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Nella terra dei conflitti di interesse (non solo quello berlusconiano) e dei sottrattori di bene pubblico (oltrechè dei simulatori di verità)..., dove lo spreco si confonde con la miseria, dove non sai mai quello che ti capita... ma ormai ci sei abituato... e se capita non ti meravigli più, dove per vincere una battaglia non occorre coraggio ma capacità economica.... abbiamo deciso (vestendo tutto il coraggio possibile) di andare contro corrente e di mettere a nudo realtà spesso soffocate dai giochi di potere in grado di pilotare l'informazione direzionandola un po' qua, un po la, ma mai dove realmente e in maniera trasparente dovrebbe andare.

La nostra esperienza nel mondo civile ci ha permesso di affrontare varie argomentazioni e documentarle con video, immagini e commenti audio.

 

In questo sito potrete rendervi conto personalmente di quanto possa essere facile "non dire" cose sconvenienti e sostituirle con frasi di eccellenza che attirano popolarità e deviano l'attenzione.

 

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Articoli

Il day after di Livorno

20.09.2017 08:24

Alla fine l'attacco è arrivato.

Servito sul piatto freddo delle accuse, prevalentemente a mezzo stampa, che hanno riguardato un impasto di inerzia e inadeguatezza della macchina istituzionale dei soccorsi nelle ore antelucane del 10 settembre, quando fra le 02.00 e le 04.00, e poi fra le 04.00 e le 06.00 le condizioni meteo si sono improvvisamente aggravate generando panico, morte e distruzione nell'area collinare, e, forse incredibilmente, fino nei quartieri gioiello della zona stadio. C'è una Procura che indaga da qualche giorno per omicidio e disastro colposi a carico di ignoti. Ma quanto stupisce, del tragico nubifragio di inizio settembre, oltre al doloroso impatto delle vittime, è la pervasività dei danni materiali, per lo più generati dal comune dettaglio dello straripamento dei "piccoli fiumi", che per lungo tempo hanno rappresentato il parente impresentabile della foto che comunemente si fa alla "bella Livorno". Una foto rassicurante che non ha mai tradito chiaroscuri, nè per lungo tempo ha facilitato interventi di contenimento responsabili rispetto all'inesorabile filiera della cementificazione. E che forse anche per questo non ha mai meritato nè inchieste, nè conferenze stampa, nè particolari approfondimenti perchè, in fondo, da una filiera di questo tipo un po' tutti trovano il proprio livello di compensazione. Stampa compresa. Volendo fare un paragone improprio, è come se qualcuno si fosse divertito a scomporre l'improbabile equilibrio del rischio idraulico, basato sui tombamenti o sugli interramenti parziale dei corsi d'acqua,con un colpo di biliardo ben assestato. Il fattore d'innesco di un disastro che ha scompaginato i birilli del tavolo verde, fino a renderli inequivocabilmente complici di un drammatico finale di partita. Dove l'esito degli insediamenti collinari e delle trasformazioni edilizie cittadine ha sfortunatamente incrociato le circostanze di una tempesta quanto meno imprevedibile quanto a violenza e capacità di pressione sul fragile sistema fluviale di una città che fino a qualche settimana prima scontava le conseguenze della siccità mediterranea e del caldo afoso. Poi l'acqua esplode, e quando lo fa, rimbalza sul cemento senza trovare compensazione alcuna nella rete fognaria. Sul tavolo verde i birilli impazziscono e, quando il codice "diventa" rosso, ma inizialmente "non era" rosso, è veramente troppo tardi per poterli raddrizzare e ricomporre con la sola forza della ragione e la fredda perspicacia degli strumenti di prevenzione. Si apre ora la pagina, amara, degli accertamenti peritali, delle inchieste amministrative, dello scontro politico fra Comune e Regione con le rispettive curve mediatiche. Sul banco d'accusa la Protezione Civile del Comune di Livorno, cui però il Sindaco Nogarin ha confermato fiducia, che non avrebbe recepito nella giusta misura gli allarmi sequenziali del centro Meteo della Regione Toscana. Una stazione, quella regionale, che ha comunque faticato ad inquadrare tempestivamente gli effetti cataclismatici del mutamento climatico di quella notte. Un allarme giunto ad evento verificato, quando però, obiettivamente, la catena di comando della macchina comunale è andata in folle, per motivi da chiarire, e intanto, si consumava altrove la drammatica inerzia della distruzione territoriale e delle morti. Si esca dall'incubo con dignità e trasparenza al di là delle inchieste. Lo chiede, magari sommessamente, la città che ha soccorso senza che nessuno glielo avesse chiesto. E che, a brevissimo, si misurerà con il commissariamento alle opere idrauliche del Presidente della Regione Toscana  Enrico Rossi, l'uomo che con i fondi statali e regionali dell'emergenza ricostruirà il corso originario dei corsi d'acqua incriminati; Rio Ugione, Rio Ardenza, e soprattutto Rio Maggiore, piccolo fiume noto alle cronache più per le opere di compensazione idraulica che lo hanno inutilmente riguardato che per la sua effettiva costituzione naturale. Un altro colpo di biliardo ben assestato.

 

Sergio Nieri, Livorno 19 09 2017

Il canto della libertà

16.02.2017 17:16

Macerie elettorali

30.01.2017 09:46

Un rimedio peggiore del male, probabilmente, quello uscito dalla decisione della Corte Costituzionale sui vizi e le virtù dell'ex legge elettorale per la Camera dei Deputati. In effetti la Consulta ci restituisce qualche indicazione e qualche scoria del recente passato con la decisione sulla parziale "costituzionalità" dell'Italicum. Per obiettività e completezza di informazione va detto che in questo caso l'ex Principe di Rignano non esce (ahinoi) sconfitto come nel caso del referendum del 4 dicembre scorso. E non è un caso che insieme a Grillo e ai "sovranisti" di centro destra chieda a gran voce "elezioni subito" sull'abbrivio della sentenza "autoapplicativa" della Corte da adeguare velocemente al sopravvissuto Senato. Al netto di ogni considerazione preliminare sul parto dell'Italicum (che è stato terribile per l'effetto calamita che i voti di fiducia hanno avuto sul fenomeno invalidante del trasformismo parlamentare), è vero infatti che è stato spazzato via il ballottaggio, ma è rimasto in piedi, di default, l'enorme premio di maggioranza del 40% per lista che, come evidenziano giustamente i Comitati per il No, costituisce il cuore comunque plebiscitario di un sistema elettorale di natura proporzionale. Tutto sommato il ballottaggio fra le due liste più votate al primo turno ed inferiori al 40% (ma senza avere raggiunto una dote preventiva di voti validi) avrebbe "razionalizzato" il successivo riparto maggioritario di seggi alla Camera (il 55% circa dell'Assemblea), con effetti stabilizzanti per quella che i tecnici della prima repubblica definivano la "governatività" del sistema politico parlamentare, e che invece gli oppositori dell'Italicum e dell'abolizione del Senato elettivo avrebbero poi chiamato, non a torto, "democratura". Una condizione che avrebbe determinato, per paradosso, una minore presenza di deputati candidati eletti grazie alla nomina dei vertici politici (tra il 50 e il 60% circa dell'Assemblea), rispetto a quanto potrebbe verificarsi con l'approdo di tutte le forze politiche al di sotto del 40% (si stima il 70% dell'Assemblea) considerato che le forze minori e comunque inferiori almeno al 15% dei consensi esprimerebbero soltanto candidati nominati dai pur piccoli partiti. Ora, con la scossa di assestamento della Corte Costituzionale, che è  conseguita fortunatamente al mancato sisma della riforma costituzionale funzionale alla cancellazione dello "scoglio" del Senato elettivo, la lunga marcia verso il Governo avverrà su base essenzialmente proporzionale (con una soglia di sbarramento molto bassa) e soprattutto  con una scarsa qualità della rappresentanza politica. Allo stato attuale dei sondaggi infatti non è realistico pensare che l'obiettivo del 40% alla Camera possa essere colto direttamente, salvo sorprese, da almeno una delle forze politiche più rappresentative. Ma rimarrà comunque (come in parte sta già avvenendo) un martellante obiettivo da campagna elettorale capace di influenzare l'opinione pubblica e la stessa organizzazione delle liste elettorali. La non bocciatura dei capilista bloccati (in una misura abnorme rispetto al contesto complessivo delle candidature di lista ), combinati con la possibilità di pluricandidature personali nei collegi elettorali, restituisce poi agli aspiranti "quarantisti" un potere di scelta pressochè assoluto sulla futura classe dirigente del Paese riducendo al minimo ogni valutazione legata alla democrazia territoriale (una testa, un collegio, una tassa, un voto). Il "nuovo" Governo (che assuma forma maggioritaria col raggiungimento preventivo  del 40% o coalizionale in seguito a mediazioni successive al voto) ne sarà una diretta conseguenza. Situazione preoccupante per un motivo fondamentale. I partiti nazionali non ci sono più e quelli che ci sono hanno caratteristiche prevalentemente plebiscitarie (Renzi con la rumba delle primarie aperte e senza congresso, Grillo per via rigorosamente telematica, quanto rimane di Berlusconi per via economica e mediatica, i "sovranisti" con il modello lepenista e trumpiano)... Ne consegue che la selezione dei parlamentari (a parte qualche farsesca variazione tipo le "parlamentarie" fisiche o telematiche o i gazebi) sarà condizionata dal principio di fedeltà al capo di turno, piuttosto che da quello della competenza e dei legami territoriali. Circostanza, quest'ultima, che allena al pluralismo e ad una sostanziale emancipazione nelle scelte amministrative rispetto alle decisioni di vertice. Da qui peraltro il più facile inserimento dell'azione penale (quando viene sollecitata) o della stessa Anac (quando viene strumentalmente sollecitata da terzi) sull'attività amministrativa piuttosto che sull'attività politico istituzionale di natura parlamentare o di Governo. Il cuore plebiscitario del sistema elettorale riveduto e corretto dalla Corte Costituzionale, insomma, rimane in piedi e i partiti che intendono alimentarlo al momento per via orale (tipo il Pd e lo stesso Movimento a Cinque Stelle) presto o tardi, se verrà mantenuto questo impianto, inizieranno ad abbaiare al "voto utile" e alla non dispersione dei voti validi per prendersi l'intera posta e drogare in tal modo l'effettivo riparto del voto proporzionale. Ne' Renzi, nè Grillo vogliono fare la fine del Bersani del 2013, ma sia l'uno che l'altro, per evitare questa prospettiva, dovranno battere la strada per loro contronatura delle alleanze preventive e, allo stesso tempo, mantenere il controllo assoluto dei gruppi parlamentari.

Etica e politica: la svoltina di Grillo (ma i problemi sono altri)

05.01.2017 14:43

Non sappiamo se il codice di comportamento etico proposto da Grillo e poi votato in Rete sia una cosa veramente impegnativa per gli amministratori a Cinque stelle  o più semplicemente un laccio per interrompere o ritardare l'emorragia di credibilità che potrebbe derivare al Movimento dal moltiplicarsi delle inchieste politiche a proprio carico. Certo è paradossale che un Movimento nato per spaccare le elites con la dirompenza della questione morale (a nostra memoria ci pare sia l'unico soggetto politico che chieda ai propri candidati il certificato penale, ovviamente intonso), si trovi poi a elaborare un codice di autodisciplina per i propri indagati. Prevedibile da questo punto di vista sarebbe la "tegola" (così si esprime la tenaglia mediatica dei soliti noti con qualche inserimento sorprendente) che dovrebbe rovinare addosso al sindaco di Roma Virginia Raggi, in relazione alla nomina del fratello di Raffaele Marra (ex vice capo di gabinetto e in carcere dal 16 dicembre per una presunta corruzione risalente a quattro anni prima) a capo di un Dipartimento strategico del  del Comune di Roma (il Turismo). L'avviso di garanzia in questo caso, verrebbe emesso dalla Procura di Roma su sollecitazione dell'Anac, che avrebbe attribuito alla Raggi una istruttoria a "quattro mani" del provvedimento di nomina, inficiata come tale da un flagrante conflitto di interessi con la posizione del suo ex vice capo di gabinetto, poi tratto in arresto per la sua "inclinazione naturale a delinquere". Va detto per obiettività e completezza di informazione che le propensioni criminogene di Marra (mai rilevate da alcun organo giudiziario e disciplinare prima del 16 dicembre scorso) non fecero scalpore quando lo stesso alto funzionario si rivolse all'Anac per ottenere a sua volta un parere sulla nomina dell'ex Capo di Gabinetto Raineri, che da parte sua aveva preteso e ottenuto lo stesso inquadramento economico di un magistrato della Corte d'Appello. La Raggi, se le indiscrezioni venissero confermate, potrebbe con il nuovo Codice Etico farsi scudo del fatto che un avviso di garanzia per abuso d'ufficio non comporta alcuna sanzione automatica dal Movimento da cui proviene, e questo è certamente un fatto di civiltà. Sarebbe stato stupefacente il contrario, che cioè la Sindaca dovesse dimettersi per mano della sua organizzazione politica mentre lo Stato cerca di venire faticosamente a capo della sua colpevolezza.  Ma può un soggetto politico riservarsi una valutazione definitiva  sul comportamento di un proprio amministratore, mentre la giustizia sta facendo lentamente il suo corso? Certamente una riga doveva essere tirata, perchè altrimenti sarebbe risultato inspiegabile che sindaci o assessori loro malgrado plurindagati (come il "nostro "Nogarin) fossero ancora lì al loro posto, mentre altri , come incidentalmente è toccato a Paola Muraro (ex assessore all'ambiente del Comune di Roma), venissero caldamente invitati a rassegnare le proprie dimissioni (anche per via mediatica) per una semplice iscrizione sul registro degli indagati cui solo successivamente ha peraltro fatto seguito la notifica di un avviso di garanzia in relazione ad un presunto reato di natura ambientale. Non va dimenticato poi che un amministratore pubblico locale rischia sempre in proprio, non beneficiando di alcuna forma di immunità, mentre il parlamentare indagato (che con questo status può salire anche al Governo) il conto lo trasferisce al proprio elettorato senza incorrere in alcuna forma sospensione/sanzione personale. Non stupisce insomma che un Movimento politico nazionale con una forte proiezione territoriale (dove l'interpello della Magistratura è ormai un fatto ricorrente quando si tratta di risolvere strumentalmente un conflitto politico) assumesse come regola la presunzione di innocenza dell'amministratore almeno fino alla sua eventuale incriminazione e condanna in primo grado con l'aggravante del comportamento doloso. Per un Movimento che ha fatto dell'onestà in politica una regola d'ingaggio è un passaggio importante anche perché, di riflesso, senza trascendere nell'ormai rituale "fiducia nella Magistratura", è come se si riconoscesse che l'azione penale è comunque obbligatoria, da chiunque venga sollecitata o rimessa, e come tale deve fare il suo corso. Però spesso e volentieri questo lasso di tempo (fino all'avviso di chiusura delle indagini) è esageratamente più lungo dello stress test richiesto dalla politica e dai media  ad un amministratore sotto inchiesta mentre è chiamato a rendicontare bilanci pubblici di centinaia di milioni d'euro  o controllare aziende in house che muovono fatturati elevatissimi in territori strategici come quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani (è il caso dell'Aamps di Livorno). Per questo motivo molti politici ed amministratori negli ultimi tempi hanno fatto inutilmente la fila dai Pm titolari dell'inchiesta penale che li riguardava come indagati, perché venissero ascoltati subito ai fini di uno stralcio dell'inchiesta medesima e/o, nella migliore delle ipotesi, di una eventuale, immediata archiviazione. C'è insomma il concreto rischio che l'amministratore indagato, se non ottiene la neutralizzazione o un esito tempestivo dell'inchiesta che lo riguarda, venga politicamente delegittimato, e che questa circostanza possa influenzare in qualche modo il giudizio formale e sostanziale dei propri atti da parti di organi di revisione contabile e/o della stessa Anac, che per il fatto di rispondere a un organo politico come la Presidenza del Consiglio, non presenta a nostro giudizio caratteristiche di sufficiente terzietà per potere sindacare sulla legittimità delle nomine pubbliche o sulla concessione dei pubblici appalti.

Il governo dei territori come antidoto alla tenaglia mediatica dei soliti noti.

29.12.2016 10:49

Non c'è bisogno di essere dei grillologi per capire che con i successi di Roma e Torino (oltreché Livorno di cui siamo osservatori diretti da ormai due anni e mezzo) il Movimento a Cinque Stelle è entrato forse suo malgrado nella fase di piena maturità. Suo malgrado perché la curva temporale di collegamento fra un'alternativa politica potenziale che sviluppava per lo più passioni e la traiettoria rigorosa di una responsabilità di governo si è prodotta, complice anche il controcanto al governo nazionale di Renzi, in tempi rapidissimi. Oltretutto il Movimento, e questo in pochi fra i grillologi in servizio permanente effettivo lo notano, ha prodotto un duplice effetto sui territori. Quello di prevalere come forza antisistema e dunque di vincere, ma anche di cannibalizzare buona parte delle forze che fin lì avevano recitato un ruolo di onesta opposizione a governi locali sempre più impopolari e legati a consorterie che si perpetuavano sovrapponendosi quasi per inerzia al voto democratico. A Livorno Nogarin ha vinto come noto al ballottaggio, scommettendo sulla crisi di rappresentanza territoriale del Partito Democratico. Una rappresentanza che poi con i mille giorni di Renzi, forse paradossalmente, si è definitivamente dispersa allocandosi per lo più intorno a Confindustria, Cna, pezzi di portualità e garanti di quanto rimane del sistema bancario senese ed aretino, le cui crisi sono state come noto poste a carico in parte agli obbligazionisti subordinati e in parte alla fiscalità generale. Forse la più grave sconfitta, anche in termini previsionali, per il duo Renzi Padoan dopo avere posticipato il pareggio di bilancio al 2019 in una transizione di 1000 giorni senza crescita, con la bomba ad orologeria delle clausole di salvaguardia  che quasi sicuramente scoppieranno in mano al governicchio Gentiloni, obbligandolo ad una maxi manovra correttiva dopo la ricapitalizzazione pubblica di una serie di banche che fidelizzavano anzitutto, ma non solo, i territori "del Pd". Verrebbe da dire che Nogarin, magari involontariamente, ha anticipato l'esito del referendum costituzionale del 4 dicembre. Che spaccando una volta di più (almeno a Livorno) l'elettorato reale come una mela, ha proposto, allo stato attuale delle cose, un esito binario. Di qua, la rappresentanza patrimoniale degli interessi consolidati presidiati dal Pd renziano e minacciati dalla crisi fiscale dello Stato e da quella economico-finanziaria del sistema bancario, di là la rappresentanza territoriale dei bisogni compressi dalla crisi economica generale e da un complicato rapporto con la macchina pubblica che fin qui hanno trovato nel Movimento di Grillo un interlocutore dalla forte e onnicomprensiva valenza simbolica. Dopo la sconfitta rumorosa e forse inaspettata del disegno neo centralista di Renzi, che tutto pensava di risolvere con la verticalizzazione dei poteri e la lottizzazione del sistema televisivo e il controllo asfissiante di quello editoriale, oggi pare questo il quadro di riferimento  del confronto politico in atto sui territori dove se non altro l'inesperienza inevitabile di alcuni amministratori non condiziona il funzionamento del sistema democratico come accadeva puntualmente in passato. Ma dove prima o poi anche i 5 Stelle, compressi dalla tenaglia revanchista dei poteri economici ed editoriali da establishment, saranno costretti a misurarsi con solide alleanze sociali e civico tematiche per potere sopravvivere al mulinello delle contestazioni penali amplificate dai media e al braccio di ferro con le burocrazie municipali politicamente orientate. Circostanza, quest'ultima, puntualmente verificatisi sia a Livorno che a Roma, dove direttori generali e capi e vice capi di gabinetto hanno instaurato filiere di potere e di relazioni obiettivamente concorrenti con quello/e determinato/e dal voto diretto dai cittadini. Tutto questo mentre si aggrava, peraltro, il debito patrimoniale di Comuni come Roma e Torino, mentre a Livorno la discontinuità di cui parla Nogarin è soprattutto nell'aggressione anche giudiziaria della massa debitoria di controllate e partecipate che il Pd ha utilizzato come ammortizzatore sociale delle crisi industriali prima e, con la sottovalutazione dell'evasione tariffaria, come regolatore della liquidità aziendale delle utenze commerciali e piccolo-industriali. Ma per rientrare dal debito, che si spalma su tutti i cittadini senza differenza alcuna di classe sociale e di appartenenza politica, occorre recuperare i crediti insoluti senza fare macelleria sociale. Un 'operazione complicata che richiede il massimo della trasparenza e il minimo della compromissione con il passato che si vorrebbe cancellare. In una parola, dopo la rapidissima e legittima conquista del consenso maggioritario e trasversale per governare, per il Movimento a Cinque Stelle, se non vuole invecchiare precocemente, è giunto il momento della responsabilità. E dunque della vera rappresentanza territoriale dei bisogni.

E la giunta che conta

22.06.2016 15:38

 

La scossa

13.06.2016 08:35

VOTI REALI, POLITICA VIRTUALE; LA RISPOSTA DEI CITTADINI ALLA TORSIONE AUTORITARIA.

Non sappiamo se i ballottaggi siano, come forse pensa un Renzi mai così mediaticamente ubiquo, il sale della democrazia. Certo è che, indipendentemente da essi, e dunque dall'elevato tasso di astensionismo che li accompagnerà, la scossa elettorale del primo turno c'è stata. C'è stata non solo e non tanto perchè il partito egemonizzato dal premier (che ne è anche segretario) ha ceduto alcune centinaia di migliaia di voti rispetto alle rilevazioni omogenee più recenti, quanto perchè, soprattutto nelle aree metropolitane, chi è andato a votare ha dimostrato di farlo con la propria testa. Cosa non scontata in un planetario politico dominato dalla grande stampa conformista (cartacea e non) e dalla fuorviante rissa permanente dei social, dove i "dobermann" del Presidente del Consiglio sanno, talvolta con autentiche aggressioni verbali, come interdire la comunicazione e le richieste di verità che emergono dai territori.

CRISI DEI TERRITORI E ABBANDONO DELLE PERIFERIE
Evidentemente, più che l'incessante propaganda governativa su crescita e grandi opere, hanno pesato le condizioni reali delle famiglie e lo stato di abbandono delle periferie, cui l'Uomo al Comando da alcuni mesi promette di trasferire aiuti quantificabili in centinaia di milioni, se non miliardi, di euro. Lo fa con la stessa retorica elargitoria di un Piano Marshall di casa nostra che avrebbe dovuto riguardare il Giubileo decentrato della Misericordia, i campetti di calcio "in ogni paese", le manutenzioni scolastiche, la "cultura", i laboratori di ricerca e infine, ma surrettiziamente, le opere civili connesse alla follia delle Olimpiadi romane del 2024 care ai soliti speculatori coordinati da Montezemolo & Malagò. Un calderone spesso indistinguibile, tirato su come contrappasso dantesco alle spese per "la sicurezza" e alle prerogative governative in materia di gestione dei servizi di intelligence rispetto al rischio incombente del terrorismo continentale.

COMUNI GOVERNATIVI E COMUNI A CINQUE STELLE; LOTTA (MEDIATICA) CONTINUA 
Ma alla fine quei soldi proclamati a reti unificate non arrivano mai. Quando arrivano vengono secretati (si veda il caso De Luca più volte evidenziato da Saviano) e/o diventano appannaggio di qualche potentato che intermedia da par sua la spesa pubblica e la finanza territoriale condizionando il quadro politico del Comune o della Regione di riferimento. Esattamente l'opposto di quanto avviene nei Comuni governati dai 5 Stelle (c'è il rischio che questo accada alla pur brava Virginia Raggi cui auguriamo di farcela), dove le fonti di finanziamento istituzionale vengono isterilite e i sindaci devono "governare" il debito patrimoniale formatosi negli anni nelle casse comunali e soprattutto nel pozzo senza fondo delle società controllate. Dovendosi talvolta rivolgere alla Magistratura civile (come è accaduto a Livorno tra le proteste generali) per "concordarne" lo stato di uscita dall' insolvenza nel quadro di una procedura concorsuale preventiva rispetta all'ipotesi drammatica del fallimento. Salvo poi (come sta accadendo allo stesso sindaco Nogarin) vedersi recapitare una comunicazione giudiziaria (parto complesso di cupole locali strutturate) che potrebbe essere anche il prodromo di una paradossale incriminazione penale e della relativa, definitiva delegittimazione politica. Al resto pensano poi i "dobermann" renziani con le infamie spedite via Tweet e raccolte entusiasticamente dalle testate locali del gruppo l'Espresso Sorgenia. Tutto questo per modificare dall'esterno, con tipica velleità renziana, il quadro politico bene o male voluto dai cittadini.

LE RIFORME FORSE FANNO RISPARMIARE, MA NON DANNO LAVORO
E' dunque stupefacente che nonostante questo scenario quanto meno antagonistico, gli elettori scelgano in buon numero di votare con la propria testa misurando sulla propria condizione personale e sociale gli effetti reali del contratto" riforme contro flessibilità" costruito dal duo Renzi Padoan per entrare col lanciafiamme anche in Europa. Ma mal gliene incolse, fino a questo momento, perchè la messe di miliardi raccolta in Europa per finanziare a debito gli 80 euro e il jobs act, (per non parlare dell'abolizione di Imu e Tasi) non ha evidentemente nè incrementato i consumi, nè fluidificato il mercato del lavoro. Ed anzi ha drammatizzato la condizione di coloro che scivolano nelle situazioni di povertà conclamata, i cosiddetti incapienti, dopo avere subito il pignoramento dei propri averi. Ma l'Uomo al Comando tira diritto non prestando attenzione, nel suo infinito tour mediatico sul referendum confermativo di ottobre, al fatto che, Pd o non Pd, il voto locale è comunque espressione di territori in sofferenza, dove si producono gli effetti nascosti della crisi fiscale dello Stato e quelli perversi di una spending review che ha interessato prevalentemente i budget della sanità regionale e dei Comuni. E dove il voto appare sempre meno controllabile, specie quando i cittadini tornano a votare e lo fanno con la propria testa. Nonostante gli innumerevoli motivi per non farlo. E' da sperare che questo accada anche ai ballottaggi del 19 giugno.

Vai Virginia

13.06.2016 08:33

Libri in tribunale: il caso Livorno

16.05.2016 09:18

IL VALZER MEDIATICO DEGLI AVVISI DI GARANZIA

"Non ho rubato, non ho distratto fondi, non ho commesso peculato "ha affermato il Sindaco Nogarin di fronte al Consiglio Comunale di Livorno "Per questo non mi dimetto", ha concluso il primo cittadino tirandosi dietro le invettive dei suoi accusatori in carne e ossa (per lo più lavoratori Aamps sindacalizzati uniti alla singolare massa critica di Livorno Bene Comune e grillini dissidenti) e mediatici. Lo ha detto però quando il manganello mediatico degli avvisi di garanzia era già stato impugnato dai soliti noti (i cosiddetti dobermann dell'inner circle renziano tra cui un attivissimo Andrea Romano, ex dalemiano ed ex Scelta Civica prima di diventare colonnello renziano) per smascherare la presunta incoerenza dello stesso Nogarin rispetto alla deontologia pentastellata che imporrebbe all'amministratore pubblico di dimettersi al ricevimento di una comunicazione giudiziaria (purchessia) di iscrizione nel registro degli indagati. Lo aveva chiesto, sbagliando, il candidato premier  Di Maio, tanto per scolpire la differenza genetica tra la soggettività Pd e quella a Cinque Stelle rispetto all'incombenza di un'inchiesta giudiziaria.

 

LA RESPONSABLITA' POLITICA DI CHI E' COSTRETTO A "SPORCARSI LE MANI"

Quanto è bastato per fare sollevare al concistoro ipocrita degli editorialisti di Repubblica e Corriere della Sera una presunta questione etica che separerebbe dalla realtà chiunque (e dunque in particolare il M5S) non condivida l'assunto renziano secondo il quale la responsabilità politica dell'amministratore pubblico messo sotto inchiesta  è scritta soltanto nell'ultima sentenza, qualora lo stesso venga rinviato a giudizio e successivamente giudicato colpevole, termini di prescrizione più o meno breve permettendo. In realtà, come spiegò Antonio Ingroia ai tempi del tergiversare di Marino, prima protetto, poi liquidato dal Commissario romano del Pd, esiste una responsabilità di natura politica nei confronti degli elettori e dell'opinione pubblica che viene prima dell'automatismo penale e per certi aspetti è anche indipendente da esso. Per quale motivo insomma dovrebbe dimettersi Nogarin se "non ha rubato, non ha distratto fondi, non ha commesso peculato" e per quale motivo non lo dovrebbe fare il sindaco di Lodi (fatta salva la presunzione d'innocenza, ma reo confesso), attualmente agli arresti domiciliari per avere taroccato le prove di un bando di gara truccato? Per quale motivo dovrebbe dimettersi Pizzarotti, sindaco di Parma, cui un senatore del Pd ha rinfacciato una nomina che rientrava nel suo potere di valutazione discrezionale (sia pure supportato da un bando pubblico esplorativo) e per quale motivo non dovrebbero dimettersi dai rispettivi incarichi i molti amministratori e politici Pd (e non solo) di cui abbiamo letto nelle ultime settimane, anche in relazione a pesantissime contestazioni di reato? Chiaro che la lotta politica porta a condizionare ogni tipo di valutazione non tanto in base al merito dei reati effettivamente contestati dal procuratore di turno, quanto alla interpretazione mediatica che si dà di essi. Ritenendo che sia poi l'opinione pubblica a stabilire se un sindaco magari onesto si debba dimettere non tanto in base alle nomine che fa (e Nogarin sotto questo aspetto ha commesso più di un errore di valutazione, e non solo nella vicenda Aamps), ma in relazione ai fanta-reati che non ha commesso e che gli vengono contestati all'unisono  da procuratori e revisori contabili.

 

IL TEOREMA DELLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA DI AAMPS: SEGNATEVI QUESTE DATE

Tipo quello di concorso in una bancarotta fraudolenta di cui francamente ci sfugge (pronti a essere contraddetti) la configurazione del presupposto soggettivo, cioè quella dell'imprenditore "se dichiarato fallito" (chi sarebbe?), come quella del presupposto oggettivo, cioè quella di un "fallimento" aziendale che salvo il vero non si è fortunatamente ancora verificato. A meno che non si ritenga (ma saremmo di fronte a un teorema difficilmente dimostrabile) che la stabilizzazione dei 33 precari Aamps addetti al servizio di prelievo dei rifiuti (avvenuta il 27 gennaio 2016) sia stata fatta con la ferma determinazione di aggravare il dissesto di un'azienda, per la quale esattamente quasi un mese dopo (25 febbraio 2016) il nuovo Consiglio di Amministrazione avrebbe invece prodotto presso il Tribunale Fallimentare l'istanza di concordato preventivo "in continuità aziendale" in bianco (poi accolta dal Tribunale il 7 Marzo 2016). Come se insomma il nuovo inquadramento dei lavoratori aggiuntivi (chiesto peraltro a gran voce da sindacati e forze politiche di ogni colore) fosse stato costruito dall' "imprenditore-Comune"e socio totalitario di Aamps per impedire qualsiasi accordo con i creditori storici e dunque obbligare il Tribunale a dichiarare il fallimento piuttosto che l'omologazione del concordato con cui il debitore paga i crediti ammessi dei fornitori (sospesi) e delle banche (interessi). Peraltro, solo due giorni prima dell'insediamento del nuovo Cda (avvenuto il 22 gennaio 2016) era stato il Presidente del Collegio dei Revisori Francesco Carpano, durante il suo interim di amministratore reggente, ad affermare in Commissione Comunale Bilancio che l'azienda si trovava in avanzato stato di decomposizione, che l'attesa per un nuovo Cda avrebbe peggiorato le cose e che addirittura il concordato andava affidato in via diretta, senza perdere altro tempo, perchè Aamps era già sulla bara. Che cosa avrà voluto dire il grande accusatore del socio comunale e sostenitore dal primo momento della ennesima ricapitalizzazione pubblica del buco di bilancio in luogo del concordato medesimo? Passaggi non chiari che a nostro giudizio meriterebbero un approfondimento da parte degli stessi organi inquirenti in relazione alla complessità della procedura e dei filoni d'indagine. Ce n'è abbastanza per significare come sia l'assunto di Di Maio (dimissioni automatiche per avviso di garanzia) sia quello di Renzi (ci si dimette se e quando, prescrizione permettendo, si andrà a sentenza di colpevolezza) siano del tutto incongrui con il principio di responsabilità politica che dovrebbe informare di se' ogni comportamento veramente trasparente e lungimirante. Specie in una fase piuttosto torbida come questa, dove il ricorso alla Magistratura (legittimo in se') è però chiaramente strumentale alla definizione di liti politiche o al commissariamento prefettizio di organi politici amministrativi (come i Comuni) direttamente scelti dai cittadini.

Sul conformismo (due grandi che non ci sono più ce lo spiegano)

12.04.2016 17:45

 

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Notizie

Per Franco Volpi, un ricordo

20.09.2017 08:27
Per motivi di lavoro non ho potuto partecipare all'ultimo saluto a Franco Volpi. Amico carissimo e sempre sorprendente che sapeva affrontare la vita con leggerezza, serenità e serietà nello stesso tempo. Uno dei tanti figli delle nidiate del Prof Bruno Gabbi al campo scuola, da sempre palestra per...

Il dibattito sulla Legge elettorale

05.01.2017 14:44
Emanuele Rossi, come professore di diritto costituzionale, sostiene su il Tirreno che è opportuno lavorare fin da subito alla legge elettorale. E conclude con una previsione condivisibile, anche se espressa con eccesso di cautela: “la retorica del Governo eletto la sera delle elezioni possiamo...

A Livorno le cose continuano ad andare male.L'opinione di Vertenza Livorno per il lavoro.

29.12.2016 10:50
A Livorno le cose continuano ad andare male. Il cambiamento non si vede. Il lavoro rimane un miraggio. Meno lavoro, meno reddito, meno consumi, meno commercio. Le cifre del disastro sono note da tempo. La insicurezza delle famiglie aumenta. Scuola, mutui, costi dei servizi, tasse, tutto si...

Roma, non solo Marra

29.12.2016 10:00
http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW1285146

Caso Piombino e governo degli avvisi di garanzia: quella sinergia tra Tirreno e Pm che fa male alla democrazia livornese

13.06.2016 08:36
http://senzasoste.it/locale/caso-piombino-e-governo-degli-avvisi-di-garanzia-quella-sinergia-tra-tirreno-e-pm-che-fa-male-alla-democrazia-livornese

Studio legale: il meraviglioso mondo di Equitalia

12.04.2016 17:50
Pignoramenti: ecco cosa può portarti via Equitalia e cosa no L'elenco di cosa non si può pignorare secondo le nuove disposizioni elaborate e rese note da Equitalia: dalla prima casa alle pensioni   05/04/2016 - Cosa non è possibile pignorare? Quali sono i beni materiali che non possono...

Quantitative easing questo sconosciuto

05.04.2016 09:07
BOLLETTINO FINANZIARIO   S&P: “Il QE? Benefici solo per la Germania” A dirlo non sono critici di parte ma gli esperti di S&P   Il Quantitative Easing – il programma di acquisto di titoli pubblici lanciato lo scorso marzo dall’Eurotower guidata da...

Opinioni su Aamps: Andrea Romano (Azione Civica)

16.02.2016 09:13
Dopo aver passato gli ultimi mesi tra allarmi ed emergenze, i livornesi ormai hanno capito che su Aamps si gioca una battaglia "ideologica" tra il PD, che propone la privatizzazione (Retiambiente) nonostante i pessimi i risultati prodotti altrove, e il M5S che insiste con un concordato sui cui...

Banca Etruria, tutti imBoscati e con un arbitrato governativo

23.12.2015 23:10
Il Direttore del Tirreno ha scritto in modo opportuno contro la politica del turarsi il naso adottata da governo e PD nella vicenda dei quattro istituti del decreto detto salvabanche.  Sono emerse disfunzioni nei meccanismi di verifica del sistema, che neppure attraverso il Commissariamento da...

Roberto Saviano: la Boschi si dimetta (in relazione al decreto "salva Banca Popolare Etruria")

14.12.2015 09:00
Molti si sono preoccupati di dare ampia pubblicità agli impegni del Ministro Boschi nella giornata in cui il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto che ha salvato dal fallimento anche la Banca della quale il padre è vicepresidente. Molti hanno sentito la necessità di dare ampio spazio...
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