Fatti... in dieci giorni

Ditta Bellabarba  (in concordato preventivo)/Comitato Tutela Cava Limoncino.

Continua il duende nell'indifferenza degli amministratori

Livorno, 07.02.2013

Spett.le

La Nazione

Via Marradi, 14

57126 - LIVORNO

 

Oggetto : articoli in cronaca di Livorno del 7/2/2013  

 

Con riferimento agli articoli in oggetto, il Comitato per la tutela della Cava del Limoncino, rileva l’inopportunità delle dichiarazioni da parte di dipendenti del gruppo Bellabarba che risultano essere una indebita pressione sulla Magistratura livornese. Ci sono gravi reati in discussione, minacce per l’ambiente e per la salute dei cittadini, ma per il gruppo di Bellabarba la discarica si deve fare ad ogni costo. Naturalmente si fa riferimento solo al sequestro penale dell’impianto del Monte La Poggia e si tace –come sempre– riguardo al sequestro della discarica di Monteburrone e del provvedimento del Tribunale civile di Livorno che interdice il traffico sulla via vicinale del Limoncino ai mezzi superiori di 35 q.li per ragioni di sicurezza e di tutela del diritto alla salute. I dipendenti del gruppo Bellabarba dovrebbero interrogarsi su “come“ siano state ottenute le varie autorizzazioni, quali siano le responsabilità delle amministrazioni locali e dei tecnici e progettisti del gruppo Bellabarba che hanno fatto finta di niente di fronte ai problemi insormontabili di questo sciagurato progetto di devastazione ambientale (franosità, danneggiamento ambientale, pericolo d’inquinamento per percolazione, biogas, odorigeno, eolico, eliminazione di vene sorgive, alterazione della flora e della fauna etc, etc). Per non parlare della assoluta inidoneità della cd. viabilità d’accesso alla cava: la via vicinale del Limoncino è privata non ad uso pubblico, stretta, già danneggiata dai mezzi pesanti che non vi possono transitare in sicurezza e che non si possono nemmeno incrociare fra loro e con altri mezzi. Il gruppo Bellabarba non fa nemmeno cenno alla crisi che attanaglia il paese e Livorno in particolare, ma per loro le responsabilità sono tutte di chi si è opposto alla discarica del Monte La Poggia. Tale atteggiamento è illogico e, quindi, sospetto e nasconde un fine evidente: interferire con l’azione della Magistratura, per ottenere la realizzazione di un impianto pericoloso per la pubblica e privata incolumità. E’ logico pensare che queste indebite interferenze non avranno alcun successo, né si vede quali contributi possano dare il Comune e la Provincia, in larga misura corresponsabili della vicenda e di cui, si invoca demagogicamente l’intervento. A proposito di “falsità”, il Comitato rileva che tutti gli esposti sono stati ampiamente documentati e che mai nei documenti riferibili al Comitato è stato affermato che nella ex cava sia stato introdotto l’amianto .

                          

 

                                               Il Comitato per la tutela della

                                                    Cava del Limoncino

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24 marzo 2012

Replica al comunicato stampa  dell’Assessore Grassi del 21/03/2012 in merito all’incidente della RA.RI.

Vogliamo sottolineare che anche se l’azienda come la Rari non è classificata a rischio di incidente rilevante, quello che è successo lo scorso 19 marzo non è un caso isolato (vedi l’incendio alla EURECO il 5/11/10 a Paderno Dugnano) e neanche da sottovalutare: in stoccaggio nei loro magazzini ci sono sostanze tossiche e nocive e a differenza della EURECO, le loro lavorazioni avvengono in un raggio di 50-100 metri da abitazioni e aziende commerciali: come ci saremmo dovuti comportare se la nube avesse continuato a espandersi, se non fosse stato per la pioggia e il vento che ne ha abbattuto il pulviscolo? Quale via di fuga avremmo dovuto prendere visto che ha invaso via Pian di Rota? Manca allora un piano di emergenza e di evacuazione, che ci dobbiamo inventare noi !!!

Vi rigraziamo per il lavoro che state svolgendo ma, ad ora, i provvedimenti  per contrastare  l’inquinamento e i cattivi odori negli ultimi mesi da parte del Comune e il costoso progetto PartecipAria della Provincia (circa 40.000 euri), non hanno per niente risolto l’annosa questione che si protrae da più di quindici anni e che ha già dato luogo ad un primo esposto da parte dei cittadini residenti vicino alla Ra.ri.  Questo si è chiuso  nel 2010 con una sentenza di assoluzione dell'azienda, per altro discutibile, in quanto nel corso della procedura la provincia ha rilasciato autorizzazioni A.I.A che l‘hanno messa in regola. Sono state allargate le autorizzazioni al trattamento di altri rifiuti tossici e nocivi, in modo da superare le ragioni dell’esposto da parte dei cittadini che tutt’ora si trovano ad affrontare una emergenza quotidiana, tra cui la “nube nera” del 19 marzo scorso, costretti a barricarsi in casa anche per il puzzo devastante.

L’amministrazione in carica all'epoca in cui è stata decisa nel piano strutturale la convivenza tra aziende di questo genere e le abitazioni civili a pochi passi l’una dall’altra non si era posta il problema oppure a monte c’è un vizio di procedura urbanistica ?

La presenza di abitazioni impone che le emissioni da parte della azienda Ra.Ri. non debbano violare il diritto dei residenti al rispetto del proprio domicilio e della vita privata e familiare come da “articolo 8 della convenzione dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali”.

Le centraline non sono la soluzione ai tanti problemi dei quartieri nord, ma solo una prassi burocratica per far vedere che il comune fa qualcosa, perché non misurano nessuno di quegli elementi che immette la Ra.Ri. in atmosfera e tantomeno i cattivi odori: se davvero si volessero effettuare analisi efficaci le si dovrebbe fare sul terreno attorno a tale azienda. Tali rilevazioni sono le uniche, per legge, che un giudice prenderebbe in considerazione.

Chiediamo pertanto al comune e alla provincia di assumersi un impegno con i residenti definendo per iscritto un documento di programmazione per lo spostamento dell’azienda Ra.Ri. e per la cessazione immediata dei cattivi odori escludendo dalle autorizzazioni quelle sostanze o lavorazioni che li provocano, cosa che durante le riunioni di PartecipAria non è stata neanche da Voi accennata. Inoltre nel comunicato dell'Assessore Grassi del 21 marzo scorso si parla soltanto vagamente dello spostamento di aziende come la Ra.Ri., ma senza spiegare chiaramente se anche la Ra.Ri verrà spostata facendo sospettare che sia solo un gioco di parole per prendere tempo.

In assenza di tali impegni formali  i residenti continueranno ad oltranza nella rivendicazione dei loro Diritti e Libertà Fondamentali.

Comitato Aria Pulita Livorno Nord

Livorno 24/03/2012

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09 novembre 2011

"Per un senso unico non può cadere una Giunta"

La vera storia di Pensiamo in Grande.

Prima parte

 

Era il Giugno del 2010 quando il Sindaco Cosimi ipotizzò per la “Nuova Mobilità Urbana livornese” una situazione stile Monaco di Baviera, con parcheggi a cintura e il centro  progressivamente libero dal traffico veicolare privato. Erano i tempi di “Pensiamo in Grande”, il cosiddetto processo partecipativo a 360 gradi (vi parteciparono  persone fisiche, associazioni, ma anche una società per Azioni come Atl) che avrebbe dovuto indirizzare la nuove governance del centro cittadino. L’Atl, peraltro, lanciò un’OPA fortissima sull’esito della consultazione. Consapevole della disastrosa condizione patrimoniale e finanziaria, l’Azienda di Via Meyer, così tiepida sulla incredibile circostanza del mancato trasferimento del deposito nel fantomatico Nuovo Centro, cercò  la saldatura con le forze politiche rappresentate nel Cda e i sindacati  per ottenere un Piano che valorizzasse l’Azienda in vista della “gara pubblica regionale”. Fu allora che l’Assessore alla Mobilità Urbana, Bettini, ebbe modo di segnalare non a caso i quattro contenuti portanti di quella consultazione. Una maggiore accessibilità al Centro sia con mezzi privati e mezzi pubblici, una  riduzione sostanziale del traffico e dell’inquinamento, la realizzazione di infrastrutture per la sosta (a corollario e a rotazione) e infine un concetto abbastanza sofisticato, la specializzazione per correnti di traffico. Un indirizzo, quest’ultimo, che avrebbe dovuto necessariamente comportare una selezione dei mezzi ammessi a circolare lungo l’asse terra mare e mare terra di Via Grande. Non solo autobus, insomma, ma anche taxi collettivi e biciclette, offerte in regime di car sharing e bike sharing. Con effetti di progressiva semi-pedonalizzazione della via centrale, di pedonalizzazione integrale di Piazza Grande, e di tutela della circolazione del mezzo pubblico, cronicamente deficitario in termini di velocità commerciale. Alcuni mesi dopo lo stesso Assessore al traffico e alla Mobilità Urbana depositava un elaborato progettuale che sarebbe stato “apprezzato” dalla Giunta Comunale (in data 26.07.2011) pochi giorni prima dell’adozione della Variante La Gran Guardia (29.07.2011). Questo atto, intitolato riqualificazione di Piazza Grande e Via Grande con riferimento ai risultati di Pensiamo in Grande, prima di diventare un caso politico (è stato prudentemente lasciato nel cassetto ben oltre il 30 settembre, termine richiesto da Lamberti, Gulì e Romano per la messa regime degli interventi sul Centro) portava a sintesi i contenuti della consultazione. Tendenzialmente, la funzione della Via Grande sarebbe  stata rappresentata dai tecnici  come “di supporto” alla parallela Via Avvalorati San Giovanni, sul quale il traffico doveva essere fatto defluire una volta ripristinato il doppio senso di circolazione e solo dopo l’adozione di alcuni accorgimenti, quali “togliere la sosta a spina e ripristinare quella in parallelo” con la prospettiva di mantenere il parcheggio per la sosta su entrambi i lati della strada. I tecnici che elaborarono lo studio su commissione dell’Assessore, a sua volta indirizzato dai risultati di Pensiamo in Grande, nell’occasione ebbero modo di aggiungere: ”considerato che si avrà una sola corsia per senso di marcia occorrerà neutralizzare gli inconvenienti delle svolte a sinistra mediante la realizzazione di due piccole rotatorie, una all’altezza di Via San Giovanni/Cogorano/Porticciolo, l’altra all’altezza di Viale Avvalorati/Via della Madonna. ”Dall’intricato meccanismo progettuale, insomma, la caotica Via degli Avvalorati/Via San Giovanni viene eletta come “avenue” fondamentale per lo scorrimento del traffico privato, anche di quello  diretto verso Piazza della Repubblica (oggi interamente a carico di Via Grande) e contestualmente di quello diretto verso il Mare (oggi interamente a carico di Via San Giovanni). Con questo intervento verrebbe soddisfatto il primo degli indirizzi “politici” di Pensiamo in Grande, quello dell’accessibilità al centro con mezzo prevalentemente privato. Un intervento che i commercianti contestano (perché si sentirebbero aggirati dalla potenziale clientela) e i residenti apprezzano (perché i valori dell’inquinamento scemerebbero). Il punto di equilibrio potrebbe essere rappresentato dai “parcheggi”, ma di questo parleremo  successivamente.

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"Per un senso unico non può cadere una Giunta"

La vera storia di Pensiamo in Grande.

Seconda parte

 

FILOSOFIA E TURBAMENTI

Ma insomma, quale dovrebbe essere la filosofia del Piano per la Mobilità concepita per il Centro Storico? Quella filosofia cui il Sindaco Cosimi aderisce con il retro pensiero di metterne in discussione i provvedimenti attuativi? Perchè, in definitiva, questa fase di stallo critico all'interno della maggioranza di governo, solo schermata dai concomitanti eventi di carattere nazionale che hanno riportato tutti a più miti consigli? Il nodo principale, per la verità, sono i Parcheggi. Lo abbiamo anticipato nello scorso intervento. Parcheggi chiesti a gran voce dai commercianti d'area, che temono di essere neutralizzati da un eccesso di isole pedonali. Allo stato se ne conterebbero ben tre; Via Magenta, Piazza Cavour (che resterà tale finche Spil non riuscirà a vendere l'avveniristico parcheggio dell'Odeon), Via Grande e zone limitrofe. "Ben vengano la riqualificazione di Via Grande e una Piazza Grande restituita alla fama e agli onori di una Covent Garden del ventunesimo secolo, ma senza che a pagare il prezzo del decongestionamento da traffico-sostiene la categoria più esposta a questa trasformazione siano i redditi non solo stagionali degli operatori al dettaglio". In effetti i negozi locali devono già sostenere il confronto impari con le sigle multinazionali che hanno progressivamente acquisito il baricentro delle attività commerciali spostando dalla propria parte gusti e aspettative consumistiche. Figuriamoci se il Pentagono del Buontalenti, e in particolare Via Grande, dovessero finire per diventare impermeabili al traffico perimetrale o comunque una semplice sponda verso il nuovo, improbabile asse viario di Via degli Avvalorati  Ma allora come fare affluire mezzi privati e dunque potenziale clientela in un quadro di progressiva pedonalizzazione?

L'ELIMINAZIONE DEI PARCHEGGI DIFFUSI E L'UTOPIA DEI PARCHEGGI STRATEGICI
A questo riguardo il super piano ispirato dal grande "role play" di Pensiamo in Grande è perentorio. "Occorrerà rivedere radicalmente il concetto di Parcheggio come è adesso", dicono le dodici Tavole di Bettini. Non ci dovrebbe essere più storia, dunque, per i micro parcheggi diffusi a pagamento (quelli con le linee blu recentemente commissionati ad una Società di Pisa). Secondo gli estensori del Piano il parcheggio diffuso comporta la generazione automatica di altrettanto traffico diffuso per la ricerca di parcheggio. Un modo di circolare in Centro non mirato e senza costrutto, insomma. Un cane che si morde la coda. Da cui il default sociale e ambientale del centro storico e relazionale. Singolare dunque che la tradizionale affermazione fin qui attributiva di status come  "sono a giro con la macchina in Centro" sia stata declinata dai tecnici cosimo-bettiniani in termini di default territoriale, ma tant'è. Come ovviare allora? Il Piano ci risponde che i visitatori (li chiama cosi') esterni diretti nelle zone di Via Grande e Piazza Grande dovranno essere indirizzati verso "PARCHEGGI BEN DEFINITI" ove attestarsi. Non più le circa 800 aree di sosta delimitate di blu, insomma, ma grandi parcheggi strategici di prossimità e, ove possibile, di scambio. Esperimenti che fino ad oggi, quando sono stati realizzati, non hanno colto alcun risultato apprezzabile. I parcheggi salvagente e salva commercio, secondo l'istruttoria dei tecnici, sarebbero, per i flussi di traffico provenienti da Sud, il fantasmagorico parking dell'ex Odeon (concepito per quasi 500 posti tra box privati e pubblici ma allo stato mai utilizzato), la mitica previsione di un parcheggio sotterraneo in Piazza Benamozegh e l'impegnatissima Piazza Unità d'Italia, un'area pubblica con una capienza massimale di 122 posti auto contesa peraltro dai parcheggi con linea bianca riservati ai residenti con lettera E e limitata dagli spazi riservati alla Prefettura e alla Compagnia Lavoratori del Porto. Per i flussi di traffico provenienti da Nord (Variante Aurelia Firenze Porto) il nostro Piano prevede per tabulas di nuovo i 122 posti di Piazza Unità d'Italia, i 100 posti del parcheggio di scambio di Piazza Santa Trinità e la disponibilità flessibile di Piazza AZZINI (circa 150 posti), transito e deposito naturale per i mezzi prossimi all'imbarco nel Porto Passeggeri e/o appena sbarcati in attesa di mettersi in viaggio verso la Toscana Centrale e la Costa Tirrenica. Assidua in loco anche la presenza dei camper. Come dire, un'area certamente strategica, ma che nei periodi caldi dell'anno si pone naturalmente al servizio del turismo di stagione. Con scarsa o nulla penetrabilità per il traffico ordinario. Al pari di quanto avviene per i crocieristi, vellicati dalla nouvelle vague vendoliana, che solo col contagocce, e dopo moltissime peripezie, riescono a raggiungere il tratto commerciale più appetibile della nuova/vecchia Via Grande. Last, but not least i flussi di traffico provenienti da Est (Area Porta a Terra, Ex Corallo, Toboga Viale Carducci). Qui gli istruttori di Bettini presentano il colpo d'ala. Incremento posti auto del parcheggio di Via Terreni da 120 a 400 unità con relativo scambio di autobus o taxi collettivi/bici solidali per coprire la distanza di 700 metri fino a Piazza Grande e apertura totale, in secundis, del misterioso parcheggio (nel senso che nessuno lo conosce) di Via Pio Alberto Del Corona, capace di 120 posti, cui si accede incredibilmente attraverso una struttura condominiale privata. Nulla si dice dell'ormai onirico parcheggio sotterraneo del Parco Pertini (noto come Parterre), che comunque il Sindaco con piglio ingegeneristico si era impegnato a sponsorizzare in campagna elettorale. Insomma, cupi rintocchi sulla credibilità dei parcheggi strategici. Ma non disperiamo. Piuttosto, quanto costa il Piano di Mobilità della Giunta Comunale? E soprattutto, ci sono i soldi per venire incontro al sogno di una nuova Monaco di Baviera? Lo vedremo nel terzo tempo di questa analisi.

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21 ottobre 2011

L'amaro calice del Limoncino

 

Svolta nell’ormai annosa vicenda legata alla discarica green del Monte La Poggia in località Limoncino. Dopo i rumors di queste settimane, che davano per imminente un intervento della Magistratura sulla Discarica di Speciali inerti nonostante le reiterate autorizzazioni istituzionali all’esercizio dell’impianto, nella giornata di giovedi 20 Ottobre il Magistrato comepetente, su istanza della Procura livornese, ha disposto il sequestro preventivo della cava in questione. I carabinieri del Nucleo Radiomobile di Livorno hanno infatti di primo mattino percorso la strada di conduzione all’immensa vasca di colmata dei rifiuti speciali realizzata dalla Ditta Bellabarba (che ha 10 giorni di tempo dal provvedimento per chiedere il dissequestro dell’area) per apporre i sigilli alla cancellata d’ingresso della cava. La decisione è evidentemente clamorosa, considerato che entro breve la Ditta avrebbe concluso le opere di allestimento predisponendosi ai collaudi di rito e al cosiddetto stress test deliberato dalla Provincia di Livorno. Tutte operazioni che si sarebbero dovute compiere entro la conclusione della stagione estiva prolungata dal caldo meteorologico. Il provvedimento di sequestro si innesta nel contesto dell’inchiesta penale condotta dal Pm Maffeo sulla base dei numerosi esposti prodotti dal Comitato per la Tutela della Cava. Nel corso del mese di Agosto il Pm aveva spiccato numerosi avvisi di reato nei confronti dei progettisti dell’opera, dei dirigenti amministrativi comunali e provinciali competenti e della stessa Ditta Bellabarba assumendo, in definitiva, che non ci sarebbero stati gli estremi per le autorizzazioni e che i pareri favorevoli espressi in sede amministrativa sarebbero stati viziati da cause di illegittimità. Ora il sequestro apre nel merito scenari imprevedibili, mentre a livello politico sarà interessante comprendere la navigazione che Comune e Provincia intenderanno intraprendere. Le Amministrazioni, infatti, d’intesa con le forze politiche di maggioranza (Pd Idv Sel) hanno sempre sostenuto che prima di intervenire sulle autorizzazioni (per rimodularle o addirittura revocarle) sarebbe stato pregiudiziale valutare un “pronunciamento della Magistratura”. Ora, un sequestro preventivo non è un vero e proprio pronunciamento, ma indubbiamente costituisce un segnale di indiscutibile gravità di fronte al quale non è possibile far finta di cadere dalle nuvole.

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12 ottobre 2011

Autunno 2011: il sapore agro del Limoncino.

Sono trascorsi solo due mesi da quando l’ormai ex segretario territoriale del Pd Di Rocca invitava tutte le parti in causa a prendersi una pausa di riflessione sulla questione “Discarica Limoncino Monte la Poggia”. Un invito che Di Rocca rivolgeva attraverso la stampa più che altro per esorcizzare gli esiti di una partita, già da allora imprevedibili, che poi nelle settimane successive avrebbero messo in discussione la sua segreteria. Oggi Di Rocca dichiara candidamente di essersene andato “per non avere riunito il Partito” di fronte alle emergenze dell’ultimo anno vissuto pericolosamente, fra cui appunto quella legata alla discarica di speciali inerti nella cava limitrofa agli insediamenti provvisori (gli annessi agricoli mai regolarizzati) dei cosiddetti frontisti. E’ vero che il Pd si è clamorosamente spaccato in almeno tre tronconi su questa vicenda, ma è altrettanto vero che Di Rocca si è trovato a gestire una polpetta avvelenata rifilatagli dal Trio Cosimi Kutufà Toncelli (l’ex Assessore Idv all’Ambiente in Comune) quando a livello politico istituzionale fu deciso di attendere su questa partita il “pronunciamento della Magistratura”. Si perché intanto, Comune e Provincia, nonostante le rassicurazioni di partenza date al Comitato dei residenti, mai e poi mai hanno ritenuto di intervenire operativamente sulla ditta concessionaria della Discarica per chiedere un “ridimensionamento” della tabella dei rifiuti ammessi in discarica. Mai e poi mai Cosimi e Kutufà (capaci di autentiche “lezioni magistrali” nel corso della crisi finanziaria internazionale, e in particolare Cosimi di atteggiamenti addirittura profetici nel corso della sua Presidenza Anci)) hanno ritenuto invece di farsi garanti di un accordo di conciliazione fra i frontisti e la Ditta Bellabarba per condizionare in senso positivo e non conflittuale tra le parti gli atti autorizzativi della Discarica. Magari nell’ambito di uno dei tanti percorsi consensuali evocati dallo stesso Cosimi quando teorizza ex cathedra l’urbanistica partecipata. Nulla di tutto questo, dicevamo. In mancanza, è partita una raffica di esposti da parte dei frontisti (cioè comproprietari con Bellabarba della strada di conduzione al Monte La Poggia) che hanno a fatica messo in moto la lentissima macchina della Procura Livornese. Nulla a che fare con la creatività del duo Lepore Woodcock, naturalmente; tuttavia c’è stato un Sostituto, tale dr Maffeo, che ha ritenuto di mettere in trasparenza il procedimento autorizzativo e i suoi responsabili comunali e provinciali per lo più in concorso. Il Pm nell’estate scorsa ha spiccato numerosi avvisi di reato nei confronti dei progettisti dell’opera, dei dirigenti amministrativi provinciali e comunali competenti e della stessa Ditta Bellabarba assumendo che non ci sarebbero stati gli estremi per concedere la/le autorizzazioni e che i pareri favorevoli emessi in sede amministrativa sarebbero stati viziati da gravi illegittimità. Al Dirigente dell’Ufficio Urbanistica del Comune di Livorno Gianfranco Chetoni, in particolare, sono stati contestati i reati di abuso d’ufficio e di falso per avere certificato la “conformità urbanistica” del progetto di discarica contravvenendo alle prescrizioni dell’art.34 del regolamento urbanistico. Chetoni in sostanza, fatta salva naturalmente la buona fede, avrebbe interpretato e autorizzato la discarica in collina come “intervento di rinaturalizzazione”, mentre le norme di attuazione del Regolamento Comunale prevedono soltanto operazioni finalizzate alla riduzione del “rischio idrogeologico”. Una interpretazione che avrebbe tratto in inganno il dirigente omologo della Provincia di Livorno Reginaldo Serra, anch’egli inquisito per concorso in abuso d’ufficio. Coinvolto nell’inchiesta anche Andrea Rafanelli, all’epoca dei fatti funzionario dell’Ufficio Rifiuti e bonifiche della Provincia, cui la Procura ha addebitato lo stesso reato di concorso in abuso d’ufficio contestandogli di avere omesso di rilevare l’illegittimità urbanistica del progetto della discarica. La Procura infine ha ipotizzato il reato di abuso edilizio a carico di Federico Bellabarba (come parte richiedente l’autorizzazione, gestore dell’impianto e committente del Progetto) e per Antonio Rafanelli, zio di Andrea Rafanelli, il funzionario di cui sopra, nella sua qualità di progettista e Direttore dei Lavori. Ad entrambi la Procura ha contestato di avere eseguito le opere e gli impianti della discarica senza un valido titolo. Ad un certo punto, eravamo intorno al 12 Agosto, si era sparsa la notizia che la stessa Procura della Repubblica avrebbe chiesto il sequestro della Discarica. Ma a questa richiesta non è mai conseguita, come sappiamo, alcuna ordinanza esecutiva da parte del Giudice competente. Che è successo? Il quadro è evidentemente drammatico e complesso ad un tempo. E comunque questo “pronunciamento della Magistratura” che avrebbe dovuto liberare “da impegni” tutti i livelli della politica locale, tarda ad arrivare. Nell’incertezza di questo momento, come sappiamo, molte cose sono cambiate. Di Rocca non ha retto alla pausa di riflessione da lui stesso invocata e se ne è andato dopo avere denunciato tensioni con Cosimi. Cosimi, da parte sua, ha sostituito Toncelli con Grassi, nel quadro del riassetto di Giunta di fine estate. Grassi ha fama di decisionista e da bravo ex “mandarino” della Regione Toscana ha le idee chiare e già vellica una prospettiva nella quale Aamps cesserà di essere gestita in house dal Comune e verrà sussunta da un unico gestore regionale dei Rifiuti con la partecipazione di una newco privata al 40%.; sarà poi attivata la “terza linea” dell’inceneritore del Picchianti e, contestualmente, verrà implementato il cosiddetto Piano Cave di Comune e Provincia di Livorno per attuare il conferimento indiscriminato di “speciali” nelle ex cave del Territorio secondo lo schema autorizzativo di Chetoni già contestato dal Pm Maffeo. Si sta insomma profilando, con il nuovo Trio Cosimi Kutufà Grassi, la prospettiva di una piattaforma energetica livornese al servizio per la Toscana (con un maxi inceneritore di Ato) concepita dal Presidente Rossi durante la campagna elettorale per le elezioni regionali. Inseriamoci anche il gassificatore e il gioco è fatto. Attendendo il “pronunciamento lento “ della Magistratura e lo stress test disposto dalla Provincia di Livorno sulla sostenibilità della cava. Verrebbe da ridere.

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28 settembre 2011

Domandare è lecito... rispondere è fantasia

La Sinistra livornese e il "Metodo Cosimi"

 Non ci pare ci sia stata la corsa per rispondere alle 10 domande poste da uno dei più acuti analisti del sito Senza Soste alla “sinistra” livornese dopo i fuochi d’artificio della cosiddetta crisi di Giunta. L’analista (Nique La Police) ovviamente non si rivolge alla “sinistra dei partiti” in quanto tale, ma a un ambito di riferimento in qualche modo riconducibile a quello schieramento politico, se non altro per empatia o a sintonie personali o di gruppo. Risposte, come dicevamo, col contagocce, ove si faccia eccezione per i postumi di una polemica non da capogiro legata al corteggiamento (ricambiato?) che Cosimi , sotto crisi, ha cercato di manifestare nei confronti di quanto resta della Federazione della Sinistra. Sempre Cosimi infatti nel suo primo coupe de foudre “tirrenico”, quando dichiarò che mai e poi mai avrebbe fatto il Gabelliere per conto dello Stato, fece outing e ammise platealmente (dopo operazioni non proprio socialiste come Nuovo Centro, Variante Ospedaliera, Variante Gran Guardia e con tutta probabilità Variante Ceschina) il proprio strabismo politico culturale nei confronti di quella nicchia di movimento. Solo l’intervento “duo gambo” di De Filicaia (il nuovo astro nascente della politica livornese), ha impedito a Cosimi di volare alto vanificando il vero risultato politico delle sue personalissime consultazioni. Cioè quello di vendere al migliore offerente i frutti della sua campagna referendaria “per i quattro si’” e la martellante sceneggiata posta in essere nella sua qualità di Presidente Regionale Anci contro i ”tagli” del Governo agli Enti Locali. Una campagna che doveva servire ad “allargare” la compagine di maggioranza trasponendo il piano nazionale al piano locale (tutti, ma proprio tutti contro Berlusconi) e, contestualmente, ridurre il potere d’interdizione dell’Italia dei Valori all’interno della maggioranza d’origine composta da Pd Idv e Sel. La stessa formazione triadica che, verosimilmente, costituirà l’ossatura del Nuovo Ulivo Allargato (alla sinistra?) alle prossime elezioni politiche (ci auguriamo in tutta sincerità anticipate) con o senza primarie di coalizione. Ora, sarebbe ingeneroso affermare che Cosimi è uscito “limitato” dalla vicenda della crisi, tant’è che le deleghe del Vice Sindaco sono state neutralizzate, l’Idv è stato normalizzato e nei due Assessorati strategici (Urbanistica e Ambiente) è stato insediato “non a caso” un burocrate privo di relazioni con il territorio e dunque sciolto da quasiasi forma di condizionamento ambientale al momento di pianificare (il fioretto) e contrastare i Comitati (la spada). Ma certo da ora in poi le spinte autoritative del Sindaco, che convoca le Giunte e incontra i riottosi cittadini del Quartiere Fiorentina tra le 8 e le 9 della mattina per sottrarsi ad eccessive lungaggini, saranno oggetto di vigilanza speciale da parte di quelle stesse forze che hanno sottoscritto il documento programmatico “verso il 2014” (senza crono programmi) e che, per forza di cosa, dovranno legittimare l’eventuale candidatura dello stesso Cosimi ad uno dei due rami del Parlamento in caso di elezioni anticipate. Sono quelle stesse forze a cui si rivolge l’acuto Nique la Police su Senza Soste quando domanda “è possibile pensare a una forma di class action per le classi dirigenti che hanno portato Livorno verso il baratro?”, e poi “la crisi livornese non è quella di una formula di maggioranza politica, ma di sistema; quale formula politica e legale è adatta, e sostenibile, per devolvere il potere reale del Sindaco e dei funzionari castali del Comune verso il basso?” Terminando con un “il potere politico deve essere collettivo e reso, in quest’ottica, funzionale e funzionante”. Domande di non poco, specie per una “sinistra” al momento nominale e in buona parte assoggettata alle spigolature e agli spigoli del “metodo Cosimi”.