GAS ACQUA RIFIUTI

Opinioni su Aamps, il contributo di "Possibile Livorno"

Dopo aver esaminato i documenti ufficiali, pubblici e disponibili (bilanci, note integrative e relazioni del collegio sindacale) degli ultimi anni, fino al 2013, appare in modo evidente una situazione economico, finanziaria “critica”, nonostante le ripetute capitalizzazioni effettuate dal socio pubblico (Comune di Livorno) ed il fatto, non trascurabile che A.AM.P.S operi in un regime cosiddetto “in house” quindi di monopolio il cui capitale sociale è detenuto interamente dal Comune di Livorno. Nella Relazione sulla gestione 2013 vengono evidenziate e riportate le non conformità rilevate dall’ispezione del Ministero dell’Economia e delle Finanze nel mese di maggio 2013. Detta ispezione ha riguardato tutti i documenti e dati inerenti la gestione fino al 31/12/2012. Per non parlare della relazione dell’Organo di Controllo che nelle sue conclusioni, esprime un giudizio negativo al progetto di bilancio chiuso al 31-12-2013, evidenziando che: “sussistono meritate ragioni ostative all’approvazione da parte del socio del predetto progetto di bilancio di esercizio così come predisposto dall’organo amministrativo”. Quindi, la situazione era chiara e conosciuta dai vecchi e nuovi amministratori pubblici che non hanno saputo reagire tempestivamente, proponendo un progetto industriale serio, in grado di dare una prospettiva ad un’azienda e ad un settore che ha drenato ingenti risorse pubbliche negli ultimi anni. Come cittadini livornesi, quindi utenti, non possiamo esimerci dall’esprimere un giudizio sostanzialmente negativo sulle varie gestioni che si sono ormai succedute negli anni. Vorremmo solo ricordare che abbiamo avuto la TIA prima e la TARI oggi, tra le più care di tutta Italia, con un servizio di raccolta dei RSU e dell’intero ciclo della differenziata, che costano circa il doppio di quello che viene svolto in altre città simili per dimensione e numero di abitanti, senza oltretutto raggiungere i livelli di eccellenza promessi e previsti dalle normative europee, nazionali e regionali (43,30% raggiunto nel 2013 per la differenziata, rispetto al 60% stabilito). Un’azienda sovradimensionata in termini di personale ( 263 dipendenti), il cui servizio di raccolta dei RSU è in gran parte affidato a ditte esterne, proprietaria di un TVR, di una discarica (ormai esaurita e con costose bonifiche in corso), di strutture ed impianti di una certa rilevanza, non poteva pensare che in quanto di proprietà pubblica, il socio continuasse all’infinito a ripianare i debiti. Al tempo stesso, non è più possibile pensare di scaricare sui cittadini utenti, paganti, i costi delle inefficienze provocate dalle varie gestioni succedutesi negli anni, dato che i crediti non riscossi presenti in bilancio ammontano a svariati milioni di euro che, se esigibili, potrebbero essere un elemento determinante per l’equilibrio finanziario. Come Possibile Livorno, riteniamo che la gestione della “cosa pubblica” non possa essere sinonimo di sprechi ed inefficienze ma debba sempre essere improntata al criterio di equilibrio economico e finanziario, pur mantenendo un livello di servizi medio alto. La decisione dell’attuale amministrazione comunale di non continuare più a finanziare tale attività senza pregiudicare la stabilità del bilancio comunale o il taglio di altri servizi importanti ed essenziali per la città, obbliga tutti ad una seria riflessione sulla gestione della finanza pubblica locale e delle sue partecipate, considerando i pesanti tagli effettuati dai vari Governi nazionali negli ultimi anni. Le tardive ed errate soluzioni di vendita e/o fusione in atri gruppi operanti nel settore dei rifiuti, che leggiamo in questi giorni sui quotidiani, non sono altro che l’ennesima riedizione del vecchio progetto portato avanti dalle precedenti amministrazioni, di realizzare a Livorno un mega TVR con un’altra discarica ex novo, in grado di smaltire tutta la produzione dei rifiuti di tutto l’ATO Costa ed oltre. Progetto errato sia per le previsioni di produzione dei RSU, sia per la loro valutazione (al di fuori dei prezzi di mercato). Quindi, di conseguenza, non in grado di garantire un equilibrio economico, considerando gli elevati costi di investimento ed i tempi necessari per la realizzazione dell’impianto. Il tutto, senza neanche considerare il rilevante impatto ambientale in una città industriale, classificata ad “alto rischio” dal Ministero dell’Ambiente, area SIN ed ai primi posti per la produzione di polveri sottili, con gravi patologie correlate nella popolazione. Neanche la conferenza sul clima, in corso in questi giorni a Parigi, ha destato l’attenzione di questi politici di professione che per svariati anni hanno governato un intero territorio senza riuscire a dare una prospettiva seria di sviluppo alternativo al modello industriale realizzato nell’ormai lontano secondo dopoguerra. Senza contare che tali ipotesi sono già state abbondantemente vagliate e bocciate all’interno delle varie istituzioni nella scorsa legislatura. Chi come noi ha lavorato per anni ad un serio progetto di riconversione ecologica di tutta la filiera dei rifiuti che prevede secondo le ultime normative EU l’obbligo del riciclo e del riuso, oltre che una riduzione della produzione del numero dei rifiuti prodotti, non può che continuare ad esprimere un forte giudizio negativo su qualunque ipotesi di trasformare il nostro territorio in una “pattumiera”, dove bruciare rifiuti provenienti da mezza Italia.

Comitato Possibile Livorno

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Cavie fresche per un funerale

Eravamo tanti questa notte, veramente tanti nella sventrata piazza Mazzini, irriconoscibile dopo gli ultimi interventi urbanistici, eravamo tanti per manifestare contro il rigassificatore. Non avrei mai creduto venisse così tanta gente e mi sono chiesta, con una certa rabbia repressa, dove fossero tutte queste persone quando qualche anno fa si formò il comitato per contrastare il progetto ed eravamo veramente pochi, sempre troppo pochi per dare voce a una protesta quando ancora, forse, potevamo fare qualcosa... Adesso, invece, che la paura si è concretizzata in un "mostro" che in processione abbiamo guardato nei giorni scorsi vicino al porto fino a fissarcelo negli occhi, ci ritroviamo qui, sbigottiti e increduli che tutto questo sia potuto accadere, qui, proprio qui, nella Livorno rossa e democratica, nella città della luce e dei tramonti, del mare "santuario dei cetacei"... un mostro calato dall'alto, apparso dal nulla come un dio potente e irraggiungibile, che interviene nelle vite degli uomini a suo piacimento, un dio arrogante, presuntuoso, invadente, bugiardo, intrallazzone e MOLTO  MOLTO  MOLTO  PERICOLOSO.

E le parole dette al megafono mi sembrano inutili, ormai, e anche questo corteo che si trascina lento come un funerale annunciato, un vero funerale per le vittime e la morte che verrà.

E NON ABBIAMO SAPUTO FAR NIENTE, troppo pochi, troppo divisi, troppo disabituati a comunicare, a parlare, ad esprimere le nostre idee, ormai rassegnati a lasciare che altri scelgano e decidano per noi. In questa notte opprimente non solo per l'afa, seguo uno striscione che mi rappresenta "CAVIA FRESCA" c'è scritto, consapevole che l'unico valore riconosciuto è il profitto e il prezzo per un "cavia umana" non è che 3 euro.

Simonetta  Filippi

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Compensazioni ambientali

Con questo termine è stato proposto il percorso di intermediazione tra i vari Enti e la società Olt che gestisce il rigassificatore previsto a Livorno, per ‘compensare’ i rischi che l’ambiente subirà dall’impianto. Come logica, questo percorso dovrebbe essere allestito insieme alla popolazione, colei che subirebbe un grave danno ambientale, rischiando la propria sicurezza e salute per la realizzazione di una grande e impattante opera che distruggerà ogni forma di vita in mare, in pieno Santuario dei Cetacei, nel Parco Marino della Meloria. Oggi si coglie l’onda emotiva della promozione del Livorno Calcio in serie A per proporre l’investimento dei soldi ottenuti dalla società Olt a contribuire la ristrutturazione dello stadio. Si parla della messa in sicurezza dello stadio, con telecamere e tornelli. E’ certamente un aspetto importante, le persone devono assistere alle partite in tranquillità, ma cosa ci combina l'utilizzo dei soldi della OLt? E le compensazioni per danni ambientali? Basterebbe non installare il primo rigassificatore offshore per la messa in sicurezza del futuro del nostro ambiente, sia in terra che in mare. Come si può parlare di ‘compensazioni’ ambientali, se i soldi che arriverebbero per questa tutela, sono di provenienza dalla stessa società che propone strategie distruttive per il mare, la fauna e per la popolazione? L’arroganza di coloro che stanno allestendo questa alleanza distruttiva presenta aspetti poco chiari per quanto riguarda l’informazione della popolazione: è stato negato un referendum, è stata disattesa la Convenzione di Aahrus, è stato negato un confronto durante le assemblee dei comitati costituitisi nel corso degli anni. Le sedie vuote degli invitati a questo confronto sono apparse sempre più numerose ed emblematiche. Si parla di occupazione di 120 addetti, questa è la ‘nuvola di fumo’, una strumentalizzazione in momenti di crisi. La proposta più etica sarebbe quella di creare posti di lavoro a sostenibilità ambientale, rispettando la dignità del lavoratore, la salute, la sicurezza, e la vocazione della città verso il turismo, che potrebbe davvero essere il volano per ripartire. Senza bombolone, senza compensazioni, senza aiuti da società voraci, rispettando il nostro territorio, sono convinta che si potrebbe davvero ripartire.

Renata Fontanella

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Su compensazioni Olt Stadio

I danni che farà non valgono 2 milioni. Il Tirreno di Domenica 9 giugno, dopo la promozione del Livorno calcio in serie A, riporta una importante notizia per i tifosi livornesi: il Sindaco chiede che siano impiegati per la sistemazione dello stadio di Livorno i 2 milioni e mezzo di euro dovuti dalla società Olt, proprietaria del rigassificatore offshore, alla regione Toscana a titolo di compensazioni ambientali. I tifosi potranno dunque esultare, se vogliono. I due milioni e mezzo di euro dovevano in realtà servire come compensazione ai danni arrecati all'ambiente e allo sviluppo del territorio e ai pericoli connessi alla sicurezza della popolazione. La stessa Valutazione Ambientale Strategica regionale (Vas) così si espresse nel 2004: “molti aspetti, legati soprattutto alla scelta di localizzazione, possono creare forti contrasti con gli obiettivi di sviluppo locale del territorio, gli obiettivi di tutela ambientale e i problemi connessi alla sicurezza della popolazione”. In particolare l'impianto di rigassificazione, a seguito del sistema di rigassificazione adottato, detto “a ciclo aperto”, utilizza ingenti quantità di cloro e conseguentemente immette in mare notevoli quantità di sostanze tossiche, teratogene e cancerogene, come peraltro è descritto in dettaglio dallo studio del 2011 del wwf:" L'utilizzo di acqua di mare negli impianti di rigassificazione del Gnl (gas naturale liquefatto)". Nessuno può valutare con precisione i danni ambientali e sanitari che il rigassificatore e l'uso del cloro arrecheranno nel tempo. Non ci sono quindi milioni o anche miliardi di euro che tengano e tali danni non sono infatti in nessun modo compensabili: se non c'è possibilità di nessuna effettiva compensazione o salvaguardia ambientale, tanto vale con quei soldi abbellire lo stadio. Un'idea che ha una sua logica, ognuno può valutare quanto condivisibile.

Mario Martelli

Lina Sturmann

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Cosa insegna l'emergenza idrica nell'area livornese

Il termine emergenza, lo sappiamo, dovrebbe essere sostituito dal concetto di prevenzione, ma ciò non appare sufficiente a spiegare alcuni deficit che sono il frutto di azioni pregresse e ripetute, che rientrano nella gestione ordinaria, piuttosto che straordinaria. Esiste in sostanza una ragione più profonda che lega l’emergenza alla necessità di un corretto utilizzo del territorio e di un equilibrio tra espansione antropica, attività produttive e dinamiche ambientali la cui gestione è attribuita, dal nostro sistema legislativo, alle competenze di Regione Provincia e Comuni, attraverso gli strumenti di pianificazione e gli atti urbanistici. La Regione Toscana va verso la sostituzione del concetto di sviluppo sostenibile con quello di "sostenibilità degli interventi", spostando di molto l'ago della bilancia riguardo al consumo di suolo definito nei piani strutturali comunali. In tal senso il caso livornese è emblematico di una situazione urbanistica in cui il controllo delle trasformazioni ed il rapporto tra abitanti e dotazione dei servizi devono tornare al centro delle Previsioni di Piano (di cui peraltro poco o nulla sappiamo). Il Piano Urbanistico, sulla base della legislazione vigente, deve necessariamente mantenere il livello di dotazione delle urbanizzazioni primarie e secondarie in rapporto al tipo di intervento edilizio e al numero degli abitanti interessati dalle trasformazioni, facendo sì che ogni singolo intervento non produca conseguenze negative sul tessuto esistente. L'Amministrazione Comunale di Livorno in questi anni ha perseguito la tesi (e applicato la relativa prassi) secondo la quale determinati tipi d'interventi edilizi non abbiano effetti tali da comportare la realizzazione di nuove opere di urbanizzazione, nonostante si tratti di interventi con aumento del carico urbanistico. Nei grandi contratti di concessione (convenzioni urbanistiche) tali opere (prevalentemente a scomputo degli oneri di urbanizzazione) sono vincolate da garanzie fideiussorie che poi, in caso di inadempienza contrattuale magari determinata da situazioni di crisi dell'azienda di costruzione, risulta quanto meno impervio riscuotere e reimpiegare allo scopo riappaltando se del caso con bandi pubblici le opere stesse. Almeno due sono le casistiche da segnalare.

1) In periodo pre-crisi alcune zone urbane sono state profondamente segnate dalla trasformazione "selvaggia" dei locali al piano strada in "residenze", senza un adeguamento delle opere di urbanizzazione primaria, nè tanto meno secondaria. Così i costi di eventuali danni, derivati da un eccessivo carico di utenze, si scaricheranno in futuro sulla collettività.

2) Le colline di Montenero, Castellaccio, Monterotondo in particolare sono state segnate da una molteplicità di interventi di nuova costruzione non disciplinati da una coerente strumentazione urbanistica di dettaglio. Interventi per lo più caratterizzati da una esigua superficie utile (che concorre alla determinazione degli oneri) e grandi quantità di superfici accessorie (che concorrono solo parzialmente), spesso inseriti in zone a bassa densità edilizia, con infrastrutture limitate (strade sterrate, mancanza di illuminazione, etc..).

Il mancato controllo da parte dell'ufficio urbanistica delle effettive quantità realizzate, attraverso l'attuazione del regolamento urbanistico, ha prodotto un "sovraccarico" delle reti esistenti in tessuti urbani già densamente popolati e urbanizzazioni a macchia d'olio in aree di pregio ambientale. E il privato convenzionato, cui dovrebbe competere la manutenzione delle opere di urbanizzazione affidate alla sua realizzazione, non sempre è puntuale nella cura e nell'adeguamento delle reti (anche idriche) di sostegno alle costruzioni. L'atteggiamento poco lungimirante con cui il Piano ex 1998 è stato gestito dall'ufficio Urbanistica del Comune di Livorno ha prodotto numerosi effettivi negativi che il futuro Piano dovrà risolvere e affrontare. Su questi aspetti avremo modo, ovviamente, di tornare.

Stefania De Franceschi

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ULITRASPORTI

Segreteria Provinciale

Livorno

 

Poiché anche in sedi istituzionali abbiamo avuto occasione di sentire considerazioni campate in aria sul servizio di spazzamento affidato in appalto dall' AAMPS a questa grande Cooperativa che ha sempre rispettato le regole, riteniamo doveroso chiarire quanto necessità:: la stazione appaltante, quindi l' AAMPS, con la terziarizzazione del di tale servizio, si prefisse, ovviamente, qualità ed efficacia delle prestazioni in rapporto al budget stabilito, quindi economia delle medesime, certezza e stabilità dei costi per tutta la durata dell' appalto; l' aggiudicatario, quindi COOPLAT, dal canto suo, al costo prestabilito a seguito di gara pubblica in concorrenza di mercato, assicura all' affidante ( l'AAMPS) tutti i servizi previsti dal capitolato di gara (55 zone, 40 al mattino e 15 di pomeriggio, da spazzare con determinata frequenza e relativo svuotamento cestini), assumendone la diretta responsabilità, l'organizzazione ed i rischi; quindi i costi del personale compreso quelli necessari per compensare le ferie, le malattie, gli infortuni, le maternità obbligatorie e/o facoltative, i permessi parentali e quelli riconosciuti dalla L. 104 per assistenza ai familiari per disabilità, gli eventuali congedi matrimoniali, ecc....ecc...; provvede pertanto, la COOPLAT, alla gestione amministrativa delle retribuzioni e così pure alle visite di legge, alla formazione, alla sicurezza del lavoro e alla fornitura degli indumenti e dei DPI ed a quanto d'altro necessità nella gestione delle risorse umane, assorbendone le dinamiche contrattuali di primo livello ( CCNL) e di secondo livelli, assicurative (INAIL) e previdenziali ( INPS); fornisce inoltre la sede logistica (garage per deposito mezzi operativi - uffici - spogliatoi e bagni) e prevedi al coordinamento operativo; fornisce i mezzi d'opera (46 mezzi tra motocarri, ape e mezzi ecologici elettrici, porter e piaggio) assumendone gli oneri di ammontanamento, della manutenzione, i consumi, i costi di eventiuali sinistri e delle assicurazioni; fornisce, ovviamente, anche tutte le attrezzature necessarie e pure il quotidiano ricambio dei sacchi per i cestini di tutta la città, fino a Quercianella compresa. E' quindi comprensibile che a giudicarsi in gara pubblica tale affidamento per un certo numero di anni richiede calco i complessi e previsioni ragionevoli che, fallacci rischiano di destabilizzare l' impresa aggiudicataria. La COOPLAT, dal canto suo rispetto ad altri concorrenti, avendo molteplici attività sul territorio livornese, era in partenza avvantaggiata dal fatto di poter calcolare un organico operativo al netto delle fisiologiche sostituzioni e/o integrazioni di personale, potendo compensare in economia tali variabili esigenze attraverso l' impiego di risorse umana provenienti, secondo necessità, dagli altri cantieri. Successivamente all' aggiudicazione si sono invece verificati alcuni episodi che hanno portato il Sindacato ad insistere perché la cooperativa costituisse un organico lordo, rendendo così il cantiere autonomo rispetto alle fisiologiche sostituzioni e/o integrazioni di personale per i motivi già richiamati.

1° episodio) per scarsa remunerazione, la COOPLAT si trovò nelle condizioni di dovere uscire dall' appalto della manutenzione del verde pubblico del Comune di Livorno (aggiudicato in ATI con altre COOP) trovandosi così con sette esuberi che furono salvati dalla disoccupazione inserendoli in altri cantieri della LAT, tra i quali quello relativo all' appalto AAMPS (una delle altre COOP, tra quelle coinvolte nello stesso appalto, poco tempo dopo e finita in liquidazione coatta lasciandosi dietro le disoccupati)-

2° episodio) per motivi noti legati tanto alla caduta produttiva che all' annosa e mai risolta questione della sede inadatta della TRED al Cisternino, la COOPLAT perse l' appalto che deteneva all' interno di tale industria operante nel comparto del riciclaggio di elettrodomestici, trovandosi cosi con ulteriori 14 esuberi. Con intenso lavoro unitario del sindacato e attraverso la dimostrata sensibilità sociale della cooperativa, in un ragionevole arco temporale riuscimmo a riassorbire nei vari cantieri tutti gli esuberi LAT, alcuni dei quali andarono a completare l' organico del cantiere in via Grotta delle Fate. (ben altra sorte purtroppo, hanno patito, in epoca di poco successiva, i lavoratori diretti della TRED, alcuni dei quali sono in cassa integrazione a zero ore di prossima scadenza). Ebbene, avendo dovuto subire per lungo tempo il ritardo pagamento di milioni di euro da parte dell' AAMPS, salvo poi dover accettare condizioni capestre rappresentante dalla dilazione di € 5.000.000 (5 milioni di euro) in 5 anni e senza interesse è facile capire che la COOPLAT abbia dovuto ricorrere onerosamente al credito  per compensare tale carenza di risorse, potendo cosi onorare primariamente e responsabilmente le retribuzioni mensili degli operatori, ma erodendo conseguentemente i margini di equilibrio finanziario inizialmente previsti perchè improvvisamente gravati dal costo degli "imprevisti" (gli interessi sul credito). Praticamente è come se l' AAMPS anziché riconoscergli gli aumenti ISTAT, gli avesse tagliato una cospicua parte di soldi rispetto a quanto inizialmente stabilito. Ecco perchè il ricorso alla cassa integrazione (1 ora il giorno) per compensare il taglio di risorse che rende difficilmente sostenibile l' organico lordo, con un gravame mensile di poche decine di euro per dipendente. Ecco spiegato il perchè il servizio sarà comunque reso nella misura e con la frequenza prevista dal capitolato d' appalto, con buona pace dall' AAMPS ed a scapito delle maestranze. Il tutto ovviamente per salvare l' impresa e dipendenti dal tracollo nel quale stanno finendo tante altre società per motivi simili.

Livorno

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Amministrano e poi si dimenticano di come lo hanno fatto

Sull'edizione di domenica  l'ex vicesindaco Cristiano Toncelli scende in campo per sponsorizzare la costruzione a Livorno del nuovo megainceneritore. Indispensabile, secondo Lui, ad una corretta gestione del problema rifiuti. Poichè si richiama a direttive dell'UE vorrei ricordargli che la normativa comunitaria con i suoi ultimi aggiornamenti sta relegando i megainceneritori sempre più a tecnologia del passato! Specialmente per chi comincia a costruirli ora, come sarebbe il caso del nostro ATO. Se chi ha gestito i rifiuti a Livorno attraverso l'Aamps fosse stato pragmatico, come Lui si augura,  si fosse  adoperato  per rispettare la percentuale di raccolta differenziata del 65% entro il 2012  questo traguardo non resterebbe un miraggio. Per questa irregolarità ora c'è anche una diffida del WWF, Italia Nostra e Forum Ambientalista regionale e se ci sarà la causa sarebbe curioso vedere sanzionato il nostro Comune. Si sarebbe potuto agevolare l'Aamps nella gestione di discariche che è un settore economicamente valido senza lasciarlo solo nelle mani del privato costringendo la magistratura ad intervenire. Con altre scelte probabilmente la stessa Aamps con tutti i suoi lavoratori non si sarebbe trovata "commissariata" da un giorno all'altro per evitare guai peggiori. E i cittadini non sarebbero costretti a pagare una delle Tia più alte d'Italia. L'ex  vicesindaco Toncelli è stato nel consiglio di amministrazione dal 2004 al 2010, poi assessore all'ambiente in provincia e  in comune e dunque mi sembra che è stato nelle condizioni migliori per mettere in atto un "progetto per Livorno"  a suo tempo e non ora che è ormai scaduto!

 

Francesco Marani

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Tratto da: ilfattoquotidiano.it

Rifiuti tossici nel Santuario dei Cetacei
A Livorno la protesta degli ecologisti

Il 17 dicembre, in barba all'allerta meteo della protezione civile, una nave ha perso in mare quasi duecento bidoni contenenti materiale inquinante. Ancora in stallo le operazioni di recupero. Nel silenzio dei responsabili e di gran parte delle istituzioni, la gente è scesa in piazza per protestare... (leggi tutto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/rifiuti-tossici-santuario-cetaceia-livorno-protesta-degli-ecologisti/182423/)

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Bidoni di sostanze nocive finiti in mare: parte seconda

40 TONNELLATE DI RIFIUTI TOSSICI NEL NOSTRO MARE: DISASTRO AMBIENTALE

La notizia è apparsa, anche se con scarso rilievo, sulla stampa cittadina e nelle cronache regionali di Repubblica. Vediamo, innanzitutto di  ricostruire i fatti così come sono stati descritti dalla stampa. Il 29 dicembre Il Tirreno, cronaca di Cecina, pubblica con grande risalto la notizia della “perdita” di un carico di sostanze tossiche. Il giornalista riprende il contenuto di un fax inviato il 28 dicembre dalla Guardia costiera ai sindaci dei comuni di Cecina e di Bibbona, in cui si cita un avviso ricevuto il giorno prima (27 dicembre, dunque) dalla Capitaneria di Porto di Livorno. Si apprende così che il 17 dicembre, durante la tempesta che aveva provocato venti fino a 120 km/h e onde alte fino a 8/9 metri, il cargo-traghetto “Venezia” della Compagnia Grimaldi, in navigazione da Catania a Genova, avrebbe “perso” due semirimorchi carichi di “sostanze solide inorganiche”. Il fax della Guardia costiera non precisa né la qualità né la quantità del materiale disperso in mare ma indica alcuni codici e sigle (codici UN 3191 e IMDG 4.2 e la sigla COMO). Secondo l’articolista si tratterebbe di sostanze infiammabili contenute in catalizzatori. La Grimaldi, a cui erano stati chiesti chiarimenti in merito, non aveva dato alcuna risposta. Il giornalista nota che l’allarme è stato dato ben 11 giorni dopo l’inabissamento dei fusti. Alle 14 del 29 dicembre l’ANSA rilancia la notizia in un breve dispaccio.

Il 30 dicembre Il Tirreno pubblica un breve trafiletto che contiene la richiesta di chiarimenti fatta dal circolo Centro di Rifondazione comunista mentre Greenreport pubblica un comunicato allarmato di Legambiente arcipelago toscano.
Il 31 dicembre i quotidiani locali pubblicano i risultati della conferenza stampa convocata, finalmente, dall’ammiraglio comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Ilarione Dell’Anna. Qualche notizia in più viene data: i fusti sarebbero 224 contenenti ciascuno 200 chili di catalizzatori di monossido di cobalto e molibedeno: “materiale che, al contatto con l’aria, può infiammarsi sprigionando polveri e gas nocivi”. In fondo al mare o in superficie in attesa di spiaggiarsi ci sono quindi 45 tonnellate di queste porcherie. Il “Venezia” avrebbe perso i due  semirimorchi al largo della Gorgona ma l’equipaggio si sarebbe accorto della “scomparsa” solo all’arrivo al porto di Genova (ore 7,30 del 17 dicembre). Secondo la ricostruzione ufficiale i due semirimorchi avrebbero rotto le “rizzature” (catene) che li fermavano finendo in mare. Dell’Anna spiega, bontà sua, che l’ossido di cobalto è molto pericoloso se asciutto, visto che “si può incendiare a contatto con l’aria” mentre in acqua potrebbe provocare danni ingenti alla fauna ittica e ai fondali. Il curioso di tutta questa vicenda è che le notizie che abbiamo riassunto sopra le abbiamo lette su Il Tirreno cronaca di Cecina e di Empoli ma non su quella di Livorno che invece si limita a riportare qualche stralcio del rassicurante comunicato emesso dalla Prefettura senza scendere nei particolari né quantitativi né qualitativi del disastro. Naturalmente anche La Nazione, che su questo tema non riesce a trovare il modo per parlar male di Comune e Provincia, riporta la notizia in termini per lo meno molto generici. Interessante l’articolo che appare sulle pagine regionali di Repubblica nel quale si riferisce che secondo fonti di ISPRA e ARPAT i
catalizzatori inabissatisi “sono effettivamente tossici per la fauna marina”. Ma va là! Repubblica scrive che “per tre giorni la Capitaneria ha organizzato ricognizioni con un aereo e le motovedette, ma nessuno dei fusti è stato rinvenuto”. Importanti anche alcune dichiarazioni di Dell’Anna: “Nelle prossime settimane i tecnici dell’istituto zootecnico dovranno svolgere continue analisi su tutto il pesce pescato davanti alle nostre coste, purtroppo i catalizzatori contengono metalli e dobbiamo capire se possono essere pericolosi per la salute dei cittadini .. ma per ora non è necessario un divieto di pesca”. Il nostro mare è situato nel santuario dei cetacei ma sembra che la cosa debba essere ricordata dalle istituzioni solo quando c’è da riempirsi la bocca nei convegni. E’ successo per il progetto di rigassificatore, sta succedendo per il disastro dei fusti tossici. Per la Prefettura “nessun allarme particolare”, però il Prefetto aveva coordinato il 30 dicembre un vertice al quale hanno partecipato
l’assessore alla salute della regione, Scaramuccia, quello all’ambiente della provincia, Nista, capitaneria, Arpat, ISPRA e Istituto zoo profilattico di Pisa, vigili del fuoco e ASL. E’ per lo meno strano che per una questione di scarsa importanza si sia mosso, la vigilia dell’ultimo dell’anno, il massimo responsabile della sanità toscana. Forse non aveva meglio da fare, o forse la situazione è veramente difficile.

Infine su Il Tirreno di oggi, 2 gennaio, si legge un intervento del consigliere Giannini, SEL, che chiede chiarimenti sull’accaduto e la convocazione di un consiglio comunale straordinario. Meno male. Sempre oggi leggiamo su QUI LIVORNO che la Capitaneria ha emanato le
regole guida per i pescatori e che il catalizzatore di cui sono pieni i fusti è “utilizzato nel settore petrolifero e in quello del trattamento del gas per l’abbattimento dello zolfo”. Oggi nuovo tavolo tecnico con l’assessore regionale alla salute e l’ARPAT. Fin qui le notizie di stampa.
Alcune considerazioni vengono spontanee.
1) Perché Capitaneria e Prefettura hanno atteso ben 11 giorni per informare la popolazione: è vergognoso il silenzio che si è cercato di tenere su tutta la vicenda. Mentre, ci si dice, aerei e motovedette cercavano i fusti, le popolazioni erano tenute all’oscuro del pericolo e non erano messe in condizione di gestire la situazione.

2) Perché si sono limitati ad informare i sindaci dei Comuni di Cecina e Bibbona, quando solo un calcolo probabilistico poteva indicare in quelle due zone costiere i luoghi dove si potevano spiaggiare i fusti con il loro micidiale contenuto

3) Perché la compagnia Grimaldi ha tenuto un pesante silenzio su tutta la vicenda. L’armatore napoletano è il maggiore responsabile del disastro ambientale. Deve spiegare con dovizia di particolari l’accaduto e deve, soprattutto, fugare ogni ragionevole dubbio sul fatto che i semirimorchi non si siano staccati dalle loro catene per le intemperie, cosa comunque gravissima perché materiale così particolare come rifiuti tossici e nocivi, perché di questo chiaramente si tratta, dovrebbero essere ricoverati in modo da dare tutte le garanzie di sicurezza. Chi ci dice che il capitano della nave, nel pieno della tempesta, non abbia deciso, per preservare l’incolumità dell’equipaggio se non addirittura la salvezza della nave, di scaricare in mare i due semirimorchi con il loro pericoloso contenuto?
4) Perché il sindaco di Livorno e in generale i responsabili della sanità e dell’ambiente del Comune hanno brillato per la loro assenza da tutta la vicenda, quasi la cosa non riguardasse la città. In questo sono stati sostenuti da Tirreno e Nazione che come sempre nei momenti decisivi sono i migliori “guardaspalle” delle istituzioni locali.

Noi attendiamo risposte. Precise. Facciamo appello a tutti livornesi, a tutti coloro che hanno a cuore la salvezza dell’ambiente perche uniscano le loro intelligenze al fine di rompere il muro di silenzio costruito attorno a questa oscura vicenda.

M.Z.

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Bidoni di sostanze nocive finiti in mare: di chi è la responsabilità?

tratto da: http://www.senzasoste.it/dintorni/bidoni-di-sostanze-nocive-finiti-in-mare-di-chi-e-la-responsabilita

Il concetto di Santuario Marino dei Cetacei si allarga essendo sempre più evidente la sua funzione di ricettore di rifiuti umani industriali oltreché organici piuttosto che carcasse animali. Nella storia recente nonostante una crescente sensibilità ambientale delle persone vengono praticate le stesse logiche di smaltimento sebbene limitate da qualche tipo di norma di tutela ambientale insufficiente al fine di garantire la salute pubblica. Ma la natura violata oggi continua a non far notizia, e soprattutto rimane nei media un fatto episodico che desta scandalo invece di essere un momento di ulteriore riflessione sulla degenerazione consapevole dei luoghi in cui viviamo. Sembrano ben altre le priorità per chi si è accaparrato il potere e gestisce l’informazione. Così: chi cercherà quei bidoni e con quali soldi? A carico di chi è la responsabilità? Perché tutti questi giorni? saranno tutte domande legittime che tutti si faranno ma solo per qualche giorno.

Inoltre la risposta a queste domande non sarà tempestiva ed è probabile che sarà più veloce la corrosione degli agenti marini sugli spessori di contenimento delle sostanze. red. 30 dicembre 2011

Ecco l'articolo di Gianni Lanes a riguardo

Il santuario dei cetacei nell’Alto Tirreno diventa una discarica in mare aperto di rifiuti. Come sempre il silenzio delle autorità è tombale. La notizia esplosiva è emersa  per caso soltanto ora. Il 17 dicembre l’eurocargo Venezia della compagnia Grimaldi Lines, ha perso nel tratto di mare tra Gorgona ed il Banco di Santa Lucia, alcuni semirimorchi carichi di merce pericolosa non meglio specificata. Si tratta di bidoni metallici.  Il numero dei fusti non è stato reso noto. Secondo una comunicazione ufficiale della Guardia Costiera di Livorno «Il prodotto è contenuto all’interno di sacchi di plastica nera racchiusi in fusti metallici di colore azzurro della capacità di 200 litri. Il materiale diventa pericoloso a contatto con l’aria scaldandosi fino ad alte temperature e producendo fiammate bluastre e liberando polveri e gas tossici». Paolo Gangemi del circolo centro di Rifondazione comunista si chiede “Perché non è stata attivata la protezione Civile” e invita le autorità “a chiarire alla popolazione se sapevano della vicenda e cosa stanno facendo per evitare ulteriori danni alle persone e all’ambiente”. Nonostante la gravità della situazione bocche cucite sia del contrammiraglio Ilarione dell’Anna a capo della direzione marittima livornese, che del comandante in seconda Lorenzo Cantore. Presidente Monti farà come Berlusconi e la Prestigiacomo che hanno insabbiato tutto il fenomeno, oppure affronterà seriamente il grave problema delle navi dei veleni inabissate nei mari italiani?

Precedente - Il 9 luglio scorso, a circa 10 miglia a nord del porto di Marciana Marina, all’isola d’Elba, l’equipaggio dell’imbarcazione tedesca MS Thales ha incrociato la nave portacontainer  Toscana proveniente da Malta, ferma in mezzo al mare con segni inequivocabili di attività di scarico, in pieno Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos. Attività strana e sospetta, attestata dai successivi tentativi di speronamento che stando alla denuncia dell’equipaggio tedesco sarebbero stati messi in atto dalla nave per intimidire la “Thales”. Ecco il resoconto testuale: “Il 9 Luglio 2009 la MS Thales era in navigazione dal porto (porto di provenienza) di Marina di Pisa all’Isola d'Elba. Alle 21,00 abbiamo osservato la nave porta-container “Toscana”, il cui (porto di provenienza) è La Valetta, nella posizione 43° 07,893’N, 10° 15,026’E (la posizione è stata presa con l’aiuto del GPS e del sistema radar di bordo). La nave “Toscana” era ferma. Non c’era segno di lavaggio della cisterna. Non c’era segno di ancoraggio o che fosse disabilitata. A una osservazione più vicina con l’aiuto di binocoli (8x40) abbiamo scoperto l’equipaggio della nave mentre lavorava sulle gru di bordo, gettando alcuni oggetti fuori bordo. Gli oggetti sembravano essere container da 16ft. Al momento dell’osservazione eravamo alla distanza di 1NM, dalla parte del porto rispetto alla “Toscana”. Improvvisamente tutte le attività sul ponte della Toscana si sono fermate. Dopo poco tempo - circa 2 minuti - la nave “Toscana” ha aumentato la propria velocità (i fumi esausti erano chiaramente visibili) e preso una rotta di collisione con la nostra imbarcazione… Durante questo tempo l’equipaggio della “Toscana” aveva messo di nuovo le gru nelle loro posizioni, a parte la prima, guardando dal ponte - questa mostrava, passando, sempre la direzione del ponte e un gancio non assicurato che era sempre giù al livello del ponte. Probabilmente per gettare fuori bordo altri containers, quando fossimo stati fuori vista”. Ma come si è giunti all'individuazione del container? La scoperta sarebbe stata effettuata tra il 2 e 3 novembre dalla nave “Alliance” dei Nurc, Nuclei di ricerca sottomarina della Nato, che grazie a sofisticate tecnologie hanno potuto individuare il container a 127 metri di profondità. Un anno più tardi, a seguito di indagine della Procura della Repubblica di Livorno, il container è stato filmato vuoto. Negli ultimi due anni si sono spiaggiati sulla costa toscana alcuni mammiferi marini, comprese alcune balene. Il colpo di grazia è giunto con il rigassificatore Olt. Passo e chiudo con l’ultima cattiva notizia dell’anno 2011.

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OFFSHORE LIVORNO

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Il futuro della aziende

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Amministrazione e responsabilità, una sfida o una regola!

Gentile neo-assessore Grassi Mauro mi permetto di interloquire con lei tramite la gentile ospitalità del Tirreno, sulle sue dichiarazioni riguardo  la terza linea dell'inceneritore e ad altri sottintesi impianti. Certo una "botta" di decisionismo, da come si esprime nell'articolo a Livorno ci mancava proprio. Ma l'oggetto della critica che le faccio non è il "decisionismo" in se, ma l'oggetto e le modalità del decidere. Elenca, sempre nell'articolo, quelle che sono per lei le uniche problematiche in campo e cioè: Autorizzazioni, lunghi tempi delle medesime, costituzioni societarie, garanzie  degli investimenti, tutti burocratismi post-requisiti, che dovrebbero essere giustamente considerati. dopo che il dubbio atroce della non pericolosità di questi impianti fosse dimostrata, invece è dimostrata, eccome. Gentile neo-assessore Grassi Mauro, per quanto possa dire il contrario, le statistiche ormai non lasciano dubbi, incenerire rifiuti incenerisce anche l'ambiente circostante e chi ci abita, in prima battuta e incrementa tumori, malformazioni, problematiche sanitarie di tutti i generi a piacere!...  Così come anche la discarica del Limoncino che dovrebbe essere fra quelle opere che la politica ha scelto e così anche l'Olt. Le posso garantire, che i cittadini, in questi come in altri casi, non  hanno avuto la benchè minima possibilità di essere consultati e partecipati, come lei, sua bontà, chiede che sia. Allora lancio una sfida che se accettata mi/ci farà ricredere sulla onestà politica del suo decisionismo. Come ben sa in politica mai nessuno in fin dei conti è responsabile in prima persona dei propri atti amministrativi, (anche se poi in seguito, all'atto pratico si rivelano dei fallimenti se non dannosi), se perfettamente normati e regolamentati, qualcuno potrebbe obiettare; "E ci  mancherebbe!". Allora contemporaneamente a questa sua dichiarazione d'amore per la terza linea d'incenerimento, dia delle garanzie con assunzione di responsabilità personale civile e penale sul suo operato amministrativo, (da presentare in conto anche fra molti anni), suffragate da statistiche e certezze al 100% della non insalubrità degli impianti  d'incenerimento. A fronte negli anni a venire, di costanti accertamenti e monitoraggi (screenig)  sulle patologie indotte, della popolazione adiacente a largo raggio dall'impianto. Se le statistiche relative le daranno ragione si potrà fregiare del titolo di buon amministratore, altrimenti ne pagherà il "fio". Questa sfida ovviamente è una provocazione, che comunque nessun Amministratore odierno si sognerebbe di sottoscrivere, anche perchè il popolo/cittadini non è "sovrano", in larga parte di nulla, non è compartecipato ed informato nè coinvolto in decisioni per così dire trasversali, che lo renderebbero responsabile del proprio futuro. Se invece che essere una sfida, fosse una regola, le assicuro che anche un dubbio che sfiori un 1% in questo caso, come in tutti gli atti amministrativi, la renderebbe meno decisionista e molto più cauto solidale e attento sopratutto alla salute dei cittadini. Ma così non è e allora quando si paleseranno i danni indotti  ulteriormente dall'ampliamento alla terza linea dell'inceneritore, lei probabilmente sarà, immemore forse  a fare il decisionista indenne con la salute degli altri, da qualche altra parte.

 

Giovanni Borrelli

Cons. Circoscr. 4   Città Diversa