Interporto, un pozzo senza fondo

04.01.2012 12:30

Le analisi (che mancano) di Massimo Paoli.

Avevo grande stima per Massimo Paoli e sono certo che il suo originale contributo al confronto sui futuri assetti portuali e periportuali di Livorno ci mancherà molto. Al di là della sua dichiarazione di attenzione per il cosiddetto Porto Ferroviario, che in un certo senso il nuovo Presidente dell'Authority ha rilanciato, rilevava nella sua analisi l'attenzione per il contesto che avrebbe dovuto accompagnare la valorizzazione del nuovo profilo internazionale dello Scalo. Per questo Paoli non era sempre in linea con le posizioni consolidate (mascherate dietro concessioni a volte parassitarie) di chi non permetteva allo Scalo di misurarsi con le sfide della modernità. L'attenzione che Paoli riservava allo sviluppo di Area Vasta andava probabilmente in queste direzione, ma spesso si scontrava con paure e municipalismi. Di più, il suo volare alto e il suo personale convincimento che per favorire la competitività di un territorio si dovesse "pensare in grande" erano concetti troppo sofisticati per amministratori che, a causa di una cultura amministrativa approssimativa e in un certo senso faziosa, hanno in più di una circostanza scambiato quell'invito con una licenza a scommettere sul futuro di una Comunità senza prestare attenzione alle necessarie graduazioni di ordine finanziario e amministrativo. Lo stesso sostegno a mezzo stampa che Paoli dette all'operazione Ospedale , quando invitò l'opinione pubblica a sostenere Cosimi, definendolo un Ulisse che per non farsi tentare dalle sirene dell'immobilismo si sarebbe  dovuto legare a un palo della nave, fu più dettata dalla necessità di sostenere un sindaco in costante fuga solitaria (come altre scelte hanno dimostrato e stanno dimostrando) che da un effettivo convincimento nel buon esito di quella spericolata operazione. Quando poi infatti gli feci bonariamente osservare che non si sarebbe trattato di una operazione "a costo zero", ma anzi un azzardo con molti oneri e molte incognite per i futuri assetti della Città, lui ne convenne ampiamente. D'altra parte Paoli fu il primo a sostenere che per finanziare la Piattaforma Europa ci sarebbe stato bisogno di un miliardo di Euro, che Porta a Mare non poteva limitarsi ad essere solo una operazione immobiliare e che il Progetto Rossignolo era molti aspetti una costruzione di fantasia. E ora che il porto appare vicino ad una probabile resa dei conti, con Aziende storiche al limite del collasso e patrimoni in (S)vendita con relativo potenziale banchetto per gli speculatori, non è possibile percepire il segnale d'allarme che Paoli avrebbe certamente lanciato. D'altra parte conosciamo già la sequenza. Dalla dichiarazione dello stato di crisi non si passa mai alla liquidazione dell'azienda, ma semmai dalla nomina di un supermanager e poi da una variante al Piano regolatore Urbano o Portuale che valorizzi e metta in sicurezza i beni da dismettere o trasformare. Questo è valso per il passato, varrà certamente per il futuro. Per questo occorrerà essere vigili. Qui di seguito una conversazione (registrata dall'Associazione Libertà Eguale) che Paoli mi concesse via mail con la consueta linearità. Si parlava di interporto. A futura memoria.

sergio nieri

 

tratto da:

http://www.laboratorioentilocali.it/libertaeguale/index.php?option=com_content&task=view&id=193&Itemid=99999999

 

From: Sergio Nieri  (Associazione Sequenze)

To: massimo.paoli (L.eg. Livorno)Sent: Tuesday, March 25 2008

Subject: Interporto  

 

Ciao Massimo e buona pasqua con ritardo. 

Leggo cose piuttosto singolari su Interporto. Albergoni in via di costruzione, un 'intensa attività di compravendita immobiliare funzionale al deposito dei container. Attori, l'interporto medesimo (orfano del tronco di collegamento ferroviario) e una società che interfaccia la Cilp, tale Cam, che ha definito l'acquisizione di aree proprio in questi giorni. Vorrei sapere la tua opinione al riguardo. Non mi pare che fosse questa la mission dell'Interporto, ancorchè i bilanci vengano chiusi con utili significativi... Sergio   

 

Da: "Massimo Paoli"

A: Sergio Nieri

Data invio: Wed, 26 Mar 2008

Oggetto: Fw: Re: Interporto   

 

Caro Sergio, l'Interporto come certamente sai è un'infrastruttura pensata alla fine degli anni '60 (era-precontainer) come sistema di scambio della modalità di trasporto (nave gomma - nave ferrovia - gomma ferrovia e viceversa), da qui il nome tecnicamente più appropriato di "centro intermodale" (è diventato Interporto per poter contare sui benefici di legge, che con puro nominalismo tutto italiota, danno agli "interporti" e non danno a qualunque cosa non si chiami così). Un'infrastruttura pensata sulla base dell'assunto che fosse possibile scaricare in Darsena Toscana ricaricare su gomma-ferro fino a Guasticce, riscaricare, immagazzinare e poi al momento opportuno ricaricare sul vettore finale che porta la merce a destinazione.

Con il passare degli anni i trasporti sono diventati logistica (una delle innovazioni più rilevanti di questo ultimo ventennio) ed il "tempo" è divenuto decisivo (non tanto la velocità, ma l'essere in time con i processi in corso). Così concetti come fluidità, transit time e puntualità door to door sono diventati i driver della nuova movimentazione. In questa ottica i container e la merce non containerizzata (ormai poca, visto che l'80% della merce in valore viaggia nel contenitore) che sbarca in Darsena Toscana sale già lì sul vettore finale e va a destinazione, rotture di carico e doppie manipolazioni per fare pochi chilometri sono concepibili solo per container vuoti o container-merce destinati a usi locali.

L'attuale fibrillazione del porto e in parte dell'Interporto è data dall'aumento inaspettato di traffici derivante dai problemi di Genova (saltato il software di gestione e sicurezza, un bel guaio). Una situazione che può rendere sostenibili anche comportamenti non perfettamente efficienti, che però dureranno lo spazio del problema. Altra cosa è l'aumento dei traffici come prospettiva seria e positiva nel medio-lungo periodo, una fenomenologia sulla quale Livorno può fondare una scommessa gigantesca (ecco perché ci affanniamo a dire "cogliamo l'opportunità" della nuova centralità mediterranea, come dire, sono fortune che non capitano tutti i giorni).

Tutto ciò di altro che accade all'Interporto credo faccia parte del difficile sforzo per trovargli al più presto un "senso" e credo che in questo momento prevalga l'idea semplice e semplicista che "più servizi e dotazioni ci sono meglio è" (pensa che la ferrovia dell'interporto da quando esiste, fine 2006, se non prima, ha movimentato un treno solo, quello inaugurale).

Così alberghi, finiture infrastrutturali ecc. credo vadano in questa direzione e forse stanno usando i 26 milioni di euro che gli sono arrivati recentemente, che si aggiungono ai cento e più già utilizzati per questa cattedrale (non "nel deserto", come altre, ma semmai "in mezzo al traffico", comunque molto poco utile, …... fin'ora?).

Il tema meriterebbe approfondimenti,

Ciao A presto Massimo Paoli