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Nella terra dei conflitti di interesse (non solo quello berlusconiano) e dei sottrattori di bene pubblico (oltrechè dei simulatori di verità)..., dove lo spreco si confonde con la miseria, dove non sai mai quello che ti capita... ma ormai ci sei abituato... e se capita non ti meravigli più, dove per vincere una battaglia non occorre coraggio ma capacità economica.... abbiamo deciso (vestendo tutto il coraggio possibile) di andare contro corrente e di mettere a nudo realtà spesso soffocate dai giochi di potere in grado di pilotare l'informazione direzionandola un po' qua, un po la, ma mai dove realmente e in maniera trasparente dovrebbe andare.

La nostra esperienza nel mondo civile ci ha permesso di affrontare varie argomentazioni e documentarle con video, immagini e commenti audio.

 

In questo sito potrete rendervi conto personalmente di quanto possa essere facile "non dire" cose sconvenienti e sostituirle con frasi di eccellenza che attirano popolarità e deviano l'attenzione.

 

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Articoli

Etica e politica: la svoltina di Grillo (ma i problemi sono altri)

05.01.2017 14:43

Non sappiamo se il codice di comportamento etico proposto da Grillo e poi votato in Rete sia una cosa veramente impegnativa per gli amministratori a Cinque stelle  o più semplicemente un laccio per interrompere o ritardare l'emorragia di credibilità che potrebbe derivare al Movimento dal moltiplicarsi delle inchieste politiche a proprio carico. Certo è paradossale che un Movimento nato per spaccare le elites con la dirompenza della questione morale (a nostra memoria ci pare sia l'unico soggetto politico che chieda ai propri candidati il certificato penale, ovviamente intonso), si trovi poi a elaborare un codice di autodisciplina per i propri indagati. Prevedibile da questo punto di vista sarebbe la "tegola" (così si esprime la tenaglia mediatica dei soliti noti con qualche inserimento sorprendente) che dovrebbe rovinare addosso al sindaco di Roma Virginia Raggi, in relazione alla nomina del fratello di Raffaele Marra (ex vice capo di gabinetto e in carcere dal 16 dicembre per una presunta corruzione risalente a quattro anni prima) a capo di un Dipartimento strategico del  del Comune di Roma (il Turismo). L'avviso di garanzia in questo caso, verrebbe emesso dalla Procura di Roma su sollecitazione dell'Anac, che avrebbe attribuito alla Raggi una istruttoria a "quattro mani" del provvedimento di nomina, inficiata come tale da un flagrante conflitto di interessi con la posizione del suo ex vice capo di gabinetto, poi tratto in arresto per la sua "inclinazione naturale a delinquere". Va detto per obiettività e completezza di informazione che le propensioni criminogene di Marra (mai rilevate da alcun organo giudiziario e disciplinare prima del 16 dicembre scorso) non fecero scalpore quando lo stesso alto funzionario si rivolse all'Anac per ottenere a sua volta un parere sulla nomina dell'ex Capo di Gabinetto Raineri, che da parte sua aveva preteso e ottenuto lo stesso inquadramento economico di un magistrato della Corte d'Appello. La Raggi, se le indiscrezioni venissero confermate, potrebbe con il nuovo Codice Etico farsi scudo del fatto che un avviso di garanzia per abuso d'ufficio non comporta alcuna sanzione automatica dal Movimento da cui proviene, e questo è certamente un fatto di civiltà. Sarebbe stato stupefacente il contrario, che cioè la Sindaca dovesse dimettersi per mano della sua organizzazione politica mentre lo Stato cerca di venire faticosamente a capo della sua colpevolezza.  Ma può un soggetto politico riservarsi una valutazione definitiva  sul comportamento di un proprio amministratore, mentre la giustizia sta facendo lentamente il suo corso? Certamente una riga doveva essere tirata, perchè altrimenti sarebbe risultato inspiegabile che sindaci o assessori loro malgrado plurindagati (come il "nostro "Nogarin) fossero ancora lì al loro posto, mentre altri , come incidentalmente è toccato a Paola Muraro (ex assessore all'ambiente del Comune di Roma), venissero caldamente invitati a rassegnare le proprie dimissioni (anche per via mediatica) per una semplice iscrizione sul registro degli indagati cui solo successivamente ha peraltro fatto seguito la notifica di un avviso di garanzia in relazione ad un presunto reato di natura ambientale. Non va dimenticato poi che un amministratore pubblico locale rischia sempre in proprio, non beneficiando di alcuna forma di immunità, mentre il parlamentare indagato (che con questo status può salire anche al Governo) il conto lo trasferisce al proprio elettorato senza incorrere in alcuna forma sospensione/sanzione personale. Non stupisce insomma che un Movimento politico nazionale con una forte proiezione territoriale (dove l'interpello della Magistratura è ormai un fatto ricorrente quando si tratta di risolvere strumentalmente un conflitto politico) assumesse come regola la presunzione di innocenza dell'amministratore almeno fino alla sua eventuale incriminazione e condanna in primo grado con l'aggravante del comportamento doloso. Per un Movimento che ha fatto dell'onestà in politica una regola d'ingaggio è un passaggio importante anche perché, di riflesso, senza trascendere nell'ormai rituale "fiducia nella Magistratura", è come se si riconoscesse che l'azione penale è comunque obbligatoria, da chiunque venga sollecitata o rimessa, e come tale deve fare il suo corso. Però spesso e volentieri questo lasso di tempo (fino all'avviso di chiusura delle indagini) è esageratamente più lungo dello stress test richiesto dalla politica e dai media  ad un amministratore sotto inchiesta mentre è chiamato a rendicontare bilanci pubblici di centinaia di milioni d'euro  o controllare aziende in house che muovono fatturati elevatissimi in territori strategici come quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani (è il caso dell'Aamps di Livorno). Per questo motivo molti politici ed amministratori negli ultimi tempi hanno fatto inutilmente la fila dai Pm titolari dell'inchiesta penale che li riguardava come indagati, perché venissero ascoltati subito ai fini di uno stralcio dell'inchiesta medesima e/o, nella migliore delle ipotesi, di una eventuale, immediata archiviazione. C'è insomma il concreto rischio che l'amministratore indagato, se non ottiene la neutralizzazione o un esito tempestivo dell'inchiesta che lo riguarda, venga politicamente delegittimato, e che questa circostanza possa influenzare in qualche modo il giudizio formale e sostanziale dei propri atti da parti di organi di revisione contabile e/o della stessa Anac, che per il fatto di rispondere a un organo politico come la Presidenza del Consiglio, non presenta a nostro giudizio caratteristiche di sufficiente terzietà per potere sindacare sulla legittimità delle nomine pubbliche o sulla concessione dei pubblici appalti.

Il governo dei territori come antidoto alla tenaglia mediatica dei soliti noti.

29.12.2016 10:49

Non c'è bisogno di essere dei grillologi per capire che con i successi di Roma e Torino (oltreché Livorno di cui siamo osservatori diretti da ormai due anni e mezzo) il Movimento a Cinque Stelle è entrato forse suo malgrado nella fase di piena maturità. Suo malgrado perché la curva temporale di collegamento fra un'alternativa politica potenziale che sviluppava per lo più passioni e la traiettoria rigorosa di una responsabilità di governo si è prodotta, complice anche il controcanto al governo nazionale di Renzi, in tempi rapidissimi. Oltretutto il Movimento, e questo in pochi fra i grillologi in servizio permanente effettivo lo notano, ha prodotto un duplice effetto sui territori. Quello di prevalere come forza antisistema e dunque di vincere, ma anche di cannibalizzare buona parte delle forze che fin lì avevano recitato un ruolo di onesta opposizione a governi locali sempre più impopolari e legati a consorterie che si perpetuavano sovrapponendosi quasi per inerzia al voto democratico. A Livorno Nogarin ha vinto come noto al ballottaggio, scommettendo sulla crisi di rappresentanza territoriale del Partito Democratico. Una rappresentanza che poi con i mille giorni di Renzi, forse paradossalmente, si è definitivamente dispersa allocandosi per lo più intorno a Confindustria, Cna, pezzi di portualità e garanti di quanto rimane del sistema bancario senese ed aretino, le cui crisi sono state come noto poste a carico in parte agli obbligazionisti subordinati e in parte alla fiscalità generale. Forse la più grave sconfitta, anche in termini previsionali, per il duo Renzi Padoan dopo avere posticipato il pareggio di bilancio al 2019 in una transizione di 1000 giorni senza crescita, con la bomba ad orologeria delle clausole di salvaguardia  che quasi sicuramente scoppieranno in mano al governicchio Gentiloni, obbligandolo ad una maxi manovra correttiva dopo la ricapitalizzazione pubblica di una serie di banche che fidelizzavano anzitutto, ma non solo, i territori "del Pd". Verrebbe da dire che Nogarin, magari involontariamente, ha anticipato l'esito del referendum costituzionale del 4 dicembre. Che spaccando una volta di più (almeno a Livorno) l'elettorato reale come una mela, ha proposto, allo stato attuale delle cose, un esito binario. Di qua, la rappresentanza patrimoniale degli interessi consolidati presidiati dal Pd renziano e minacciati dalla crisi fiscale dello Stato e da quella economico-finanziaria del sistema bancario, di là la rappresentanza territoriale dei bisogni compressi dalla crisi economica generale e da un complicato rapporto con la macchina pubblica che fin qui hanno trovato nel Movimento di Grillo un interlocutore dalla forte e onnicomprensiva valenza simbolica. Dopo la sconfitta rumorosa e forse inaspettata del disegno neo centralista di Renzi, che tutto pensava di risolvere con la verticalizzazione dei poteri e la lottizzazione del sistema televisivo e il controllo asfissiante di quello editoriale, oggi pare questo il quadro di riferimento  del confronto politico in atto sui territori dove se non altro l'inesperienza inevitabile di alcuni amministratori non condiziona il funzionamento del sistema democratico come accadeva puntualmente in passato. Ma dove prima o poi anche i 5 Stelle, compressi dalla tenaglia revanchista dei poteri economici ed editoriali da establishment, saranno costretti a misurarsi con solide alleanze sociali e civico tematiche per potere sopravvivere al mulinello delle contestazioni penali amplificate dai media e al braccio di ferro con le burocrazie municipali politicamente orientate. Circostanza, quest'ultima, puntualmente verificatisi sia a Livorno che a Roma, dove direttori generali e capi e vice capi di gabinetto hanno instaurato filiere di potere e di relazioni obiettivamente concorrenti con quello/e determinato/e dal voto diretto dai cittadini. Tutto questo mentre si aggrava, peraltro, il debito patrimoniale di Comuni come Roma e Torino, mentre a Livorno la discontinuità di cui parla Nogarin è soprattutto nell'aggressione anche giudiziaria della massa debitoria di controllate e partecipate che il Pd ha utilizzato come ammortizzatore sociale delle crisi industriali prima e, con la sottovalutazione dell'evasione tariffaria, come regolatore della liquidità aziendale delle utenze commerciali e piccolo-industriali. Ma per rientrare dal debito, che si spalma su tutti i cittadini senza differenza alcuna di classe sociale e di appartenenza politica, occorre recuperare i crediti insoluti senza fare macelleria sociale. Un 'operazione complicata che richiede il massimo della trasparenza e il minimo della compromissione con il passato che si vorrebbe cancellare. In una parola, dopo la rapidissima e legittima conquista del consenso maggioritario e trasversale per governare, per il Movimento a Cinque Stelle, se non vuole invecchiare precocemente, è giunto il momento della responsabilità. E dunque della vera rappresentanza territoriale dei bisogni.

E la giunta che conta

22.06.2016 15:38

 

La scossa

13.06.2016 08:35

VOTI REALI, POLITICA VIRTUALE; LA RISPOSTA DEI CITTADINI ALLA TORSIONE AUTORITARIA.

Non sappiamo se i ballottaggi siano, come forse pensa un Renzi mai così mediaticamente ubiquo, il sale della democrazia. Certo è che, indipendentemente da essi, e dunque dall'elevato tasso di astensionismo che li accompagnerà, la scossa elettorale del primo turno c'è stata. C'è stata non solo e non tanto perchè il partito egemonizzato dal premier (che ne è anche segretario) ha ceduto alcune centinaia di migliaia di voti rispetto alle rilevazioni omogenee più recenti, quanto perchè, soprattutto nelle aree metropolitane, chi è andato a votare ha dimostrato di farlo con la propria testa. Cosa non scontata in un planetario politico dominato dalla grande stampa conformista (cartacea e non) e dalla fuorviante rissa permanente dei social, dove i "dobermann" del Presidente del Consiglio sanno, talvolta con autentiche aggressioni verbali, come interdire la comunicazione e le richieste di verità che emergono dai territori.

CRISI DEI TERRITORI E ABBANDONO DELLE PERIFERIE
Evidentemente, più che l'incessante propaganda governativa su crescita e grandi opere, hanno pesato le condizioni reali delle famiglie e lo stato di abbandono delle periferie, cui l'Uomo al Comando da alcuni mesi promette di trasferire aiuti quantificabili in centinaia di milioni, se non miliardi, di euro. Lo fa con la stessa retorica elargitoria di un Piano Marshall di casa nostra che avrebbe dovuto riguardare il Giubileo decentrato della Misericordia, i campetti di calcio "in ogni paese", le manutenzioni scolastiche, la "cultura", i laboratori di ricerca e infine, ma surrettiziamente, le opere civili connesse alla follia delle Olimpiadi romane del 2024 care ai soliti speculatori coordinati da Montezemolo & Malagò. Un calderone spesso indistinguibile, tirato su come contrappasso dantesco alle spese per "la sicurezza" e alle prerogative governative in materia di gestione dei servizi di intelligence rispetto al rischio incombente del terrorismo continentale.

COMUNI GOVERNATIVI E COMUNI A CINQUE STELLE; LOTTA (MEDIATICA) CONTINUA 
Ma alla fine quei soldi proclamati a reti unificate non arrivano mai. Quando arrivano vengono secretati (si veda il caso De Luca più volte evidenziato da Saviano) e/o diventano appannaggio di qualche potentato che intermedia da par sua la spesa pubblica e la finanza territoriale condizionando il quadro politico del Comune o della Regione di riferimento. Esattamente l'opposto di quanto avviene nei Comuni governati dai 5 Stelle (c'è il rischio che questo accada alla pur brava Virginia Raggi cui auguriamo di farcela), dove le fonti di finanziamento istituzionale vengono isterilite e i sindaci devono "governare" il debito patrimoniale formatosi negli anni nelle casse comunali e soprattutto nel pozzo senza fondo delle società controllate. Dovendosi talvolta rivolgere alla Magistratura civile (come è accaduto a Livorno tra le proteste generali) per "concordarne" lo stato di uscita dall' insolvenza nel quadro di una procedura concorsuale preventiva rispetta all'ipotesi drammatica del fallimento. Salvo poi (come sta accadendo allo stesso sindaco Nogarin) vedersi recapitare una comunicazione giudiziaria (parto complesso di cupole locali strutturate) che potrebbe essere anche il prodromo di una paradossale incriminazione penale e della relativa, definitiva delegittimazione politica. Al resto pensano poi i "dobermann" renziani con le infamie spedite via Tweet e raccolte entusiasticamente dalle testate locali del gruppo l'Espresso Sorgenia. Tutto questo per modificare dall'esterno, con tipica velleità renziana, il quadro politico bene o male voluto dai cittadini.

LE RIFORME FORSE FANNO RISPARMIARE, MA NON DANNO LAVORO
E' dunque stupefacente che nonostante questo scenario quanto meno antagonistico, gli elettori scelgano in buon numero di votare con la propria testa misurando sulla propria condizione personale e sociale gli effetti reali del contratto" riforme contro flessibilità" costruito dal duo Renzi Padoan per entrare col lanciafiamme anche in Europa. Ma mal gliene incolse, fino a questo momento, perchè la messe di miliardi raccolta in Europa per finanziare a debito gli 80 euro e il jobs act, (per non parlare dell'abolizione di Imu e Tasi) non ha evidentemente nè incrementato i consumi, nè fluidificato il mercato del lavoro. Ed anzi ha drammatizzato la condizione di coloro che scivolano nelle situazioni di povertà conclamata, i cosiddetti incapienti, dopo avere subito il pignoramento dei propri averi. Ma l'Uomo al Comando tira diritto non prestando attenzione, nel suo infinito tour mediatico sul referendum confermativo di ottobre, al fatto che, Pd o non Pd, il voto locale è comunque espressione di territori in sofferenza, dove si producono gli effetti nascosti della crisi fiscale dello Stato e quelli perversi di una spending review che ha interessato prevalentemente i budget della sanità regionale e dei Comuni. E dove il voto appare sempre meno controllabile, specie quando i cittadini tornano a votare e lo fanno con la propria testa. Nonostante gli innumerevoli motivi per non farlo. E' da sperare che questo accada anche ai ballottaggi del 19 giugno.

Vai Virginia

13.06.2016 08:33

Libri in tribunale: il caso Livorno

16.05.2016 09:18

IL VALZER MEDIATICO DEGLI AVVISI DI GARANZIA

"Non ho rubato, non ho distratto fondi, non ho commesso peculato "ha affermato il Sindaco Nogarin di fronte al Consiglio Comunale di Livorno "Per questo non mi dimetto", ha concluso il primo cittadino tirandosi dietro le invettive dei suoi accusatori in carne e ossa (per lo più lavoratori Aamps sindacalizzati uniti alla singolare massa critica di Livorno Bene Comune e grillini dissidenti) e mediatici. Lo ha detto però quando il manganello mediatico degli avvisi di garanzia era già stato impugnato dai soliti noti (i cosiddetti dobermann dell'inner circle renziano tra cui un attivissimo Andrea Romano, ex dalemiano ed ex Scelta Civica prima di diventare colonnello renziano) per smascherare la presunta incoerenza dello stesso Nogarin rispetto alla deontologia pentastellata che imporrebbe all'amministratore pubblico di dimettersi al ricevimento di una comunicazione giudiziaria (purchessia) di iscrizione nel registro degli indagati. Lo aveva chiesto, sbagliando, il candidato premier  Di Maio, tanto per scolpire la differenza genetica tra la soggettività Pd e quella a Cinque Stelle rispetto all'incombenza di un'inchiesta giudiziaria.

 

LA RESPONSABLITA' POLITICA DI CHI E' COSTRETTO A "SPORCARSI LE MANI"

Quanto è bastato per fare sollevare al concistoro ipocrita degli editorialisti di Repubblica e Corriere della Sera una presunta questione etica che separerebbe dalla realtà chiunque (e dunque in particolare il M5S) non condivida l'assunto renziano secondo il quale la responsabilità politica dell'amministratore pubblico messo sotto inchiesta  è scritta soltanto nell'ultima sentenza, qualora lo stesso venga rinviato a giudizio e successivamente giudicato colpevole, termini di prescrizione più o meno breve permettendo. In realtà, come spiegò Antonio Ingroia ai tempi del tergiversare di Marino, prima protetto, poi liquidato dal Commissario romano del Pd, esiste una responsabilità di natura politica nei confronti degli elettori e dell'opinione pubblica che viene prima dell'automatismo penale e per certi aspetti è anche indipendente da esso. Per quale motivo insomma dovrebbe dimettersi Nogarin se "non ha rubato, non ha distratto fondi, non ha commesso peculato" e per quale motivo non lo dovrebbe fare il sindaco di Lodi (fatta salva la presunzione d'innocenza, ma reo confesso), attualmente agli arresti domiciliari per avere taroccato le prove di un bando di gara truccato? Per quale motivo dovrebbe dimettersi Pizzarotti, sindaco di Parma, cui un senatore del Pd ha rinfacciato una nomina che rientrava nel suo potere di valutazione discrezionale (sia pure supportato da un bando pubblico esplorativo) e per quale motivo non dovrebbero dimettersi dai rispettivi incarichi i molti amministratori e politici Pd (e non solo) di cui abbiamo letto nelle ultime settimane, anche in relazione a pesantissime contestazioni di reato? Chiaro che la lotta politica porta a condizionare ogni tipo di valutazione non tanto in base al merito dei reati effettivamente contestati dal procuratore di turno, quanto alla interpretazione mediatica che si dà di essi. Ritenendo che sia poi l'opinione pubblica a stabilire se un sindaco magari onesto si debba dimettere non tanto in base alle nomine che fa (e Nogarin sotto questo aspetto ha commesso più di un errore di valutazione, e non solo nella vicenda Aamps), ma in relazione ai fanta-reati che non ha commesso e che gli vengono contestati all'unisono  da procuratori e revisori contabili.

 

IL TEOREMA DELLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA DI AAMPS: SEGNATEVI QUESTE DATE

Tipo quello di concorso in una bancarotta fraudolenta di cui francamente ci sfugge (pronti a essere contraddetti) la configurazione del presupposto soggettivo, cioè quella dell'imprenditore "se dichiarato fallito" (chi sarebbe?), come quella del presupposto oggettivo, cioè quella di un "fallimento" aziendale che salvo il vero non si è fortunatamente ancora verificato. A meno che non si ritenga (ma saremmo di fronte a un teorema difficilmente dimostrabile) che la stabilizzazione dei 33 precari Aamps addetti al servizio di prelievo dei rifiuti (avvenuta il 27 gennaio 2016) sia stata fatta con la ferma determinazione di aggravare il dissesto di un'azienda, per la quale esattamente quasi un mese dopo (25 febbraio 2016) il nuovo Consiglio di Amministrazione avrebbe invece prodotto presso il Tribunale Fallimentare l'istanza di concordato preventivo "in continuità aziendale" in bianco (poi accolta dal Tribunale il 7 Marzo 2016). Come se insomma il nuovo inquadramento dei lavoratori aggiuntivi (chiesto peraltro a gran voce da sindacati e forze politiche di ogni colore) fosse stato costruito dall' "imprenditore-Comune"e socio totalitario di Aamps per impedire qualsiasi accordo con i creditori storici e dunque obbligare il Tribunale a dichiarare il fallimento piuttosto che l'omologazione del concordato con cui il debitore paga i crediti ammessi dei fornitori (sospesi) e delle banche (interessi). Peraltro, solo due giorni prima dell'insediamento del nuovo Cda (avvenuto il 22 gennaio 2016) era stato il Presidente del Collegio dei Revisori Francesco Carpano, durante il suo interim di amministratore reggente, ad affermare in Commissione Comunale Bilancio che l'azienda si trovava in avanzato stato di decomposizione, che l'attesa per un nuovo Cda avrebbe peggiorato le cose e che addirittura il concordato andava affidato in via diretta, senza perdere altro tempo, perchè Aamps era già sulla bara. Che cosa avrà voluto dire il grande accusatore del socio comunale e sostenitore dal primo momento della ennesima ricapitalizzazione pubblica del buco di bilancio in luogo del concordato medesimo? Passaggi non chiari che a nostro giudizio meriterebbero un approfondimento da parte degli stessi organi inquirenti in relazione alla complessità della procedura e dei filoni d'indagine. Ce n'è abbastanza per significare come sia l'assunto di Di Maio (dimissioni automatiche per avviso di garanzia) sia quello di Renzi (ci si dimette se e quando, prescrizione permettendo, si andrà a sentenza di colpevolezza) siano del tutto incongrui con il principio di responsabilità politica che dovrebbe informare di se' ogni comportamento veramente trasparente e lungimirante. Specie in una fase piuttosto torbida come questa, dove il ricorso alla Magistratura (legittimo in se') è però chiaramente strumentale alla definizione di liti politiche o al commissariamento prefettizio di organi politici amministrativi (come i Comuni) direttamente scelti dai cittadini.

Sul conformismo (due grandi che non ci sono più ce lo spiegano)

12.04.2016 17:45

 

Trivellatori della democrazia.

05.04.2016 09:17

Che cosa si debba inventare un capo del governo praticamente sciolto da ogni tipo di controllo democratico e mediatico per "sbloccare le opere" è cosa risaputa. Basta sostituire gli organi parlamentari con l'ufficio legislativo di Palazzo Chigi e il gioco è fatto. E' li' che si compie, nella liturgia renziana, la triangolazione decisiva  per recepire in una norma "liberatoria" il perdono fiscale (come fu nella vicenda della "manina" decisiva per alzare le soglie di punibilità della frode fiscale societaria, solo incidentalmente a favore di Berlusconi) o come in questo caso il benestare all'esportazione del greggio trivellato in Lucania, utilizzando le infrastrutture di tratte nazionali. (il prolungamento del porto di Taranto in particolare) che consentiranno al soggetto attuatore di abbattere i costi d'impianto e di decuplicare i propri profitti. Poca o nulla considerazione per le emissioni inquinanti da cui la Puglia è storicamente ferita a morte e di cui la Lucania si avvia a diventare laboratorio sperimentale grazie anche agli auspici della classe dirigente locale filo governativa. Come spesso accade è sufficiente un tratto di penna per modificare le prospettive di un territorio, anche in termini di condizionamento sociale. Il resto lo fa l'utilizzatore finale del provvedimento con la mitologica promessa di posti di lavoro o di benefici calcolati in termini di incremento dell' approvvigionamento energetico a basso costo  con il corredo complementare delle compensazioni finanziarie. Un vecchio abbecedario che noi, vittime incolpevoli del gassificatore marino della Olt o come diavolo si chiama adesso, abbiamo conosciuto assai prima che Renzi, con la sua plebiscitaria ascesa la potere, imprimesse con lo Sblocca Italia una forte accelerazione allo sviluppo delle concessioni petrolifere nel nostro disastrato Paese. Chiaro che se fai così, alzando oltre misura le aspettative degli investitori senza interporre prescrizione alcuna all'uso del suolo, del sottosuolo e dei mari, non puoi non aspettarti una impennata delle pressioni lobbistiche, si chiamino esse Shell e Total. Non esattamente dei soggetti sprovveduti anche nelle arti di generare una sorte di consenso sociale intorno alle ragioni del proprio investimento in perforazioni e trivelle. E' quanto meno singolare, ma non casuale, il fatto che tutto questo si compia in uno scenario totalmente invertito rispetto a quello vissuto (e subito) da noi nell'epoca d'oro dei gassificatori (fortemente voluti peraltro dagli stessi partiti di centro sinistra che oggi scoprono il fossile dopo avere mitizzato la trasformazione del metano). Allora erano i Sindaci, i Presidenti di Provincia, i Presidenti di Regione l'obiettivo preferenziale dei soggetti industriali titolari delle autorizzazioni d'esercizio. Oggi le lobbies puntano direttamente all'Ufficio legislativo di Palazzo Chigi per fare rientrare  dalla finestra quello che bene o male le Commissioni Parlamentari avevano espunto dal testo definitivo del già terrificante Sblocca Italia (un impegno complessivo di 3,4 miliardi di euro). Così si spiega l'inserimento dell'emendamento "petrolifero" nel maxi emendamento alla Legge di Stabilità 2015 grazie ai buoni uffici della Boschi e alla solita "manina" furtiva e decisiva di Renzi. Alla faccia della trasparenza. Se Tempa Rossa si strutturerà con l suo carico di morte ambientale e un modesto saldo occupazionale rispetto a quanto si perderà intorno, insomma, lo si dovrà certamente alle pressioni lobbistiche intermediate dai volti gentili di Federica Guidi  e di Maria Elena Boschi, più che mai recidiva in conflitti d'interesse normativi. Ma anche al disegno accentratore di Renzi in materia energetica con il superamento dei poteri dispositivi concorrenti delle autonomie locali. Una condizione che certamente favorirà l'uso delle trivelle diventando un formidabile inquinante della democrazia.

Pro memoria referendum 17 aprile 2016: Trivelle fuorilegge (da Greenpeace)

05.04.2016 09:06
Sostanze chimiche inquinanti e pericolose, con un forte impatto sull’ambiente e sugli esseri viventi, si ritrovano abitualmente nei sedimenti e nelle cozze che vivono in prossimità di piattaforme offshore presenti in Adriatico, spesso in concentrazioni che eccedono i parametri di legge.

Lo rivela il rapporto “Trivelle fuorilegge” pubblicato oggi da Greenpeace in cui, per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all’inquinamento generato da oltre trenta trivelle operanti nei nostri mari.

Secondo quanto rilevato da Greenpeace, laddove esistono dei limiti fissati dalla legge, le trivelle assai spesso non li rispettano. Ci sono contaminazioni preoccupanti da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti, molte di queste sostanze sono in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseri umani. Nei pressi delle piattaforme monitorate si trovano abitualmente sostanze associate a numerose patologie gravi, tra cui il cancro.

Una situazione che si ripete di anno in anno. Nonostante questo, non risulta che siano state ritirate licenze, revocate concessioni o che il Ministero abbia preso altre iniziative per tutelare i nostri mari.

Alla scarsa trasparenza del Ministero e al quadro ambientale critico si aggiunge il fatto che i monitoraggi sono stati eseguiti da ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente) su committenza di ENI, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. In pratica, l’organo istituzionale (ISPRA) chiamato a valutare i risultati del monitoraggio sul mare che circonda le piattaforme offshore – e di conseguenza verificare la non sussistenza di pericoli per l’ambiente e gli ecosistemi marini – opera su committenza della società che possiede le piattaforme oggetto d’indagine (ENI), cosicché il controllore è a libro paga del controllato.

Leggi il report “Trivelle fuorilegge”

Guarda la mappa delle piattaforme analizzate 

 

Quale riforma volete?

01.03.2016 08:47

"E ora quale riforma volete?", questo il ritornello proposto dal piccolo napoleone di Rignano (che chiameremo per brevità Renzi) in occasione del secondo compleanno del Governo più interventista e meno legittimato della storia della Repubblica. Ma quella richiesta, rivolta direttamente ad un uditorio tecnicamente illimitato, non è il prodotto di un atto di particolare generosità, quanto di un calcolo mirato.

CONSENSI TRASVERSALI

Cercare una sponda nella platea dei contribuenti più anziani e/o più giovani con famiglia a carico, nel target della proprietà immobiliare piccola e media o in quella di qualche categoria sociale avente diritto a un qualche bonus, è certamente più semplice che fermarsi e proporre una verifica politica complessiva del proprio operato. E' certamente più semplice, ad esempio, che intervenire finalmente sulle pensioni o sul mercato del lavoro senza decontribuire in misura abnorme il datore di lavoro o introdurre un criterio di progressività nella tassazione immobiliare. Per non parlare della più volte ventilata riduzione della spesa pubblica improduttiva.

 

VECCHI E NUOVI MESSAGGI (SUBLIMINALI)

Parole come equità distributiva ed eguaglianza sociale sono diventate improvvisamente desuete e forse più impolitiche del messaggio che lo stereofonico ottimismo sulla crescita competitiva, alimentato dalle virtù potenziali (anche nello sport) del popolo italiano e dagli show della gastronomia più raffinata ed esportabile, ci propone ogni giorno in televisione. Ma, si sa, gonfiando il Pil (che quest'anno è cresciuto molto meno delle previsioni) si riduce la forbice con il fabbisogno dello Stato, che pure il napoleonico Renzi ha lasciato invariato come ai tempi d'oro della Prima Repubblica. Il gioco della flessibilità contrattata con "le riforme", non da tutti capito, sta soprattutto qua. Se manovra in deficit di qualche decina di miliardi deve essere, rispetto al parametro deficit-Pil, lo si faccia, secondo lo schema napoleonico, con la consapevolezza di raccogliere il consenso in quella parte più estesa di popolazione che ha smesso di riconoscersi in un particolare indirizzo politico e vuole piuttosto ritrovarsi in una dimensione promozionale per se' ed il proprio reddito.

 

EUROPA: DA ETERODIREZIONE A CONFLITTO. FASE 1 E FASE 2

Questo gioco, con i suoi riflessi sociali ed elettorali, val bene il conflitto permanente con l'Europa monetaria: una condizione che  toglie il respiro peraltro alla sinistra tradizionale e appaga l'elettorato di centro destra, spiazzando nel contempo lo stesso elettorato grillino.

La fase 1 di Renzi si è sostanzialmente conclusa con le riforme eterodirette dall'Europa, dall'intervento di rottamazione autoritativa della Costituzione Repubblicana fino all' l'ultimo "volo" sulle unioni civili, ancorchè quella (a differenza delle altre) fosse una legge di iniziativa parlamentare poi sterilizzata da un voto di fiducia al Governo che per forza di cose (cioè per non perdere pezzi) ha dovuto deliberare anche su una materia di cui nessuna maggioranza numerica si dovrebbe in condizioni normali impossessare.

Ora siamo volenti o nolenti nella fase 2, dove le riforme potrebbero essere fatte a comando o in base a sondaggi on line sfruttando l'occupazione governativa della Rai e zone collegate. La domanda "e ora quale riforma volete?", due anni dopo l'insediamento del Governo Renzi", non appare dunque casuale. Specie se  il collante delle maggioranze numeriche e trasversali si dimostra più forte di un chiaro e responsabile consenso politico soggetto a verifica elettorale. Secondo lo schema, quello del collante, che lo stesso Renzi, proprio grazie a Verdini, sperimentò durante le primarie municipali fiorentine del 2008. 

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Notizie

Il dibattito sulla Legge elettorale

05.01.2017 14:44
Emanuele Rossi, come professore di diritto costituzionale, sostiene su il Tirreno che è opportuno lavorare fin da subito alla legge elettorale. E conclude con una previsione condivisibile, anche se espressa con eccesso di cautela: “la retorica del Governo eletto la sera delle elezioni possiamo...

A Livorno le cose continuano ad andare male.L'opinione di Vertenza Livorno per il lavoro.

29.12.2016 10:50
A Livorno le cose continuano ad andare male. Il cambiamento non si vede. Il lavoro rimane un miraggio. Meno lavoro, meno reddito, meno consumi, meno commercio. Le cifre del disastro sono note da tempo. La insicurezza delle famiglie aumenta. Scuola, mutui, costi dei servizi, tasse, tutto si...

Roma, non solo Marra

29.12.2016 10:00
http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW1285146

Caso Piombino e governo degli avvisi di garanzia: quella sinergia tra Tirreno e Pm che fa male alla democrazia livornese

13.06.2016 08:36
http://senzasoste.it/locale/caso-piombino-e-governo-degli-avvisi-di-garanzia-quella-sinergia-tra-tirreno-e-pm-che-fa-male-alla-democrazia-livornese

Studio legale: il meraviglioso mondo di Equitalia

12.04.2016 17:50
Pignoramenti: ecco cosa può portarti via Equitalia e cosa no L'elenco di cosa non si può pignorare secondo le nuove disposizioni elaborate e rese note da Equitalia: dalla prima casa alle pensioni   05/04/2016 - Cosa non è possibile pignorare? Quali sono i beni materiali che non possono...

Quantitative easing questo sconosciuto

05.04.2016 09:07
BOLLETTINO FINANZIARIO   S&P: “Il QE? Benefici solo per la Germania” A dirlo non sono critici di parte ma gli esperti di S&P   Il Quantitative Easing – il programma di acquisto di titoli pubblici lanciato lo scorso marzo dall’Eurotower guidata da...

Opinioni su Aamps: Andrea Romano (Azione Civica)

16.02.2016 09:13
Dopo aver passato gli ultimi mesi tra allarmi ed emergenze, i livornesi ormai hanno capito che su Aamps si gioca una battaglia "ideologica" tra il PD, che propone la privatizzazione (Retiambiente) nonostante i pessimi i risultati prodotti altrove, e il M5S che insiste con un concordato sui cui...

Banca Etruria, tutti imBoscati e con un arbitrato governativo

23.12.2015 23:10
Il Direttore del Tirreno ha scritto in modo opportuno contro la politica del turarsi il naso adottata da governo e PD nella vicenda dei quattro istituti del decreto detto salvabanche.  Sono emerse disfunzioni nei meccanismi di verifica del sistema, che neppure attraverso il Commissariamento da...

Roberto Saviano: la Boschi si dimetta (in relazione al decreto "salva Banca Popolare Etruria")

14.12.2015 09:00
Molti si sono preoccupati di dare ampia pubblicità agli impegni del Ministro Boschi nella giornata in cui il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto che ha salvato dal fallimento anche la Banca della quale il padre è vicepresidente. Molti hanno sentito la necessità di dare ampio spazio...

Risparmiatori "asfaltati" dal decreto "salva banche" del Governo; come tutelarsi con Adusbef

12.12.2015 08:56
COME DIFENDERSI DALL'ESPROPRIO CRIMINALE DEL RISPARMIO: CARICHIETI; CARIFERRARA; BANCA MARCHE; BANCA POPOLARE ETRURIA.ECCO IL MODULO DA USARE.   Istruzioni per affrontare il “decreto salva 4 banche” Domenica 22 novembre, il Governo ha emanato uno sconsiderato decreto legge, in vigore dal...
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