a legislazione elettorale invariata. Un destino comunque presente all'Uomo di Arcore nel momento in cui, non a caso in itinere, e con i titoli aziendali in costante ascesa, ha deciso di abbandonare la deriva di un Pdl ormai infiltrato dalla democristianità di Letta per tornare a indossare la camicia di Forza Italia e celebrare così il suo esorcismo contro l'aumento dell'Iva, il probabile ripristino dell'Imu seconda rata e le fragilissime prospettive del cuneo fiscale (di cui Letta parlava già senza costrutto al tempo del secondo governo Prodi). Eccovi servita la "deberlusconizzazione dolce" di Letta e Napolitano. Che oggi assume anche il volto spaziato di Alfano e gli occhi dolci di Beatrice Lorenzin. In attesa, che probabilmente sull'onda dell'indignazione generale, del grande ritorno di Monti e di Ferruccio De Bortoli  e delle interminabili scadenze statutarie del Pd, si compiano ancora una volta i destini della Repubblica violata di Napolitano. Vedremo come, ad horas.

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