Ritratto terapeutico delle colline livornesi i - Parte prima

12.02.2013 08:16

La città di Livorno è coronata da un sistema collinare a forma di mezza luna che parte dalle propaggini dei Monti Pisani fino a giungere alla punta del Monte Telegrafo le cui basi incontrano il mare. La nostra Città si affaccia sul mare con 18 Kilometri di costa; lungo tale linea si riversano in mare circa 300 km di corsi d'acqua (!), dando origine ad un sistema geologico molto delicato. Per questo, così come previsto dalla Legge Forestale della Regione Toscana, sulle colline livornesi, o per meglio dire "monti", vige il vincolo idrogeologico. In breve possiamo dire che i centri abitati dove ricade tale vincolo a Livorno sono quelli di Montenero, del Castellaccio, della Valle Benedetta e di Quercianella. A causa dell'esistenza di diversi vincoli la zona di Montenero è da sempre sottoposta alla valutazione ambientale strategica (Vas) ed è regolata a livello comunitario dalla direttiva 2001/42/CE che all'art.2 prevede, di fronte all'eventualità di costruzioni o di innesti impiantistici sul territorio, gli step progressivi di una vera e propria procedura cautelativa: sono previsti infatti "l'elaborazione preventiva di un rapporto d'impatto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, l'inserimento del rapporto ambientale e dei risultati delle consultazioni nell'iter decisionale e la messa a disposizione delle informazioni relative alla decisione amministrativa". Ora, la zona precollinare è da anni tra quelle prescelte da quanti cercavano uno spazio dove vivere non solo in contatto con la natura, ma anche in una dimensione "terapeutica", cioè salvaguardata dal frastuono prodotto dalla città. (peraltro dovrebbe esistere al riguardo un Piano Comunale di Prevenzione). Per arrivare a questo obiettivo sono stati molti quelli che, salendo sul taxi di una regolamentazione talvolta molto flessibile, hanno speso una fortuna economica per costruire o restaurare una residenza nella zona precollinare di Montenero permettendo la lievitazione dei costi delle aree. Possiamo allora immaginare come la scelta di ivi costruire uno "stabilimento" come un Presidio ospedaliero possa creare un impatto acustico con alti livelli di rumorosità. Si pensi alle sirene, ma anche, nelle polverose ore diurne, all'intreccio logistico della "nuova viabilità" di comparto i cui cantieri, secondo il severo Assessore Picchi, il "basista" di Salviano 2 e della Porta a Mare di Livorno, dovrebbero partire nel prossimo marzo. Flussi in entrata e in uscita ben superiori, quanto a proporzione dinamica, all'offerta ospedaliera dei neanche 400 letti "tecnici" previsti dalla misteriosa complessione del nuovo Nosocomio concepito da un pool di professionisti acquistati dal Trentino e dalla Lombardia alla causa della Regione Toscana e della mitica Asl 6 di Livorno. Insomma, stiamo parlando di impatti per loro natura "invisibili", quelli che ottundono i cittadini, quasi sempre poi costretti a scegliere tra il taxi aerobico del silenzio o quello più complicato e anaerobico della protesta. Impatti che nella vita comune sono tali da venir correlati a disturbi del sonno o della comunicazione con la probabilità di interferire negativamente sulla capacità di concentrazione. Stiamo in altre parole parlando, in una prospettiva post terapeutica, dall'introduzione massiva nell'ambiente abitativo e nell'ambiente esterno di rumore determinato dall'incremento esponenziale del movimento veicolare, del transito di mezzi di soccorso e dal frastuono di fondo generato dai mezzi di corredo alle strutture d'accoglienza come generatori e sistemi di condizionamento. E il sistema di condizionamento, come tale, finisce per erodere l'ambiente naturale come quello acustico. In una sorta di avvitamento complessivo dell'eco sistema e della sua delicata ( e discussa) antropizzazione.


CLAUDIO LETTERMANN