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Nella terra dei conflitti di interesse (non solo quello berlusconiano) e dei sottrattori di bene pubblico (oltrechè dei simulatori di verità)..., dove lo spreco si confonde con la miseria, dove non sai mai quello che ti capita... ma ormai ci sei abituato... e se capita non ti meravigli più, dove per vincere una battaglia non occorre coraggio ma capacità economica.... abbiamo deciso (vestendo tutto il coraggio possibile) di andare contro corrente e di mettere a nudo realtà spesso soffocate dai giochi di potere in grado di pilotare l'informazione direzionandola un po' qua, un po la, ma mai dove realmente e in maniera trasparente dovrebbe andare.
La nostra esperienza nel mondo civile ci ha permesso di affrontare varie argomentazioni e documentarle con video, immagini e commenti audio.
In questo sito potrete rendervi conto personalmente di quanto possa essere facile "non dire" cose sconvenienti e sostituirle con frasi di eccellenza che attirano popolarità e deviano l'attenzione.
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Articoli
La sanatoria regionale dei sottotetti
13.05.2012 17:10
Pro Memoria 2010
La sanatoria regionale dei sottotetti
La vicenda dei sottotetti e delle tavernette surrettizi, ma abitabili, realizzati all’interno di alloggi e villette uso civile abitazione di assoluto pregio nelle aree più disparate di Livorno, ha infiammato per alcuni anni il dibattito politico locale; se non altro perchè il regolamento edilizio allora vigente accompagnava bonariamente la realizzazione di cubature fantasma (le cosiddette pertinenze) all’interno di specifici piani attuativi che fecero la fortuna di costruttori e proprietari (la cosiddetta filiera immobiliare) in pieno clima bipartisan. Quelle costruzioni caratterizzarono l’espansione edilizia di Livorno ed assolsero, nell’età dell’oro del mattone labronico, ad una originale funzione perequativa. Quella del consenso sociale e, contestualmente, dell’elusione fiscale. Ovviamente la cementificazione del territorio (da Montenero a Salviano passando per Antignano e Collinaia) generò anche l’epopea dei frazionamenti e quanto ne conseguì sotto il profilo della speculazione e della convivenza civile. Con un colpo d’ala, nel gennaio 2004 in piena discussione sul Piano attuativo di Salviano 2, quella tolleranza regolamentare fu moderata insieme ad un inquadramento più razionale delle superfici frazionate. Oggi, in pieno clima pre elettorale e pur prossimi ad un esito politicamente plebiscitario per il centro-sinistra, la Regione Toscana, già sollecitata nel recepire gli indirizzi del Pian di Casa di Berlusconi, interviene con una sanatoria che dovrebbe consentire di trasformare i sottotetti e quant’altro in vere e proprie abitazioni. L’impatto su Livorno potrebbe essere paradossale. Conviene sanare oggi ciò che è stata storicamente tollerato e politicamente sottovalutato in un periodo relativamente recente? Se la sanatoria dovesse essere accolta ed applicata ad una pratica di estensione sconosciuta, e per ciò stesso inestimabile, quali sarebbero le conseguenze per il territorio? Vedremo se e come il Comune di Livorno, che ha recentemente varato un regolamento edilizio molto severo e improntato al controllo selettivo degli abusi, recepirà questa incredibile sanatoria elettorale.
Il commento di Massimo:
“Il Comune ed i tecnici preposti più che alle sanatorie dovrebbero pensare a controllare sul posto i progetti realizzati e contestare sul nascere le violazione che i tecnici e ingegneri compiacenti compiono continuamente. Volete un esempio? Nella prima ristrutturazione viene fatto il cambio d’uso di garage in civile abitazione, poi si demolisce e si costruisce una nuova villetta, magari anche due; visto che la zona ville e giardini prevede un garage, ne viene costruito uno nuovo che chiaramente sarà occupato non dalla macchina (che rimane per strada) ma da una lussuosa cucina (senza le misure consentite e previste per legge) e per finire sul tetto viene realizzata una terrazza andando oltre l’altezza consentita per il garage di 2,50 - 3 metri. Questo è quanto avviene comunemente a scapito dei confinanti, di altri cittadini e tecnici onesti pagando oneri ridotti e realizzando cubature ben al di spora di quanto previsto. Chiaramente del Comune, del catasto e degli organi di controllo non si presenta mai nessuno. Questa è l’Italia, il bel paese dove i potenti fanno ciò che vogliono”.
Il commento di Giovanni:
“Senza controlli le leggi sono nulle. Inutile fare il controllo quando viene richiesta l’abitabilità. I lavori di “modifica dello stato d’uso” hanno inizio proprio dopo questo tipo di verifica”.
Cementificazione a Montenero: le immagini di uno scempio annunciato
06.05.2012 18:05Queste immagini risalgono a due anni fa. Le registrammo per documentare il saccheggio progressivo di un'area collinare di pregio costantemente esposta al rischio idrogeologico che da quasi un decennio forma oggetto di una speculazione edilizia autorizzata. Non sapevamo, in tutta sincerità, che fosse in essere un procedimento penale a carico di alcuni fra gli attori dello scempio. In una parola, tutti gli esponenti della filiera immobiliare (dal progettista, al proprietario, al costruttore) a vario titolo implicati nella realizzazione o nella ristrutturazione di fabbricati (con i relativi ampliamenti) elevati in violazione del vincolo paesaggistico e con volumetrie abnormi (in difformità dalle previsioni contenute nella complessa e mutevole regolamentazione urbanistica del Comune di Livorno che disciplina la realizzazione e/o l'ampliamento di edifici in delicati comparti collinari come questo). Ovvio che tutto questo non può essere frutto del caso, se il Pm Mannucci ha contestato ai 23 indagati nel procedimento un "concorso" nella commissione degli abusi contestati. In taluni casi per potere procedere con l'abuso sarebbe stata anche presentata falsa documentazione (secondo quanto scrivono le cronache) attestante la conformità delle opere ai requisiti urbanistici e ambientali. Il perito del Pm ha questa volta (differentemente da quanto accadde per il disastro di Salviano 2) svolto una ricognizione inequivocabile e indipendente dopo avere esperito la natura delle particelle catastali su cui è stata autorizzata la costruzione degli immobili. Il Pm, da parte sua, non poteva non emanare l'ordinanza di sequestro preventivo dei fabbricati in questione. Da verificare, ovviamente, il ruolo che ha giocato in questa vicenda l'Ufficio Edilizia Privata del Comune di Livorno. Al momento risultano quattro indagati, verosimilmente funzionari istruttori (non risulta al momento implicato il responsabile di procedimento) incaricati di predisporre atti concessori e/o autorizzativi rispetto ai fabbricati in questione. Con un tratto di penna si può, evidentemente, determinare il destino di un'area territoriale e nella specie la sua trasformazione, come risulta dalle immagini. Ma qui le responsabilità non sono solo tecniche, ma anche politiche. Tra revoche, congelamenti e scongelamenti intervenuti con leggerezza in questi anni, per lo più nell'indifferenza generale, non ricordiamo chi, allo stato di quegli atti, fosse il responsabile dell'Assessorato di competenza. Registriamo solo le dichiarazioni dell'attuale Assessore Paola Bernardo, sollevata alla constatazione che ai quattro funzionari sarebbe stato contestato "solo" il reato di falso ideologico. Incredibile. Chiediamo ovviamente chiarezza sulla vicenda anche in sede politica e soprattutto che non ci siano ruspe di serie A e ruspe di serie B.
Concordia: parte la Mission.Ode a Rossi, Gallanti, Cosimi (e il Pdl)
03.05.2012 20:44
Le carte che restano: un cavallo di Troia nella Porta a Mare di Livorno
29.04.2012 21:50PROGETTO PORTA A MARE / Fasi di sviluppo
| FASE | SUB-COMPARTI | SLP-mq | INCIDENZA |
| 1 | Mazzini - Officine Storiche | 38.766 | 54,9% |
| 2 | Lips e Molo Mediceo | 24.079 | 34,1% |
| 3 | Arsenale | 7.771 | 11,0% |
| TOTALE | 70.616 |
PROGETTO PORTA A MARE / Consistenze e destinazioni d’uso
| DEST. | MAZZINI |
OFF. STORICHE |
LIPS | MOLO MEDICEO |
ARS. |
TOTALE |
| COMM.LE | 3.427 | 9.600 | 2.665 | 4.291 | 588 | 20.571 |
| TERZIARIO | 9.597 | 1.466 | 765 | 1.641 | 13.469 | |
| RES.LE | 6.348 | 8.328 | 14.676 | |||
| RTA | 2.280 | 7.183 | 9.463 | |||
| RICETTIVO | 12.437 | 12.437 | ||||
|
totale sub comparto |
19.372 | 19.394 | 15.867 | 8.212 | 7.771 | 70.616 |
LA SFIDA TOTALE DEL GOVERNATORE: COMPENSAZIONI E LOBBYING TERRITORIALE
Come è nostro costume, probabilmente unici in questo fronte del silenzio che è la Toscana costiera, prendiamo atto dell'impegno matto e disperatissimo del Presidente della Regione Enrico Rossi (dopo il clamoroso flop della De Tomaso) sul fronte del recupero/smantellamento del relitto della Concordia, ma non intoniamo cori di particolare approvazione. In primo luogo perchè con almeno due cadaveri ancora a bordo e altri tuttora in attesa di riconoscimento non ce la sentiamo di sovrapporre il piano operativo dello smantellamento della nave (pure doveroso) a quello dell'accertamento delle cause del sinistro in sede penale con le relative procedure risarcitorie in sede assicurativa e civile ancora in corso. Circostanza che, fra le altre, ha determinato il sequestro giudiziario del relitto ancora inclinato in prossimità delle scogliere dell'Isola del Giglio. Forse a molti (non a noi che dagli anni 90 seguiamo le vicende del Moby Prince) sfugge il significato del disastro, determinato anche dalla inaccettabile deregulation che fino al 13 gennaio 2012 ha accompagnato il traffico di quelle rotte nell'immediata prossimità delle aree costiere e portuali. C'è poi una seconda motivazione, più complessa e sicuramente impopolare, che non ci unisce al coro dei peana territoriali e alimenta una certa preoccupazione. Rossi si muove in una logica di compensazione del danno procurato dalla permanenza del Concordia tra le scogliere del Giglio preoccupandosi di suturare la ferita del disastro con la distribuzione dei carichi di lavoro relativi alla fase di post rimozione in Toscana. Lo fa con una vera e propria azione di lobbiyng territoriale interpellando soggetti (come il Ministero dell'Ambiente, lo stesso Capo della Protezione Civile e gli Enti Locali) che non sono nel caso specifico enti decisori, ma che tutti insieme (secondo la visione di Rossi) potrebbero esercitare una moral susasion decisiva su chi avrà successivamente in mano il "core business" delle operazioni e disporrà l'affidamento esterno dei lavori terminali.
"UN PO' DI LAVORO IN TOSCANA": LUCI E OMBRE DI UN GRANDE AZZARDO.
E' vero che solo poche ore dopo il disastro più di una testata iniziò a caldeggiare il trasferimento della nave a Livorno "per dare lavoro ai bacini di riparazione", ma è altrettanto vero che ll'indomani del maxi appalto privato aggiudicato dalla Compagnia Costa al prezzo di 300 milioni di dollari, la ditta americana aggiudicataria (Titan) che aveva presentato l'offerta vincente, ma in assoluto più elevata, aveva programmato soluzioni operative diverse per coniugare qualità ad efficienza del servizio. Civitavecchia per la logistica piuttosto che Piombino, Genova o Palermo per i lavori di recupero/smantellamento piuttosto che Marina di Carrara e Livorno che dunque, nel piano di Rossi, avrebbe dovuto svolgere un delicatissimo ruolo terminale, (secondi alcuni la stessa attività di demolizione, e dunque non di riparazione, che ormai nessun cantiere nazionale svolge anche per i costi molto elevati che comporta). La Titan si muove dunque in una logica di carattere economico funzionale, Rossi in una logica di carattere essenzialmente compensativo e" consensuale" che mette necessariamente in secondo piano il dettaglio relativo alla esecuzione delle opere nei porti toscani (di cui non si sa nulla), alle strutture e alle professionalità richieste (c'è differenza fra carpenteria, riparazione, smantellamento), al regime contrattuale che dovrà regolamentare l'affidamento dei lavori, alla effettiva copertura finanziaria degli interventi che saranno poi verosimilmente subappaltati sulla Toscana in una miriade di ditte. Non è utopistico, da questo punto di vista, pensare ad uno scenario nel quale la nave verrà rimossa dalle scogliere del Giglio in tempi rapidissimi (nonostante le 40 osservazioni prescrittive presentate dal ministro Clini alla Titan), mentre la fase successiva, di cui peraltro non conosciamo alcun dettaglio, potrebbe richiedere un certo numero di anni perchè, fra l'altro, la corsa per assicurarsi segmenti di lavoro da parte di soggetti sottocapitalizzati potrebbe essere fatta al massimo ribasso e le stesse strutture del Porto di Livorno necessitano di ingenti ristrutturazioni promesse e mai realizzate dal concessionario delle banchine (Azimut Benetti)
LIVORNO: LA CONCORDIA NEL RISIKO DELLA PORTA A MARE
Con quali conseguenze per gli assetti della cosiddetta Porta a Mare di Livorno è facile intuirlo, nonostante le perentorie rassicurazioni di un sindaco notoriamente ottimista come Cosimi, qui in versione garante territoriale ("la nave resterà nei bacini solo 12 mesi dopo avere sostato per un tempo indeterminato su una banchina del porto di Livorno", "in fondo si tratta solo di segmentare la chiglia"). La realtà è ben diversa e può essere letta attraverso un indicativo capoverso dei Lineamenti di Piano Regolatore del Porto (capitolo relativo a "La nuova organizzazione delle funzioni") presentati un anno fa dall'Autorità Portuale che così recita: "Le nuove previsioni di funzioni urbane sul Molo Mediceo hanno evidenziato incompatibilità con le funzioni industriali di riparazione navale e di allestimento rispettivamente dei limitrofi bacini di carenaggio e della banchina 75 del Molo Mediceo stesso. D'intesa con il Comune di Livorno e con la Regione Toscana si provvederà ad una modificazione di tali previsioni, per rendere possibile il rilancio delle attività di riparazione navale nel comparto dei Bacini, comprensivo della banchina 75 e delle aree a terra in radice dei bacini stessi,strettamente funzionali alla loro operatività. Appena terminata la perizia che stabilirà l'entità degli interventi necessari al Bacino Grande, l'Autorità Portuale procederà ad una Gara per l'affidamento in gestione dei bacini di carenaggio" (gara che non si è ancora svolta n.d.r.). In altre parole, gli stessi promotori dell'operazione Concordia a Livorno (Rossi, Gallanti, Cosimi per quanto di rispettiva competenza) si preparano a rimodulare Porta a Mare (con le relative destinazioni d'uso e i complementari carichi urbanistici) per venire a capo della storica incompatibilità tra trasformazione urbana e aree destinate ai bacini di riparazione/demolizione. Un conto è farlo, naturalmente, con la Concordia in Porto e un conto è farlo senza. Con l'incognita di Azimut Vitelli (il terzo incomodo) che dopo il salvataggio del Cantiere cedette per 50 milioni di euro la quota immobiliare alla Lega delle Cooperative, ma (grazie all'allora Commissario Portuale Bruno Lenzi) nel 2003 assunse la titolarità delle concessioni dei bacini di riparazione (che non ha mai manutenuto) con la prospettiva di ottenere finanziamenti ministeriali per la realizzazione di un Porto Turistico ormai caduto dopo ben nove anni nel dimenticatoio. Su questo aspetto avremo modo di tornare.
Tutto Piuss - Livorno minuto per minuto
20.04.2012 08:10
A circa 990 giorni dal 31.12.2014, il giorno in cui scadrà di fatto il termine di ultimazione delle opere autorizzate dalla Regione Toscana nell'ambito dei Programmi Urbani di Sviluppo Sostenible, pena revoca dei finanziamenti erogati, è giunto il momento di fare il punto sullo stato di attuazione dei progetti ammessi nel 2009 al monte dei finanziamenti disponibili su base regionale. La
considerazione non è di poco conto perchè lo sviluppo esecutivo di questo piano ambizioso (la cosiddetta "Città delle Opportunità") traguarda la scadenza naturale del mandato di Cosimi (fissata nella tarda primavera del 2014) per interessare la primissima fase del nuovo mandato. Il nuovo Sindaco sarà presto chiamato ad occuparsi dello stato dei cantieri non solo in previsione della scadenza di cui abbiamo parlato all'inizio (il 31.12.2014) ma anche in funzione del fatto che i contributi disposti a livello regionale (che pescano in un fondo europeo) sono stati puntualmente allocati in bilancio negli esercizi di questi ultimi anni (come trasferimenti in conto capitale) mentre il Comune, da parte sua, ha dovuto assumere mutui particolarmente onerosi per concorrere alla
cosiddetta quota di cofinanziamento (come da tabella). Allo stato, come sappiamo, le cosiddette opere portanti o fondamentali sono state aggiudicate nei termini previsti dal programma (Dogana d'Acqua - l'unico contratto effettivamente operativo - Scoglio della Regina, Polo civico dell'Arte Contemporanea del Logo Pio) ad un prezzo inferiore al valore delle spese ammissibili. A margine della tabella abbiamo indicato le quote differenziali tra l'impegno finanziario ripartito tra Regione Toscana e Comune di Livorno e il valore dell'aggiudicazione (avvenuta al ribasso, ma osservando criteri di relativa congruità qualità/prezzo). Si rileverà come l'ammontare dei mutui assunti dal Comune di Livorno, cumulato con il finanziamento esterno, in taluni casi ecceda il costo effettivo dell'appalto. Quanto alle opere cosiddette funzionali (tra cui Fortezza Nuova, Piazza XX Settembre, Accesso al Mercatino Americano ) è tuttora incerta la disponibilità della copertura finanziaria, pur a fronte di progetti preliminari autorizzati. Chiaro che se tale copertura non dovesse venire autorizzata a breve, incertissimi sarebbero allora i termini di definizione delle opere entro il termine ghigliottina del 2014. E allora in tal caso per il nuovo Sindaco di Livorno potrebbero spalancarsi le porte della
Corte dei Conti e degli Enti vigilanti. Anche perchè tra l'aggiudicazione e il contratto di esecuzione intervengono non meno di sette mesi. Quanto agli interventi minori già aggiudicati (Borgo dei Cappuccini e Asili Notturni) sono indicate in tabella le situazioni in essere. Nel primo caso i cantieri
dovrebbero chiudere non prima del giugno del 2012, nel secondo caso gli interventi risultano invece sospesi a causa di un cedimento della struttura.
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TITOLO OPERAZIONE |
SPESE AMMISSIBILI VERIFICATE |
CONTRIBUTO REGIONE |
COFINANZIA- MENTO COMUNALE |
TOTALE AGGIUDICATO |
QUOTA DI DIFFERENZA |
|---|---|---|---|---|---|
|
LUOGO PIO POLO CULTURALE |
€ 7.119.964,00 |
€ 4.250.726,00 |
€ 2.869.238,00 |
€ 4.907.072,00 |
€ 2.212.892,00 |
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SCOGLIO REGINA |
€ 7.019.918,00 |
€ 4.211.950,00 |
€ 2.807.968,00 |
€ 3.996.180,00 |
€ 3.023.738,00 |
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DOGANA D’ACQUA |
€ 6.858.522,00 |
€ 3.515.039,69 |
€ 3.343.482,31 |
€ 4.945.338,00 |
€ 1.913.184,00 |
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RECUPERO EX ASILI NOTTURNI |
€ 575.000,00 |
€ 207.000,00 |
€ 368.000,00 |
Attività sospese a causa di cedimento strutturale |
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RIVITALIZ-ZAZIONE DEI BORGHI |
€ 2.100.347,00 |
€ 1.254.312,95 |
€ 846.034,05 |
In corso di esecuzione secondo lotto. Fine prevista 06/12 |
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RIQUALIFICA- ZIONE P.ZZA XX SETTEMBRE |
€ 962.000,00 |
€ 577.200,00 |
€ 384.800,00 |
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ACCESSO NUOVO MERCATINO AMERICANO |
€ 809.920,00 |
€ 485.952,00 |
€ 323.968,00 |
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RECUPERO FORTEZZA NUOVA |
€ 972800,00 |
€ 583.680,00 |
€ 389.120,00 |
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totale |
€ 26418471,00 |
€ 15.085.861,44 |
€ 11.330.745,00 |
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Le carte che restano: Caprilli in my mind. La vera storia. Parte prima
15.04.2012 19:58FEBBRAIO 2010: Il Comune di Livorno al prezzo simbolico di un euro acquisisce il 50% delle quote della Società Labronica Corse Cavalli, già in possesso dell'Associazione sportiva società Livornese. (sodalizio no profit). Il Consiglio Comunale approva con 23 voti favorevoli. (Pd, Italia dei Valori, Sinistra e Libertà, Confronto per Livorno). Una volta perfezionata l'operazione di acquisto societario, il Comune di Livorno diventa proprietario della totalità delle quote. L'allora Assessore allo Sport e alle Partecipate Claudio Ritorni, uno dei padri della fallimentare esperienza del "basket pubblico" (tutt'ora sotto la lente d'ingrandimento della magistratura penale e al centro di un complesso e controverso procedimento di natura civilistica sul quale torneremo) sostiene a spada tratta le ragioni della scelta. "La decisione - spiega Ritorni - non è contraddittoria rispetto all'OBBLIGO DI DISMISSIONE da parte delle pubbliche amministrazioni di partecipazioni societarie non strettamente necessarie per i fini istituzionali. E' anzi un passaggio per evitare speculazioni su un bene che è della città e che deve essere valorizzato". Ritorni si pone altresì l'obiettivo di individuare altri gestori (senza indicare però un termine, tanto meno una modalità contrattuale n.d.r) e afferma che l'operazione si inserisce nel più ampio progetto della Cittadella dello Sport, una specie di araba fenice che Lamberti, D'Alesio (Cosimi I) e lo stesso Ritorni (CosimiII) si sono passati di mano nel corso di un decennio senza mai pervenire ad alcun risultato progettuale. Anzi, nel durante del piccolo regno di Ritorni (Cosimi regnante) si parla di una Cittadella dello Sport n.2, forse un fatto scaramantico, buttato là per differenziarsi dalla stasi dei progetti precedenti. Ma Ritorni non si ferma e rilancia: "Abbiamo bisogno di gestori qualificati, che garantiscano solidità finanziaria, capacità di investire e rilanciare l'attività. L'Ippodromo è una realtà di grande pregio, per la sua stupenda localizzazione, per gli spazi verdi che offre: la ex proprietà Ceschina, acquisita negli anni scorsi dal Comune, è un parco proprio di fronte al mare, lo stesso ippodromo rappresenta un luogo bello, curato, dove è piacevole stare. Ebbene, dobbiamo ringraziare la società che per 30 anni (la Società Labronica Corse Cavalli, n.d.r.) ha gestito questo patrimonio. Ma di fronte ai cambiamenti profondi e alle difficoltà del mondo dell'ippica, DOBBIAMO CAMBIARE PASSO. Questa realtà ha bisogno di essere vissuta 365 giorni all'anno, di essere valorizzata e vedere accresciuto il suo appeal con iniziative e progetti. Occorre, in altri termini, vivere una nuova stagione".
06/08/2010: Nell'anagrafica della Società, a questo punto interamente partecipata dal Comune di Livorno, compare per la prima volta, in qualità di amministratore unico, il nome del commercialista Fabrizio Giusti. Costui è anche uno dei componenti della troika altrimenti denominata Comitato "Amici del Basket", un sodalizio senza precedenti dal punto di vista civilistico (perchè incaricato dal Comune di Livorno di reperire tra privati le risorse necessarie per evitare la procedura di fallimento al Basket Livorno - già partecipato dal consorzio comunale di Livorno Sport) di cui fanno parte gli avvocati Alberto Uccelli e Sergio Russo, entrambi curiosamente anche amministratori (per conto dell'Amministrazione Comunale) della Società Porta a Mare. Russo, peraltro, salirà agli onori della cronaca politica locale quando, fra gli altri, risulterà un anno e mezzo più tardi tra i fondatori del Club Montezemolo di Livorno, un organismo politico di nuovo conio al cui battesimo interverrà tra la sorpresa generale anche il Sindaco Cosimi. Giusti, da parte sua, si insedia mentre è in corso la stagione ippica estiva. Ma evidentemente la Labronica Corse Cavalli (comunque una società che per costituzione non aveva obbligo di realizzare alcun profitto, ma di chiudere i bilanci in pareggio) mostra evidenti difficoltà gestionali anche a seguito delle più sfavorevoli condizioni finanziarie contemplate dalla convenzione con l'Unire, che intanto si accinge a cambiare pelle dopo essere stata saccheggiata da autentici predatori. Giusti, subentrato a un Consiglio di Amministrazione liquidato dalla nuova proprietà pubblica, "firma" un bilancio d'esercizio che fa registrare una perdita di 551.000 euro. La perdita azzera (quasi) il capitale e il destino dell'antico sodalizio è segnato pur continuando a impiegare 21 fra l'unico dirigente, operai e impiegati e oltre 65 addetti estivi al totalizzatore, il personale estivo a tempo determinato (da cui la rituale affermazione "io lavoro all'ippodromo") con una onerosa e controversa storia di inquadramenti previdenziali alle spalle. Il costo lordo dell'intera forza lavoro a questo punto (dati del 2010) si attesta intorno al milione e mezzo di euro. Ma l'azienda chiude.
20/04/2011: La Labronica Corse Cavalli è posta ufficialmente in liquidazione; l'amministratore unico Giusti (che risponde direttamente al Comune) diventa automaticamente il liquidatore dell'Azienda. Contestualmente il dirigente D'Alesio viene licenziato. Cosicchè a carico dell'Amministrazione Comunale rimangono gli operai e gli impiegati "atipici" della vecchia gestione. Si tratta di capire a questo punto "cosa fare". L'impianto gestito da una società in liquidazione mantiene comunque l'accreditamento ex Unire (oggi Assi) per un pacchetto di corse estive al galoppo e in più ci sono almeno venti persone tra operai e impiegati da retribuire. L'Assessore Ritorni, che aveva promesso "il cambio di passo", si impaluda clamorosamente in una serie di promesse (il reperimento di nuovi gestori per un Ippodromo all'avanguardia che si inserisse funzionalmente nella più ampia prospettiva di una Cittadella dello Sport n.2) che svaniscono nello spazio di un semestre. Tornano a profilarsi le sabbie mobili del Basket Livorno, l'ex società pubblica anch'essa in liquidazione pre fallimentare al cui capezzale, forse non a caso, c'è la troika Uccelli Russo Giusti che con indiscutibile abilità chiede al Giudice competente (ottenendolo) il sistematico rinvio delle udienze per evitare, con la dichiarazione di fallimento, guai grossi anche al Comune di Livorno (già proprietario di Livorno Sport) sul piano erariale e penale. Una situazione senza precedenti che si protrarrà fino al prossimo 19 giugno 2012. (giorno dell'ennesimo giudizio). In costanza di una liquidazione societaria, ma anche di un pacchetto di corse paradossalmente disponibili, il Comune di Livorno molla temporaneamente le briglie della programmazione urbanistica e decide di affidare la gestione delle corse estive a un soggetto terzo. Un Contratto che si aggiudicherà la società Alfea di Pisa dopo l'espletamento di una gara pubblica per il conferimento del ramo d'azienda in affitto temporaneo alla quale si presenterà la sola società pisana. In pratica, il Comune avrebbe affittato a un privato la gestione di un'attività che la società comunale dedicata (in liquidazione perchè da dismettere in quanto non strategica) non sarebbe stata in grado di garantire. Il Contratto avrebbe avuto una durata limitata dal 01.06.2011 al 12.12.2011. Di fronte alla complessità della situazione ci pensa l'Assessore Ritorni a diradare ogni ombra. "Entro la fine dell'anno (2011 n.d.r) ad andare a gara sarà l'intera struttura: subito dopo la Labronica cesserà di esistere. "E' il 14 maggio del 2011; di lì a pochi mesi Ritorni si dimetterà e il Sindaco Cosimi assumerà la delega delle società partecipate. Più avanti ancora, dopo avere revocato le tre deleghe ereditate dal rappresentante dell'Italia dei Valori nel quadro di un complesso rimpasto di Giunta, assumerà anche la delega allo sport assumendo, di riflesso, il controllo assoluto delle operazioni relative alla deriva giudiziaria del Basket Livorno e alla stessa inestricabile matassa della Labronica Corse Cavalli custodita dal liquidatore, buon "amico" del basket.
Ovosodo valley (di lacrime)
06.04.2012 07:49
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Con apprezzabile diligenza la stampa locale ricostruisce l'impegno finanziario complessivo della Regione Toscana a favore del gruppo Rossignolo (che nel corso degli anni ha assunto varie denominazioni). Giusto ricordare anche la "pratica Brovedani", vale a dire lo Stabilimento che avrebbe dovuto ospitare i corsi di formazione e la fase di start up della produzione. Non sappiamo quale formula contrattuale sia stata intrapresa per consentire questa utilizzazione tra la Spil e il gruppo sedicente industriale, ma certo dopo i 50 milioni di euro che erano stati ipotizzati per l'acquisizione inattuata della ex area della Delphy in Via Enriques (circa 20 milioni di euro invece il costo finanziario del parcheggio ex Odeon), il prezzo di un comodato d'uso deve essere sembrato irrisorio ai dirigenti della controllata livornese. Tant'è che la De Tomaso è stata virtualmente sollevata da ogni forma di locazione della struttura. Nel computo delle agevolazioni regionali dovrebbe essere inserito anche il costo storico della cassa integrazione per deroga erogata a beneficio dei lavoratori per far fronte al rinnovo del trattamento salariale integrativo in scadenza, un contributo questo che viene amministrato attraverso uno specifico fondo europeo delegato alla Regione. Un intervento che peraltro, nella sua complessità, ha interessato in corso d'anno qualcosa come 43.000 lavoratori in Toscana. A questi numeri e a questi volti, segno di una crisi pressochè irreversibile dei settori meccanico e siderurgico, vanno aggiunti infine i cosiddetti "contributi per l'innovazione", somme che lo stesso fondo della Regione, amministrato dall'Assessorato competente, dispone a favore delle Aziende che per rimanere sul mercato facciano "innovazione di processo e di prodotto". Per favorire questo obiettivo, e dunque canalizzare le risorse per investimenti, è stato realizzato in questi anni, con cospicui finanziamenti pubblici di origine prevalentemente comunitaria, un non meglio identificato Polo della meccanica (con particolare riferimento al settore automotive e alla meccanica dei trasporti), gestito da una associazione temporanea di scopo (?) di cui è capofila il laboratorio Compolab del Comune di Livorno. Garante di Compolab l'Assessore all'Innovazione del Comune di Livorno Majdi (ex Dirigente della Confindustria), che dunque espleta le proprie funzioni pubbliche (ottimamente retribuite) a supporto di un service esterno di natura privatistica. La Regione nell'estate scorsa ha erogato a questa struttura la bellezza di 500.000 euro, attendendosi un ritorno di investimento di un milione di euro, sul quale è calato però il tradizionale silenzio. Al vertice di questa piramide c'è l'Assessore Regionale Simoncini, amministratore di lungo corso e con un ingente portafoglio di interventi da distribuire, che a proposito di De Tomaso, Wass e Trw ebbe recentemente a dire: "Sostenere il settore dell'automotive è una priorità e l'abbiamo dimostrato concretamente finanziando progetti specifici per un totale di oltre 11 milioni (la stessa cifra conclamata da Cosimi nella conferenza di fine anno); per questo siamo consapevoli che accanto alla difesa dell'occupazione e al consolidamento della presenza sul territorio, dobbiamo premere l'acceleratore sull'innovazione di questo come degli altri settori strategici per l'industria toscana per far tornare competitive le nostre imprese". Quali progetti, Assessore, e con quali soldi? E se sono stati spesi, dove sono andati a finire?
Il chi è di Qiu Kunjan, l'ex salvatore della De Tomaso
05.04.2012 08:36Forse chiarito il problema che ha impedito a Hotyork Investment di acquisire l'80% della De Tomaso. L'uomo di Rossignolo, certo Qiu Kunjan, il leader della cordata che avrebbe dovuto trasferire 500 milioni di euro nelle casse di de Tomaso, era un falsario, comunque un pregiudicato, condannato più volte per frode e falsificazione. Sono gli imprevisti della globalizzazione finanziaria (e della delocalizzazione dei siti produttivi) nel sempre più evanescente campo delle car di lusso. Stupefacente che un uomo esperto come Rossignolo (uno che secondo Il Tirreno di Livorno avrebbe sfidato la Fiat, ma, aggiungiamo noi, utilizzando surretiziamente i brevetti della Rayton Fissore Magnum di Cherasco-Suv per le Forze dell'Ordine - da dove non a caso sono usciti numero tre prototipi tre della fantomatica De Tomaso) si fosse lasciato andare a questa apertura di credito verso un tipo esperto nei crimini finanziari. Il Nostro, infatti, prima di scoprirsi imprenditore dell'automotive, già gravato da pesantissimi precenti penali, operava nel ramo delle false garanzie per ottenere prestiti e finanziamenti. Per farlo, lui e i suoi soci confezionavano aziende guscio, proprio come la Hotyork, generando scatole cinesi a volontà. In questa veste corrompevano funzionari di banca, creavano partite di giro per riempirsi le tasche: l'ultima volta ci ha provato con le navi (di fantasia). Ma il giro è stato scoperto. Per la cronaca il terminal finanziario che avrebbe dovuto speculare sul baratto di imbarcazioni fantasma si chiamava Xin Lang Shipping Investments. Ne è scaturita una condanna a un anno e due mesi di reclusione. Scontata la pena, Qiu Kunjan è ripartito alla carica e, una volta tornato libero, ha deciso di cambiare settore. Con un nuovo passaporto, trasferito in copia Rossignolo, ha progressivamente irretito un sistema di relazioni che gli ha consentito di assumere la gestione di una rete di concessionari e assistenza di auto di lusso. Un bacino eletto per la commercializzazione internazionale della vettura realizzata da Rossignolo e soci. Insomma, dalle barche alle auto di lusso passando per un crossover che avrebbe dovuto sbancare all'expo di Ginevra del 2011. Ma di cui non si è saputo più niente. Nonostante il sostegno dei soliti noti. I cassintegrati della ex Delphy aspettano.
De Tomaso: Esposto alla Procura di Roma del Ministero dello Sviluppo Economico
31.03.2012 09:50In attesa del decreto che sancirà la cassa integrazione "per crisi" per le maestranze ex Tomaso (in parte ex Pininfarina e in parte ex Delphi), il Ministero dello Sviluppo Economico ha presentato un Esposto alla Procura della Repubblica di Roma sulla situazione finanziaria della casa automobilistica torinese. Se insomma nella giornata di giovedi 29 Marzo, prorogando il trattamento di integrazione "per crisi" fino al 31.12.2012, il Ministero del Lavoro aveva voluto accogliere in parte le richieste delle organizzazioni sindacali con il "ni" sofferto di un Azienda che secondo talune fonti sarebbe sull'orlo del fallimento, l'indomani il Ministero di Passera ha pensato bene, per quanto di sua competenza, di segnalare la complessità del caso Rossignolo all'Autorità Giudiziaria ipotizzando il reato di distrazione di fondi pubblici. La De Tomaso, infatti, solo dalla Regione Piemonte avrebbe incamerato nel corso di questi anni un finanziamento di circa 15 milioni di euro tra contributi per l'innovazione e per la formazione senza che il piano industriale prendesse mai realmente avvio. Nel computo delle somme incassate dal team torinese, oltre naturalmente al Tfr maturato dagli operai all'atto dell'assunzione, vanno inseriti anche i cospicui contributi ricevuti dall'altro partner territoriale, la Regione Toscana, che da parte sua fra anticipi di Cig in deroga, contributi per la formazione e addirittura quelli annunciati dal Sindaco di Livorno Cosimi per l'innovazione tecnologica (a meno che non fossero stati oggetto di propaganda politica per non abbassare ulteriormente il downgrading di Rossignolo e quello suo personale), potrebbe avere movimentato a fondo perduto una somma vicina ai cinque milioni di euro. Somme su cui l'Assessore Regionale al Lavoro Simoncini e lo stesso Cosimi in condizioni normali sarebbero chiamati a fare chiarezza. Non a Livorno, dove gli amministratori godono di protezioni giudiziarie e mediatiche. Nonostante questa slavina, Rossignolo continua a palesare ottimismo e a rassicurare sulla capitalizzazione prossima ventura della Banca di Hong Kong. Ma a richiedere l'intervento della Magistratura sarebbero stati anche alcuni lavoratori torinesi. Non a Livorno dove il responsabile della Fiom, uno dei principali responsabili di questa situazione, si è limitato a interpellare rumorosamente e disordinatamente gli organi dell'Inps per accelerare, una volta che il decreto sarà emesso, le procedure di riscossione dell'indennità di cessazione.
Intorno all'art. 18: licenziamenti politici ed economici
27.03.2012 15:51Quando la politica va "in trasferta" i tecnici normalmente tendono a governare con la decretazione d'urgenza ed ogni aspetto legato alla complessità delle questioni sociali (ivi compresa quella connessa alla riforma del mercato del lavoro) tende ad essere levigato con un tratto di penna. Con o senza il concorso delle parti sociali. Indubbiamente, la mancata decretazione sulla segmentazione dell'art.18 (con l'introduzione di una ipotesi essenzialmente risarcitoria nei casi di licenziamento "economico" impugnato dal lavoratore e la contestuale abolizione di ogni ipotesi di reintegra su disposizione del Giudice del Lavoro), ha assestato il primo significativo stop all'azione fin qui travolgente del Governo Monti in materia di finanza pubblica e rifinanziamento del sistema bancario. Ma non solo. E' notizia di ieri che il Presidente della Repubblica, garante di Monti e di Lady Fornero, ha ammesso di fronte ad una platea di innocenti ragazzini i primi, sorprendenti segnali di stanchezza dopo un quasi settennato prevalentemente giocato sul filo di un protagonismo tutt'altro che notarile. Lo stesso Monti, nelle ultime ore, ha dichiarato che non tirerà a campare se la parlamentarizzazione dell'Articolo 18 dovesse tenerlo sulla graticola più di tanto. La Fornero impazza su tutti canali televisivi e afferma che non ammetterà la "polpettizzazione" della sua riforma. Come dire, di fronte al male estremo della mediazione politico sociale subentra l'estremo rimedio della fuga dalle responsabilità politiche. E poco importa che il precariato, da fenomeno prevalentemente economico e generazionale, rischi poi, con il licenziamento economico diffuso, di diventare un problema di natura esistenziale e intergenerazionale. Ed economicamente strutturale. Immaginatevi il lavoratore alle prese con uno stato di crisi aziendale, di cui spesso non si conoscono le cause e le responsabilità manageriali, o con un processo di razionalizzazione della manodopera che anticipi una nuova strategia di mercato. Immaginatevi che tutto questo si produca nella dimensione "alfanumerica" di un'azienda (prevalentemente grande) che leghi le nuove linee di produzione a selettive strategie commerciali di ambito internazionale. Dalla culla del diritto passiamo al rigor mortis delle tutele passando per l'anticamera della paura. Pur nella sobria astrattezza della nuova previsione normativa. Combiniamo l'effetto di queste disposizioni con il differimento dei diritti pensionistici e la riduzione dell'intervento sociale per i soggetti espulsi dai cicli produttivi. Trasferiamo questo "pacchetto" sulla crosta di un territorio come il nostro, dove da tempo si è spenta la luce della cosiddetta "appetibilità imprenditoriale", salvo poi doversi misurare con gli incommentabili azzardi di qualche capitano di ventura alla Rossignolo. Il mix rischia di essere esplosivo. E, a tutti i livelli, non può essere risolto con le semplificazioni normative (che non prendono atto delle situazioni in campo) o con una fuga dalle responsabilità politiche. Che per un tecnico sarebbe la paradossale anticamera del proprio licenziamento.